Elezioni Usa e droni, quali scenari possibili con Trump o la Clinton?

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A soli sette giorni dalle elezioni per il prossimo presidente Usa, i due avversari Hillary Clinton e Donald Trump sono all’ultimo giro di boa, e gli analisti sanno che, a discapito delle proiezioni, il risultato non può considerarsi scontato. Ogni piccola frase, ogni minima accusa, ogni proposta potrebbe essere quella determinante nel far pendere l’ago della bilancia in favore dell’una o dell’altro.

Anche i droni sono argomento di voto, e, sebbene sia difficile che possano rivelarsi un campo di battaglia determinante, non c’è dubbio che anche in quest’ambito i candidati abbiano mostrato approcci e opinioni diverse. Così, guardando un po’ alle informazioni contenute sul programma presentato durante la campagna elettorale e un po’ alle dichiarazioni passate della Clinton e Trump, abbiamo ricostruito gli scenari futuri che potrebbero attendere gli americani per quanto riguarda UAV e droni, soprattutto militari.

Elezioni Usa: Hillary Clinton sui droni

hillary-clinton-droniI quattro anni di mandato della Clinton come Segretario di Stato americano hanno accompagnato l’ascesa dei droni come armi popolari nella lotta ad al-Qaeda. In questo periodo l’esercito americano li ha utilizzati in oltre 350 operazioni tra Pakistan e Yemen, e ciò ha inevitabilmente plasmato la prospettiva di Hillary, come pure quella di molti suoi attuali consulenti sulla sicurezza nazionale che in quegli anni hanno ricoperto ruoli pubblici collegati ai droni e all’anti-terrorismo.

In qualità di Segretario di Stato, comunque, la Clinton ha più volte dichiarato che gli attacchi coi droni sono strumenti efficaci per eliminare i terroristi sospetti, ma ha anche ribadito il bisogno di regole per inquadrare l’uso di queste armi al di fuori delle zone di guerra dichiarate. Mentre le idee della Clinton sembrano essere molto simili a quelle del prossimo ex Presidente Obama, nel suo entourage si levano opinioni abbastanza discordanti tra loro, come ad esempio quella di Michael Morell, vice direttore della CIA, schierato completamente a favore degli attacchi dei droni, e Richard Fontaine, ex consulente di McCain, che invece si è espresso contro alcuni aspetti dell’attuale programma droni, come ad esempio i “signature strikes” (ossia la possibilità di uccidere un presunto terrorista sulla base non di prove, ma di comportamenti sufficientemente simili a quelli di un terrorista).

 

Elezioni Usa: Donald Trump sui droni

trump-droniPiù difficile delineare i contorni della posizione di Trump rispetto ai droni, dal momento che, in passato, sia il candidato repubblicano che la sua cerchia di consulenti hanno fatto meno riferimenti diretti ai droni militari, eccezion fatta per il Generale Michael Flynn, elemento di spicco del suo entourage, che nelle ultime due decadi ha ricoperto un ruolo diretto nelle operazioni militari coi droni. In generale, nella sua vasta campagna elettorale contro l’ISIS, Trump ha dimostrato di essere contrario alle operazioni di eliminazione chirurgica per target delle attuali strategie militari, preferendo interventi su più larga scala, pensiero condiviso anche da alcuni dei suoi consulenti (Rudy Giuliani, Michael Woolsey e appunto il Generale Flynn). Trump vorrebbe certamente aumentare la spesa militare, il che comporterebbe di riflesso anche l’aumento di droni utilizzati, ma il miliardario punta soprattutto ad incrementare il numero di jet e navi da combattimento, oltre che ovviamente di personale.

Poco o nulla può invece essere ipotizzato per quanto riguarda i droni civili, anche se ovviamente il risultato elettorale del voto del prossimo 8 novembre, determinando chi tra la Clinton e Trump prenderà in mano le redini del Paese, influenzerà anche i futuri sviluppi del regolamento della FAA.

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