Anche quando non sono impiegati nella ricerca di antichi resti presenti all’interno di ipotetici siti archeologici, il contributo che i droni offrono alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale dell’Italia è di importanza sempre maggiore.
Sotto questo aspetto, l’ultima novità è il loro impiego all’interno del processo di restauro previsto per la Torre di San Niccolò a Firenze, monumento iconico della città gigliata che risale al quattordicesimo secolo e che, con i suoi 45 metri di altezza, rappresenta ad oggi l’unica porta fiorentina che mantiene inalterata la struttura (maggiori informazioni sulla struttura le potete trovare sul sito museifirenze.it).
È lo stesso Comune di Firenze, attraverso il proprio sito ufficiale, a comunicare che l’intervento conservativo di restauro, per un totale di 300mila euro, poggerà sui risultati ottenuti dalle innovative tecniche di indagine effettuate a mezzo georadar, laser scanner e uno speciale drone con cui è stata studiata in modo approfondito sia la struttura della torre che il terreno su cui poggia. Il drone, in particolare, ha compiuto diversi voli non solo all’esterno ma anche all’interno della torre.
Lo scopo di questi sopralluoghi e di queste analisi preliminari avanzate, svolte dai tecnici di Palazzo Vecchio e agli esperti del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, è quello di permettere un intervento di restauro efficace, accurato e al riparo da brutte sorprese, grazie anche alla realizzazione di un modello 3D, ottenuto grazie a rilievo tramite laser scanner e fotogrammetria aerea da drone, che prevede la simulazione di danni o crolli nel corso dei lavori.
L’assessora ai Lavori pubblici Titta Meucci, in occasione della sua recente visita per verificare l’avanzamento delle analisi, ha spiegato che “Grazie alla collaborazione tra Comune di Firenze e Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, sono state per la prima volta realizzate indagini con strumenti innovativi in grado di ‘vedere’ la struttura della torre in profondità senza toccarla e orientare al meglio gli interventi di recupero conservativo che stanno per partire. Una prima applicazione dalla quale partire per estendere questa modalità di indagine e analisi a tutti i beni culturali e monumenti della città di Firenze”.




