I droni danno spettacolo nel cuore di Parigi. Invece in Italia rimangono semiclandestini

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Parigi ci dà una sonora lezione di come i droni da gara possono diventare una festa per tutti, un momento di spettacolo, di business e di sport che coinvolge centinaia di migliaia di persone. “Che emozione questi droni, mi sembra di essere in un film di Guerre Stellari!” racconta al quotidiano Libération Anna, una ragazza di 19 anni, con gli occhi che ancora le brillano per l’adrenalina.

Droni che si sono sfidati sul filo dei cento chilometri all’ora davanti a 100 mila spettatori, senza il minimo problema, anche perché naturalmente gli spettatori erano ben protetti e i droni volavano nelle reti, come è giusto che sia. Una gara organizzata nel quadro della manifestazione “Paris Drone Festival” nel cuore della capitale francese, sugli Champs-Elysées, diventati per l’occasione una festa cittadina piena di persone entusiaste sia della gara sia di essere finalmente riappropriati, come pedoni, della principale arteria della capitale, per una volta sgombra dalle auto e zeppa di macchine volanti.



In Italia? Festa impossibile

Una festa che in Italia sarebbe impossibile da fare, i droni da gara da noi sono praticamente illegali, prigionieri di regolamenti strampalati, farraginosi e inapplicabili, in un un rimpallo di responsabilità che vede protagonisti due carrozzoni pubblici, l’Aeroclub d’Italia ed Enac, l’authority dell’aviazione civile, che come dice il nome  dovrebbero occuparsi da aeroplani eppure hanno voce in capitolo su aeromodelli che pesano poco più di mezzo chilo e pretendono di regolamentare come se fossero dei Jumbo Jet, con il risultato di tenere a terra gli appassionati e impedire ai nostri piloti, che pure sono atleti molto quotati all’estero e hanno  ben figurato anche ai mondiali del Dubai,di battersi ad armi pari con i colleghi del resto del mondo, imponendo loro tra l’altro di dotarsi di attestati sconosciuti agli atleti stranieri, come l’Attestato di Aeromodellista,  un retaggio del Ventennio fascista, che negli anni ’30 dava il diritto di fare la leva nell’aviazione tanto cara a Mussolini ma che oggi nemmeno si capisce cone fare a prenderlo, visto che chi dovrebbe rilasciarlo, l’AeCI, non solo organizza corsi con il contagocce ma pure è fermo agli aeromodelli di balsa degli anni ’50 e ha finora ignorato completamente la stessa esistenza dei droni.

Una situazione kafkiana che umilia i nostri atleti, che gli impedisce di allenarsi alla luce del sole e ben figurare nelle competizioni internazionali. Brava Parigi.
E tu Roma svegliati una buona volta, che il mondo va avanti e non ti aspetta.

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