Hacker usano drone per controllare le lampade smart di una casa

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Il futuro delle nostre case prevede che sempre più oggetti elettronici, dalla caldaia al frigo, passando per il forno e persino l’illuminazione domestica, siano connessi in rete con il modem/router. Eppure, tutta la tecnologia delle case smart di domani rischia di renderci ancora meno sicuri di prima, per via degli attacchi informatici di hacker che con un colpo solo potrebbero prendere il controllo di tutto quello che è alimentato ad energia elettrica.

Paranoie? Esagerazioni? Forse. Il filmato che state per vedere, però, potrebbe farvi aprire gli occhi sulla questione. Già, perché in questo caso un gruppo di hacker (un team di esperti del Weizmann Institute of Science in Rehovot) si è connesso a scopo dimostrativo ad una lampada intelligente Philips Hue, situata all’interno di un appartamento, e da lì a contagiare le altre, facendole poi accendere e spegnere come fosse il festival dei sistemi di sicurezza bucati. La cosa più interessante, però, è come ci sono riusciti, perché nessuno di loro si è avvicinato all’edificio di persona, portando con sé un potente portatile per “bucare” i protocolli di sicurezza dei firmware delle lampade. Per farlo hanno invece utilizzato un drone, comodamente pilotato dal loro furgone, parcheggiato a distanza di sicurezza.

Tra i dettagli della relazione che è stata consegnata alla Philips viene specificato che l’illuminazione della casa è stata hackerata da 70 metri di distanza, mentre quella dell’edificio da circa 350 metri. Dopo essersi avvicinati col drone, gli hacker hanno inviato alle lampade un update firmware OTA (Over The Air) contenente un virus che ha infettato una lampada, dalla quale poi si è diffuso a quelle vicine sfruttando una vulnerabilità del protocollo ZigBee. Una volta ottenuto il controllo delle lampadine smart, gli hacker le hanno fatte lampeggiare. L’attrezzatura? Roba facilmente reperibile, per un totale di qualche centinaio di dollari.

Video: Drone usato per hackerare lampade intelligenti Philips

E per fortuna che in questo caso si è trattato di una dimostrazione e che gli hacker erano “white-hat”, in pratica dei semplici ricercatori, da non confondere con quelli che usano le loro abilità per scopi criminali, perché altrimenti i risultati avrebbero potuto essere molto più fastidiosi, di semplici lampadine che si accendono e si spengono.

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