La certificazione di progetto nel Regolamento ENAC sui droni

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Di Francesco Paolo Ballirano, avvocato esperto in diritto aeronautico e membro del Comitato Scientifico di DronEzine

Ad oggi sono già tre le aziende italiane che hanno ottenuto il certificato di progetto di un drone, sintomo di un’industria che, quantomeno per quel che riguarda i costruttori, è florida e punta alla ricerca ed all’innovazione. Le certificazioni di progetto sui droni sono estremamente importanti non solo perché sono un caso unico nel panorama mondiale della normativa sui droni ma rappresentano anche il primo passo per giungere alle certificazioni di aeronavigabilità comunemente utilizzate per gli aeromobili tradizionali

Con la Certificazione di Progetto l’ENAC certifica e riconosce un determinato progetto di drone che poi sarà messo in produzione per essere costruito in serie, in modo tale che tutti i droni costruiti in conformità a tale progetto saranno, di conseguenza,  rispondenti  ai requisiti del Regolamento.

In particolare, ai sensi dell’art. 13 del Regolamento ENAC, la certificazione di progetto attesta la rispondenza ai requisiti previsti dal Regolamento in due specifici casi: per le attività sperimentali e per dimostrare le caratteristiche di inoffensività dei droni al di sotto dei 2kg.

L’iter per l’emissione del certificato di progetto, sebbene accennato nello stesso art. 13, è stato più ampiamente specificato nella bozza delle Linee Guida diffusa dall’ENAC lo scorso ottobre, ove sono stabiliti i requisiti per l’ottenimento del certificato di progetto. 

In particolare il costruttore deve dimostrare di:

a) avere un’organizzazione riconosciuta idonea dall’ENAC per l’emissione del certificato di conformità e per la gestione degli inconvenienti;

b) aver definito la configurazione del SAPR oggetto del certificato;

c) aver condotto tutte le analisi e le prove necessarie per stabilire le condizioni e limitazioni per dimostrare il livello di sicurezza in funzione dello scenario previsto;

d) aver predisposto i pertinenti Manuale di Volo e Manuale di Manutenzione o documenti equivalenti.

La figura principale delineata dalle Linee Guida è il Responsabile del Progetto che rappresenta il soggetto in grado di coordinare e controllare le strutture di Progettazione e Produzione a cui è demandato il compito di ideare e costruire in serie il SAPR certificato.

La Circolare, peraltro, introduce anche una fattispecie non prevista dal Regolamento, ossia quella del costruttore straniero che intenda certificare il progetto del drone fabbricato all’estero per i SAPR di peso inferiore ai 2 Kg  dove “l’ENAC ritiene compatibile lo scenario di un Costruttore Nazionale che si faccia carico di progettare e produrre tutte le necessarie modifiche da apportare ad un sistema SAPR già esistente, al fine di rendere il prodotto finale conforme ai requisiti di certificazione previsti dall’Articolo 12 comma 1 del Regolamento. Ciò può avvenire anche avvalendosi del supporto e collaborazione del costruttore estero, attraverso la stesura di accordi formali che potranno essere sia a livello di progettazione che produzione.

Il certificato di progetto deve avere le seguenti informazioni:
a) identificazione del costruttore;
b) identificazione e configurazione del SAPR;
c) scenario delle operazioni;
d) condizioni e/o limitazioni;
e) documentazione tecnica associata;
f) qualunque altra informazione ritenuta utile dall’ENAC.
Ogni SAPR in possesso di un certificato di progetto, deve essere accompagnato da un certificato di conformità emesso dal costruttore che attesta la rispondenza alla configurazione identificata nel relativo certificato di progetto. In buona sostanza il “modello” di SAPR certificato rende tali anche tutti i SAPR venduti dal costruttore ai terzi.

Un iter che assomiglia molto ai certificati di aeronavigabilità

L’iter delineato dall’ENAC ricorda quello richiesto dai costruttori per i certificati di aeronavigabilità per gli aeromobili tradizionali il cui iter è molto più complesso ma che grosso modo richiama standard aziendali simili a quelli per la certificazione di progetto. L’accostamento non è dettato dal caso, dato che il certificato di progetto mira a “coprire” con la certificazione dell’ENAC tutti i requisiti di sicurezza del SAPR richiesti dal Regolamento. Una procedura quindi che nel futuro sarà ancora più complessa ed in grado di garantire alti standard in termini di sicurezza e di affidabilità dei mezzi, in modo tale da consentire l’immissione nel mercato di prodotti certificati al pari degli aeromobili tradizionali.

Sviluppi futuri: un piccolo passo che rende professionale un mercato a volte troppo amatoriale

Per ora il certificato di progetto ha un’applicazione pratica abbastanza limitata. È più che altro utile per evitare le attività sperimentali, già enormemente semplificate dall’ENAC nel corso degli anni. Indubbiamente maggiore rilevanza ha il certificato di progetto per i droni con peso massimo al decollo compreso tra i 300 grammi e i 2 kg, dove con il certificato possono essere accertate ed approvate le caratteristiche di inoffensività richieste per tale categoria. Ma a prescindere da ciò, alcuni spunti di riflessione portano a concludere che tale iter di certificazione è un fatto positivo per il mercato. Anzitutto, sensibilizza i costruttori nel prendere in considerazione i SAPR come aerei senza pilota che dovrebbero seguire, per quanto possibile, le regole previste per gli aeromobili tradizionali. Ulteriore elemento positivo è la presenza di una procedura di certificazione che riesca a dimostrare “a priori” la sicurezza del SAPR, evitando (o quantomeno riducendo di molto) rischi per la sicurezza, dati i requisiti aziendali e qualitativi richiesti per ottenere la certificazione.

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