Firmware per droni: ArduPilot lascia DroneCode

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Guai in casa DroneCode, un gruppo di programmatori che sviluppano il codice del noto software Open Source per APM e PixHawk, se ne vuole andare per divergenze dirigenziali.

Andrew “Tridge” Tridgell, decide di lasciare il gruppo, per mancanza di obiettivi comuni condivisi, provocando quindi quelle che in gergo informatico viene definito come un fork.
Una diramazione, una biforcazione, un termine tristemente noto nell’ambiente dominato di bit e byte che il più delle volte significa la morte di un progetto principale accompagnata da una non sempre nuova nascita di un progetto simile. Il fork è un po’ una piaga del sistema Open Source, a sorgente aperto, una idea geniale che da sempre accompagna il mondo del software libero di Linux ideato da Linus Torwald. la dimostrazione è lampante, basti pensare a quante distribuzioni del sistema operativo Open Source sono disponibili ad oggi e quante ne sono passate nel corso degli anni.

Andrew Tridgell, uno dei fondatori del progetto ArduPilot, già creatore del codice del Samba server, sostiene che all’interno di DroneCode sia avvenuto una specie di colpo di stato. Che i membri Platinum siano stato rimossi, lasciando solo alcun elementi fondamentali al servizio delle grosse aziende compartecipanti.
Tra i membri Platinum sostenitori del progetto DroneCode, figurano aziende quali 3DRRobotics, Intel e Qualcomm, seguite dal membro Gold Yuneec Aviation e con un nutrito numero di aziende quali Parrot , Sensera, o l’italiana Virtual Robotix, solo per nominarne alcune,e presenti tra l’elenco dei membri sostenitori.

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Andrew Tridgell

Tali membri, sostiene Tridgell, “Hanno approvato una risoluzione che richiede che tutti i progetti consegnare il controllo di tutti i marchi, gli account e domini a il loro controllo.” e continua con “la struttura e statuto di Dronecode sono costruite intorno potenza eccezionale per i membri Platinum, dando loro il controllo straordinario sul futuro del Dronecode. Si tratta di un difetto fondamentale in un progetto destinato a promuovere il libero e il software open-source in quanto significa che gli interessi commerciali di un piccolo numero di membri possono ignorare gli interessi del resto dei membri e della comunità.”

In poche parole, il controllo di pochi, decide sulla sorte di tanti e questo non viene ben digerito da Andrew che portandosi dietro il maggior numero di programmatori possibile (parrebbe proprio quasi tutti), si trasferisce sul nuovo sito www.ardupilot.org

Non la pensa allo stesso modo Chris Anderson, ex direttore di Wired e co-fondatore di DroneCode che in una nota dichara: “La richiesta principale che abbiamo sentito dai membri (attuali e futuri) è il desiderio di Dronecode di avere una ‘distro’, una base di codice full-stack con una cadenza regolare rilascio e tabella di marcia, in modo che i membri possono allineare i propri prodotti in tutto esso. uno delle principali confusioni circa Dronecode fino ad oggi è che è stato un alleanza relativamente libera di progetti correlati, ma non è una ‘cosa'”.   – e rincara con – “Come posso scaricare e utilizzare Dronecode?’ E’ una domanda comune, e uno che non abbiamo avuto una buona risposta per a causa del ‘paniere di progetti composizione dell’organizzazione.
Pertanto, la direzione è quella di effettuare una ristrutturazione di Dronecode per creare proprio questo: una vera e propria distribuzione di classe mondiale, costruito per l’uso commerciale, con una cadenza regolare rilascio e tabella di marcia “.

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Chris Anderson

In sostanza Anderson vuol far intraprendere una strada più commerciale o per lo meno, più pragmatica e concreta, garantendo un rilascio programmato delle nuove versioni del codice delle centraline autopilota che implementeranno i sorgenti di DroneCode. Al contrario di Tridgell che sostiene che il codice libero debba essere libero anche da scadenze.

Cosa succederà quindi alle flight control per i droni, quelle che in passato erano le APM, poi diventate PixHawk e le recenti PX4 con installato le versioni del firmware prodotto dal progetto DroneCode?
Solo i posteri potranno saperlo e che vinca il codice migliore!
 


Gli (s)vantaggi dei fork dei progetti

La stessa cosa succede nel campo informatico relativo ai droni civili, professionali o ricreativi. Sono davvero svariate di decine i progetti, anche gratuiti che sono partiti in una direzione, si sono sviluppati, hanno avuto anche un congruo seguito e  si sono arenati, si sono divisi o biforcati, finendo inevitabilmente per essere superati dalla concorrenza o nel dimenticatoio.

Dronecode è un progetto collaborativo  che raggruppa tutti i presenti e futuri progetti Open Source nell’ambito di una struttura senza scopo di lucro disciplinata dalla Linux Foundation. Il risultato dovrebbe essere quello di una piattaforma open source comune condivisa per i velivoli Unammed (UAV).

Che ne pensano gli sviluppatori e i tester italiani?

