“Come ho mappato con il drone mille chilometri di autostrade in Messico”: Sergio Lugo Serrato racconta

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1-qpasynv4tbpkvuz8vmxigqPer portare a termine progetti immensi con piccoli droni bisogna essere un po’ geni, un po’ pazzi e soprattutto tenaci. Come Sergio Lugo Serrato, direttore generale di Skylab Industries (nella foto):  un ingegnere civile messicano che quando ha un’idea in testa non la molla. Anche quando tutti intorno gli danno del pazzo.

schermata-2016-12-08-alle-23-33-22“Perché l’hanno chiesto a me? Perché nessun altro avrebbe potuto farlo. O meglio, nessun altro avrebbe mai voluto tentare di farlo”. Sergio Lugo Serrato ne è ben conscio: nessuno avrebbe mai scommesso un pesos sul fatto che il suo vecchio Phantom potesse fare una cosa del genere, mappare in 3d i mille chilometri dell’autostrada che da Città del Messico porta alle spiagge di Acapulco.

Anche perché le specifiche di progetto non erano da poco: i rendering avrebbero dovuto mettere in evidenza non solo lo stato generale della strada, ma anche lo stato della segnaletica orizzontale, come per esempio le strisce che suddividono le corsie, eventuali intrusioni di piante e radici nel manto stradale, le condizioni dell’asfalto. “La strada è molto trafficata” racconta Sergio, “Quindi gli automobilisti non avrebbero gradito un aereo che li sorvolasse a bassa quota. avevamo bisogno di un mezzo molto più discreto”. E non c’è molto di più discreto di un drone. La scelta è caduta su un Phantom 3, che è appunto discreto, ma anche economico e affidabile, anche se l’autonomia utile di volo, poco superiore a un quarto d’ora, non era il massimo per affrontare una missione del genere.

Cinque droni, otto persone e 120 mila foto
1-aymhvmmq04kvscep5oluvgPer portare a termine la mappatura, Sergio ha usato 5 Phantom 3, che hanno scattato qualcosa come 120 mila ortofoto. una mole di dati impressionante, che non è stata per nulla sempllce da gestire. “Abbiamo ustao 8 computer attivi 24 ore su 24 per sette giorni per processare alla massima velocità possibile le ortofoto” racconta Sergio. “Ma presto ci siamo resi conto che non sarebbero bastati per rispettare i termini del contratto, nemmeno acquistando altri otto computer, otto licenze software e assumendo altri specialisti. Avevamo bisogno di trovare un’altra soluzione”. E la soluzione è arrivata dalla Rete, con il servizio DroneDeploy che si è occupato di fare il rendering in parallelo. Così in tre settimane il team di Sergio è riuscito a processare le sue 120 mila immagini creando 869 ortomosaici, che alla fine si sono tradotti in 8 terabite di dati da consegnare al cliente per tempo.

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