Il drone Lily finisce in tribunale. Rischia multe e indennizzi per 300 milioni

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Finisce nel peggiore dei modi la vicenda di Lily, che nei giorni scorsi aveva annunciato di non essere in grado di costruire il drone che aveva venduto a 60 mila persone incassando 34 milioni di dollari. Ora la giustizia americana vuole vederci chiaro, e per il 18 gennaio il giudice convoca gli avvocati dell’azienda californiana

Il pubblico ministero George Gascón



C’è l’ombra della giustizia USA dietro l’uscita dal business di Lily Tecnhnology, che dopo un paio di anni di tira e molla ammette di non essere in grado di costruire il drone promesso (e venduto in gran quantità) e promette di rimborsare 34 milioni ai 60 mila supporter che si erano fidati delle promesse e preordinato il drone che non vedrà mai la luce. Lo rivela il blog CNET. Il portale cita fonti del District Attorney di San Francisco, George Gascón (una figura simile per molti versi a quella del nostro Pubblico Ministero, in sostanza il giudice che dà il via ai procedimenti penali). Il giudice avrebbe avvisato Lily del termina delle indagini sul suo comportamento e obbligato la compagnia di rimborsare i suoi clienti delusi, giusto un giorno prima dell’annuncio shock con cui l’azienda americana ha gettato la spugna. “Non importa se un’azienda è radicata sul mercato o è una startup” scrive il giudice, “Chiunque è sul mercato deve seguire le regole”.

Lily sostiene che la decisione di liquidare l’azienda è stata presa “settimane prima” dell’atto giudiziario, e che gli impiegati sono “al corrente della situazione”. Gli avvocati di Liliy sono convocati dal giudice per il 18 gennaio. Lily è accusata di pubblicità ingannevole e comportamento sleale nei confronti dei consumatori. La corte è chiamata a decidere se Lily abbia passato il sottile confine tra l’entusiasmo tecnologico e la frode nel suo video di presentazione del drone, datato ormai anni, in cui magnificava le funzioni di volo e di follow me della macchina. Tra le contestazioni del pubblico ministero, rivela un altro portale (TechCrunch) anche una certa “disinvoltura” di Lily nel pubblicizzare le caratteristiche della camera, a quanto pare le riprese sono state fatte con una GoPro e non con la camera di bordo del Lily.

Potrebbe anche rivelarsi un boomerang pericoloso il fatto che Lily non si sia affidata al crowdfunding ma abbia messo in piedi una struttura interna per i preordini: mentre nel crowdfunding i clienti sanno (o per lo meno, dovrebbero sapere) che stanno finanziando una ricerca che può dare frutti ma anche no, con il preordine si acquista una macchina in produzione, e si ha tutto il diritto di riceverla o di essere rimborsati completamente. Anche se i clienti fossero disposti ad attendere, le regole sul commercio online negli USA sono chiarissime: in caso di ritardo significativo l’azienda è tenuta a offrire il risarcimento. Quindi, per evitare che i soldi di Lily finissero, il giudice ha congelato i beni dell’azienda. E alla fine, oltre a risarcire i clienti, è anche probabile che Lily debba far fronte a multe non indifferenti, fino a 2500 dollari per ogni violazione. Molto dipende dalla discrezione del giudice e di come verranno calcolate le eventuali violazioni, ma nello scenario peggiore, si parla di 300 milioni di dollari di multe e indennizzi: un disastro al quale Lily non potrebbe poter far fronte mai.

 

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