Droni in agricoltura: lotta biologica alla piralide del mais

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La piralide del mais rappresenta una vera e propria piaga per gli agricoltori, soprattutto quelli del centro e del nord Italia. Il problema non sono solo le larve, che attaccano le colture, ma soprattutto i funghi, che si moltiplicano nelle spighe intaccate dall’insetto e che producono micotossine. Nei casi più gravi, un fenomeno del genere può portare al sequestro del raccolto, in quanto queste tossine, dette aflatossine, sono cancerogene e possono intossicare l’uomo attraverso il latte di vacche alimentate con mangimi infetti. Sono diversi gli agrofarmaci con cui è possibile combattere la piralide, ma recentemente l’introduzione dei droni in agricoltura ha offerto – come spesso accade pure in molti altri settori – dei sistemi più efficienti per affrontare la questione.

Il sistema “TrichoFly”, ad esempio, consiste in un trattamento effettuato con larve di tricogramma, un altro tipo di parassita che però si nutre delle uova della piralide ee è perciò in grado di liberare i campi da queste pericolose infestazioni. Questi parassiti “buoni”, contenuti in speciali capsule biodegradabili, vengono distribuiti in modo mirato sulle porzioni di terreno interessate grazie a droni che utilizzano software di mappatura e controllo. Si tratta insomma di un metodo di lotta biologica che permette di non contaminare le colture e di conseguenza il terreno con l’uso di sostanze chimiche.

Questo sistema, frutto della partnership (lato agrario) di De Sangosse e il Consorzio Agrario Terrepadane, in collaborazione con BizEnterprise e Usd Veneto Drone (per la parte tecnologica), sta prendendo piede nella provincia di Pavia, e visti i risultati raggiunti c’è da scommettere che sistemi simili verranno presto adottati in tutte le principali colture di mais d’Italia.

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