Enea Guccini (ENAC): la filosofia del regolamento dei droni

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Abbiamo incontrato Enea Guccini, direttore centrale standardizzazione scurezza dell’Enac al workshop organizzato da Dronitaly  ”Lo sviluppo dei droni civili in Italia”, e ci siamo fatti raccontare come è stato concepito il regolamento che tanto fa discutere.

“Era assolutamente necessario intervenire con un regolamento per i droni” ci dice Guccini. “Oggi la gente non ha percezione di quanto siano pericolosi, un drone che vola su una spiaggia viene visto come un giocattolo, ma se dovesse cadere un mezzo da 25 chili potrebbe fare danni enormi: al primo incidente serio finiamo tutti sui giornali. La diffusione dei droni è tale per cui le forze dell’ordine continuano a interpellarci perché non sanno come comportarsi: possono volare o no? E se possono come, e dove? C’è chi ci chiedeva di metterli a terra tutti, ma che senso ha? Ormai è un movimento importante, e come sempre le norme seguono la tecnologia, qualcuno fa un invenzione e poi le normative cercano di stabilire diritti e doveri per chi le usa”.

Come definirebbe il regolamento Enac?
Abbiamo ricevuto grandi apprezzamenti, abbiamo regolamentato la materia tra i primi in Europa e nel mondo, visto che la stessa FAA americana non regolamenterà ancora per almeno un anno.
Abbiamo concepito un regolamento semplice: ho letto quello francese, (Paese dove il settore da lavoro a 1000 persone, mentre secondo le stime di Assorpas da noi sono circa 400), ed è estremamente complesso. Il nostro è molto semplificato e profondamente diverso dai consueti regolamenti aeronautici: in una ventina di pagine abbiamo concentrato tre livelli di attenzione, e cioè l’operazione aerea, il pilota e il mezzo: tre componenti che per gli aerei con pilota a bordo sono trattate a parte. E abbiamo anche inserito la parte sugli aeromodelli, che riprende in gran parte le autoregolamentazioni che gli aeromodellisti si erano già dati, tralasciando le manifestazioni aeromodellistiche, che per legge e statuto sono di competenza dell’Aeroclub.
Io penso che entro un anno lo rivedremo, per intanto il prossimo passo sarà quello di mettere online la modulistica per chiedere le autorizzazioni.

Semplice il regolamento, ma sarà semplice anche rispettarlo?
In un contesto di crisi, abbiamo cercato di venire incontro alle aziende e all’industria. Per questo abbiamo scelto la strada della semplicità: per i droni sotto i 25 kg, che non volano in aree critiche, abbiamo deciso che basta un autocertificazione del pilota, che dichiara di conoscere le regole. Nell’autocertificazione bisognerà comunque indicare le esperienze e gli eventuali attestati professionali che si possiedono, e se non ci convince possiamo anche respingerla.
Siamo stati molto criticati per questo, ma teniamo conto che la sicurezza aerea è su tre livelli: al più alto ci sono i velivoli commerciali con passeggeri paganti, dove la priorità ovviamente va sulle persone a bordo. Un secondo livello è quello di chi fa lavoro aereo, dove certamente la vita dei piloti è preziosa ma l’enfasi va più su chi è a terra, anche perché spesso il lavoro aereo si fa dove ci sono persone, pensiamo a una missione antincendio o un elicottero che fa riprese televisive. I droni sono un terzo livello, dove le preoccupazioni per la sicurezza sono esclusivamente su chi è a terra, e l’eventuale perdita del mezzo aereo è più che altro una questione assicurativa. Per questo non chiediamo molto a chi opera dove non ci sono persone, anche se naturalmente le cose non sono mai in bianco e nero, e a meno che uno non voli nel deserto del Sahara è difficile che non ci sia davvero nessuno. Sempre per venire incontro alle aziende, non abbiamo resa obbligatoria la certificazione dei droni sotto i 25 chili, anche se incoraggiamo l’industria a certificarli lo stesso. Ora auspichiamo che anche per i droni accada quello che è successo per gli aerei, cioè che nascano facilitatori che guideranno le aziende ai percorsi di certificazione, scuole di pilotaggio e così via, che si riuniranno in associazioni di categoria.

In pratica, cosa è richiesto al drone per avere i permessi?
Bisogna dimostrare che il link radio sia solido, che il pilota possa in ogni momento averne il controllo e che non possa precipitare per un “single failure”, per una cosa sola che vada storta: per esempio un elica che si stacca in volo, una batteria che cede, un motore che si brucia. Non abbiamo requisiti molto stretti.

Una cosa che preoccupa gli operatori, oltre ai permessi, è la visita medica per i piloti: chi è su una sedia a rotelle non potrà usare un drone per lavoro?
Certo che potrà, se ne ha i requisiti, diciamo se non c’è rischio che stia male mentre pilota: a determinate condizioni, potrebbe anche avere una licenza di pilota commerciale. dal punto di vista medico, ai piloti dei droni richiediamo un certificato medico di classe II, quello che hanno i piloti privati dell’aviazione generale.

E per i piccoli droni cosa succederà?
I droni sotto i due chili potranno avere grandi sconti sulla normativa e sulle assicurazioni, perché possono essere concepiti in modo da attutire la possibilità di fare danni: una pietra da due chili che cade da 70 metri può fare gravi danni alle persone, ma i piccoli droni possono essere concepiti in modo da andare in pezzi in caso di urto, e quelli alati possono essere costruiti con materiali molto leggeri senza masse concentrate, limitandone molto la pericolosità.

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