Le regole per i droni delle forze dell’ordine

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Di Francesco Paolo Ballirano, legale esperto di diritto aeronautico e membro del Comitato Scientifico di DronEzine

Con un decreto del maggio scorso, il Ministero dell’Interno ha scritto le regole per l’uso dei droni da parte delle Forze dell’Ordine. Un regolamento che ha molti punti di contatto con il regolamento ENAC per i SAPR civili, ma che lascia a poliziotti, carabinieri, finanzieri eccetera eccetera molta più libertà di manovra: possono decollare e atterrare in qualunque posto giudicato sicuro dagli stessi operatori, possono operare anche vicino agli aeroporti e nelle ATZ, sia pure comunicando con le torri di controllo, e i piloti avranno un brevetto militare.

Il 13 maggio 2016 è entrato in vigore il decreto del Ministero dell’Interno relativo all’utilizzo da parte delle Forze di polizia degli aeromobili a pilotaggio remoto. Il provvedimento si inserisce nell’ambito della più ampia riforma prevista dal decreto-legge del 18 febbraio 2015, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 aprile 2015, n. 43. In particolare, l’art. 5, comma 3-sexies, prevedeva che con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro della difesa e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentito l’Ente nazionale per l’aviazione civile, sarebbero state disciplinate le modalità di utilizzo, da parte delle Forze di polizia, degli aeromobili a pilotaggio remoto, ai fini del controllo del territorio per finalità di pubblica sicurezza, con particolare riferimento al contrasto del terrorismo e alla prevenzione dei reati di criminalità organizzata e ambientale.

Il Decreto si compone di 17 articoli, alcuni dei quali sono decisamente interessanti soprattutto se confrontati con la regolamentazione ENAC relativa ai droni per uso civile.

Ferme restando le diverse applicabilità e l’organo competente a disporne l’uso in relazione alle specifiche finalità, il Decreto ministeriale spesso rimanda, ove possibile, al Regolamento ENAC (in particolare l’art. 5, comma 2 e l’art. 7, relativo alla eventualità di riconoscimento secondo le disposizioni previste dal Regolamento), ma anche alla normativa dettata in ambito militare, soprattutto ove viene consentita l’iscrizione degli APR nel registro degli aeromobili militari.

Requisiti per i piloti

Quanto al pilotaggio, invece, l’art. 8 detta una disciplina completamente differente rispetto a quella delineata dal Regolamento. Infatti, viene stabilito che Il pilotaggio degli APR di peso inferiore a 25 chilogrammi, o a 20 chilogrammi se iscritti nel registro degli aeromobili militari, è affidato a personale munito di licenza/brevetto militare di pilotaggio o qualifica equiparabile a quella prevista per il personale militare dalle disposizioni previste dal Codice dell’ordinamento militare, mentre il secondo comma del medesimo articolo dispone che il pilotaggio degli APR di peso uguale o superiore a 25 chilogrammi, o a 20 chilogrammi se iscritti nel registro degli aeromobili militari, è affidato a personale in possesso di un titolo aeronautico di pilota equipollente a quello che in ambito militare consente la conduzione di APR di analoga classe.

Procedure operative

L’aspetto decisamente interessante è quello relativo alle modalità operative, che lasciano una maggiore libertà di intervento alle forze di polizia rispetto all’utilizzo dei SAPR civili. La sezione II del Decreto, infatti, specifica che Gli APR di peso inferiore a 25 chilogrammi, o a 20 chilogrammi se iscritti nel registro degli aeromobili militari, ove impiegati per esigenze di pronto intervento, possono decollare da qualunque area o superficie ritenuta idonea ai fini della sicurezza (Art. 9).

Per gli APR con peso massimo al decollo superiore ai 25 chilogrammi, o a 20 chilogrammi, le operazioni di volo sono condotte in condizioni di costante contatto visivo senza l’ausilio di dispositivi ottici, in un volume di spazio di 150 metri di altezza e 500 metri di raggio dalla persona cui è affidata la conduzione dell’aeromobile. È tuttavia prevista una deroga nel casi cui in determinate condizioni l’ambiente non consenta di soddisfare tali limiti. In tal caso le operazioni saranno garantite con soluzioni procedurali individuate dalle Forze di polizia che dovranno prevedere, alternativamente o congiuntamente, l’uso di osservatori equipaggiati con dispositivi atti a consentire comunicazioni tra gli stessi e chi conduce l’APR o l’impiego di più operatori con stazioni di controllo a terra in grado di porre in essere un passaggio di condotta dell’APR da una stazione remota ad una differente stazione remota (Art. 10).

Diversa è inoltre la disciplina delle operazioni in spazi aerei controllati o nelle ATZ, in special modo nelle operazioni di volo non pianificabili e di pronto intervento, cui si applicano le misure previste per gli aeromobili in servizio di pronto intervento di polizia. Per quanto riguarda le operazioni all’interno della zona di traffico aeroportuale (ATZ) di un aeroporto e nelle aree sottostanti le traiettorie di decollo ed atterraggio, le stesse sono coordinate con l’Ente di controllo del traffico aereo responsabile, mentre invece, per gli aeroporti non dotati di zona di traffico aeroportuale, le operazioni di volo condotte ad una distanza inferiore a 5 Km  dall’aeroporto saranno coordinate con il gestore dell’aeroporto.

Alcune considerazioni

Queste sono le principali novità portate dal Decreto ministeriale, che certamente necessiteranno di ulteriori specifiche istruzioni tecniche. Quello che interessa, tuttavia, è che nonostante la disciplina prevista dal Decreto sia molto generica, l’utilizzo degli APR in tale ambito indica la volontà dell’amministrazione statale di puntare forte sul loro utilizzo, che per ragioni di efficienza, economicità ed efficacia, rappresenta un’ottima soluzione alle note problematiche di controllo del territorio e di intervento in caso di situazioni di emergenza. L’aspetto ulteriormente interessante è che l’utilizzo dei SAPR da parte delle Forze dell’ordine richiederà la presenza di personale altamente qualificato ed in grado di poter pilotare al meglio tali dispositivi, che, a quanto pare, ed allo stesso tempo, sarà anche una valida occasione per i costruttori di creare soluzioni tecniche ad hoc per le esigenze delle Forze di polizia.

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