Roberto Navoni

Roberto Navoni

Chiediamo lumi a Roberto Navoni di Laser navigation alias Virtual Robotix, da sempre colonna portante dello sviluppo del codice ArduPilot. Navoni innanzi tutto ci corregge, non si tratta di un fork, una biforcazione, nella quale due o più fazioni prendono direzioni opposte, ma di una vera e propria migrazione di massa. “Tutti i programmatori di ArduPilot, hanno seguito Tridgell nel nuovo progetto” Il che tradotto in parole povere significa che gli sviluppatori che vorranno continuare a sviluppare il codice di ArduPilot dovranno prima di tutto comprenderlo. Ma non sembra questa la direzione che vuole essere presa dalle “mani forti” del gruppo di DroneCode. Ci sono diverse spinte da parte dei grossi player inseriti nella cordata per chiudere il codice o inserire blocchi di licenza. Vogliono evidentemente proteggere gli investimenti per il loro hardware.

“Il gruppo di developer che hanno seguito Andrew Tridgell, hanno prontamente attivato il nuovo sito con la possibilità di diventare partner e sostenere quindi economicamente il progetto Ardupilot che non solo continuerà a vivere, ma godrà di notevoli benefici” – conclude Roberto Navoni.

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Marco Robustini

Sentiamo il parere di Marco Robustini lead tester dei prodotti di ArduPilot: ArduCopter per i multirotori e ArduPlane per gli ala fissa;  sin dalle primissime releases. Attualmente Marco oltre a essere il capo spirituale e amministratore di uno dei gruppi più numerosi e seguiti su Facebook denominato European Drone Expert che a dispetto del nome è quasi interamente in lingua italiana, è anche titolare di Marcopter una dinamica azienda che sviluppa applicazioni e in particolare servizi nel mondo dei droni professionali.

La freddezza che accompagna la grande esperienza di Marco vacilla quando gli chiediamo di parlare della intricata vicenda ArduPilot vs DroneCode. A denti stretti si lascia scappare che in fin dei conti durante la scissione, passo necessario e caldamente auspicato da Tridgell, tutti i programmatori del codice sorgente originale di ArduPilot sono passati su ArduPilot.org il clone di DroneCode, ma senza troppi sponsor commerciali.

In sostanza anche sul nuovo sito Ardupilot.org è presente una pagina con gli sponsor, ma il contributo è dovuto solo se ci sono interessi di sfruttamento commerciale da parte delle aziende, altrimenti l’uso del software open source di ArduPilot rimarrà ancora fruibile gratuitamente per tutti,
Lunga vita a ArduPilot quindi, ma attenzione alle piattaforme alternative”   – sottolinea Robustini – “Il software PX4 in licenza BSD, ha tantissime porzioni di codice provenienti da ArduPilot e quindi, vista la scissione forzosa, forse dovrebbero riscriverle da zero o in qualche modo andrebbero a blindare un qualcosa che in origine è nato per esser condiviso pubblicamente, senza vincoli commerciali”

Questione di licenze

“E’ anche una questione di licenze” confermano quasi all’unisono Navoni e Robustini, per la versione del software PX4, il team di Dronecode ha scelto la licenza BSD, mentre il team uscente di ArduPilot ha scelto la GPLv3. Ai profani potrebbero sembrare entrambe licenze per i software Open Source in realtà le differenze agli occhi più esperti dei programmatori ci sono eccome.

Un piattaforma appetibile?

Anche se si tratta di open source, da non confondere con software gratuito, si parla di un grande numero di utilizzatori, la stima è stata ottenuta in base al numero di installazioni di Mission Planner, uno dei principali programmi di controllo degli UAV che hanno ArduPilot installato.
I numeri come si diceva sono davvero tanti, dai 500.000 a quasi 1.000.000, si vocifera persino che ci siano a 2.000.000 di utenti. Se le aziende che producono hardware che possono supportare questo firmware quasi a costo zero o molto basso, si capisce immediatamente come tale software, possa diventare un piatto molto, molto appetitoso.

ArduPilot sopravviverà

Evidentemente questa fork, questa divisione o transumanza di massa, non porterà la fine del glorioso progetto open source che funge da autopilota per centinaia di migliaia di droni multirotori e ad ala fissa che solcano i cieli di tutto il mondo, siano essi utilizzati per applicazioni hobbystiche o commerciali. Ad esempio la nuova flight control Pixhawk 2 verrà comandata solo dal software di Ardupilot e non da quello di Dronecode,

Il sito che rappresenta gli indipendenti di Ardupilot è online da circa una settimana, ma i partner, ovvero i soci sostenitori sono già una quindicina. Tra questi nomi figurano ovviamente Laser Navigation (Virtual Robotix) e Marcopter. Nel frattempo sono stati raccolti fondi per quaSI 20.000 dollari, Che non sono molti se confrontati con i partner Platinum, Gold e Silver di Dronecode, ma sono pur sempre un ottimo inizio.
Quindi, il re è morto, viva il re!

 

 

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