Nei giorni scorsi è arrivata la firma di Airbus (in rappresentanza dei tre subappaltatori principali: Airbus Defence and Space in Spagna, Dassault Aviation in Francia e Leonardo in Italia) e di Occar (Organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti, che invece ha firmato a nome delle quattro nazioni coinvolte nel lancio del programma, vale a dire Germania, Francia, Italia e Spagna) sul contratto globale Eurodrone. Anche l’Europa avrà dunque il suo drone militare, senza dover comprare quelli di produzione americana o israeliana.
Il contratto, include lo sviluppo e la produzione di 20 sistemi e 5 anni di supporto iniziale in servizio, per un valore complessivo di 7,1 miliardi di euro rispetto ai quali ogni nazione contribuirà in base ai propri acquisti. In particolare – come riporta il giornale francese “La Tribune” – sono previsti 7 sistemi per la Germania, 5 per l’Italia (+ 2 opzionali), 4 per la Francia (+ 2 opzionali) e 4 per la Spagna (+ 2 opzionali), evidenzia La Tribune.).
Ogni sistema è composto da 3 droni e 2 stazioni di controllo a terra, di conseguenza i 5 sistemi che acquisterà l’Italia consisteranno in un totale di 15 droni e 10 stazioni di controllo a terra, un impegno che equivale al 23% della quota totale europea e una spesa che – come riporta il Sole24Ore – sarà per il nostro Paese di poco inferiore ai 2 miliardi.
Cos’è Eurodrone
L’Eurodrone, o MALE (Medium Altitude Long Endurance) RPAS (Remotely Piloted Aircraft System), “è un sistema aereo a pilotaggio remoto, a media altitudine e lunga durata, con capacità versatili e adattabili che lo rendono la piattaforma perfetta per missioni di intelligence, sorveglianza, acquisizione obiettivi e ricognizione o per operazioni che coinvolgono la sicurezza nazionale. L’architettura aperta, che fa parte della sua progettazione a prova di futuro, permetterà l’incremento e l’adattamento delle capacità dei sistemi in base alle esigenze future delle forze armate coinvolte”.
Con una nota sul sito ufficiale, Leonardo spiega che “Eurodrone nasce da una precisa volontà della UE, la cui presenza nel progetto è molto sentita. Per Bruxelles si tratta di un ulteriore, importante, tassello verso la costruzione della Difesa comune, un tema di stretta attualità che nel 2017 aveva già portato alla costituzione del FED, il Fondo Europeo per il comparto. Il programma si configura quindi come un’opportunità per utilizzare le risorse finanziarie messe a disposizione dall’UE per progetti congiunti e accelerare la crescita dell’Europa in un settore strategico come quello dei sistemi a pilotaggio remoto.”
Un’opportunità che porterà numerosi benefici, visto che è “destinato a generare 7.000 posti di lavoro altamente qualificati all’interno dell’UE, garantendo lo sviluppo e il mantenimento del know-how tecnologico nel continente. Eurodrone, sarà infatti basato su quasi il 100% di tecnologie europee e offrirà ai produttori una vasta gamma di opportunità nelle attività di sviluppo, produzione e gestione operativa. In tale contesto, Leonardo svolgerà un ruolo chiave grazie al proprio workshare industriale sulla componente dell’aerostruttura come su quella dell’elettronica di bordo.”

Le tempistiche
Il nuovo e definitivo impulso all’ambizioso obiettivo dell’Eurodrone non basta purtroppo a recuperare i ritardi che il programma sconta per via della difficoltà d’intesa tra i diversi attori europei coinvolti, con l’entrata in servizio che secondo il Sole24Ore è stata rimandata di qualche anno rispetto all’iniziale e ottimistica previsione del 2025. C’è chi parla di un più verosimile inizio di attività nel 2028, ma al momento l’unica certezza è che sentiremo ancora parlare di questo programma e avremo modo di seguirne l’evoluzione.




