Yuneec Breeze 4K, prova in volo

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Grazie a iDRONI, che ha fornito la macchina per la prova, abbiamo testato il drone da selfie Yuneec Breeze. Un quadricottero piccolo, compatto, relativamente economico ma  molto pratico e versatile. Con un’ottima camera a 4K

I droni da selfie sono sempre più apprezzati e diffusi. Tra questi va segnalato lo Yuneec Breeze, il “piccolino” della cinese Yuneec, che è una macchina di dimensioni palmari, 196 x 196 x 65 mm e 385 grammi di peso in ordine di volo, con motori brushless.

La macchina è fornita in un praticissimo case di plastica per il trasporto, che contiene drone, paraeliche ed eliche di ricambio. Purtroppo il controller nel case non ci sta.

Il controller è opzionale ed è derivato da quelli dei videogame. Anzi, è proprio un controller per gaming, ha anche tutti i classici pulsanti per i giochi sparatutto che però non servono a nulla per pilotare il drone. Gli unici comandi attivi sono gli stick (di default nella classica configurazione MODE 2, imbardata e quota a sinistra, rollio e beccheggio a destra), i comandi per commutare tra video e scatto, il pulsante per decollo e atterraggio, oltre a un pratico pad a croce che controlla il pitch della camera e,  dato che la camera si muove solo in su e in giù e non lateralmente, il trim dell’imbardata.

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Lo trovi nei negozi della catena iDRONI a 599 euro con controller, visore FPV e seconda batteria

 

Il cellulare? è indispensabile 
ssiDRONI ci ha fornito il kit completo, offerto a 599 euro, che comprende Breeze, controller, visore per FPV e doppia batteria, che nei nostri test abbiamo visto che mantiene davvero la promessa di 12 minuti di volo, nonostante sia febbraio e faccia piuttosto freddo – e le batterie LiPo il freddo lo temono. Completa la dotazione il caricabatteria da muro, un set completo di eliche di ricambio, i cavetti USB: due, uno per il drone, uno nel controller. Anche se si decide di volare con il controller (decisamente consigliabile) bisogna comunque passare attraverso il cellulare: il pad, connesso via bluetooth al telefonino, “passa” semplicemente i comandi al telefono, da solo non serve a nulla. Il controller è di buona fattura, con anche un supporto per il cellulare davvero ben fatto: ricordiamoci solo di stringere la vite di blocco, altrimenti è facile che il telefonino finisca a terra. E’ piccolo, ma tutto sommato si impugna bene.

Primo test: indoor

I sensori - ottici e infrarossi - per la gestione di precisione della quota indoor

I sensori – ottici e infrarossi – per la gestione di precisione della quota indoor

Togliamo il drone dalla sua scatola, un robusto case di plastica che contiene e protegge il Breeze. la prima impressione è ottima: un design pulito, linee piacevoli, plastiche di buona qualità e finitura. Apprezziamo il carrello ripieghevole (a mano), le eliche anch’esse ripieghevoli che diminuiscono l’ingombro, molto evidenti i led di stato che però illuminando delle feritoie sul lato superiore dei bracci dei motori sono del tutto invisibili da terra. Rovesciando il drone sulla pancia si vedono i sensori ottici e infrarossi per il rilevamento di precisione della quota. I motori sono quattro brushless outrunner da 2.200 giri/volt, la batteria è una LiPo 3s 1150 mAh, che dà un’autonomia reale di 12 minuti. Se la batteria si scarica troppo, il drone ci avvisa e dopo un po’ atterra, senza cercare di tornare a casa, a meno che noi non diamo esplicitamente il comando tappando sull’icona della app. Le eliche hanno un diametro di 5 pollici, propse hanno l’attacco della vite protetta da una boccola di metallo, che apprezziamo davvero. Per la sostituzione, è necessario far saltare con un taglierino o un cacciavite il tappo di plastica che copre il mozzo (delicatamente, è facile rovinarlo) poi si tolgono le viti con una chiavetta a brugola e naturalmente bisogna fare attenzione a mettere la pala giusta: sulla parte inferiore della pala è stampata la lettera che identifica la pala, A o B, ma si legge davvero male. Meglio sostituire una pala alla volta confrontando con attenzione la nuova con quella vecchia.

Schermata 2017-01-18 alle 19.24.48La prima modalità che proviamo è PILOT: non usa il controller ma direttamente le ditate sullo schermo. Per prima cosa carichiamo la batteria (ci vogliono un paio d’ore se è completamente scarica), scarichiamo la app, che dlla documentazione non è ben chiaro quale sia ma siamo molto intelligenti e capiamo da soli (mettendo Breeze sul motore di ricerca di PlayStore) che si tratta senza dubbio di Breeze Cam, disponibile per Android (da 4.2.2) e per iOS (da 8.0). La connessione con il cellulare avviene nel solito modo: si accende il drone, si cerca tra le reti WiFi Breeze, la si seleziona, si tranquillizza il sistema operativo del cellulare sul fatto che sappiamo benissimo che da quella rete non avremo Internet (ma va?) e poi si tappa sulla app per attivarla. Questa procedura è sempre un poco critica, ci sono droni cinesi che ci fanno impazzire prima di stabilire una solida connessione, ma non è il caso del Breeze: la stragrande maggioranza delle volte si connette immediatamente, qualche volta, ma raramente, qualcosa va storto ma basta spegnere e riaccendere il drone (molto, molto di rado anche il telefonino, capita solo quando si ha fretta) e tutto si risolve in pochi istanti.

Nella cucina del Masali (e figuraccia del medesimo. Anzi due)

Nella cucina del Masali

Nella cucina del Masali

Il primissimo volo lo facciamo nella cucina del Masali, che essendo disordinatissima è piena di arnesi, padelle, colori, ostacoli e sticker di dubbio gusto, come di dubbio gusto sono gli occhialini fucsia dello strampalato direttore che poteva almeno mettersi la camicia nei pantaloni per fare i selfie.

Oltretutto la cucina è angusta e illuminata malissimo, cosa desiderare di meglio per vedere come se la cava la camera di bordo? Diciamo subito che è vero che la camera è 4K, ma i filmati li abbiamo fatti in full HD per tre buone ragioni: la prima è che montare il 4K richiederebbe troppo sforzo allo stremato mac della redazione, la seconda è che la stabilizzazione digitale delle immagini la si ha solo in full HD e non in 4K. E poi il filmato lo vogliamo postare su Youtube, volendo arrivare entro la fine dell’anno appena iniziato il 1080P basta e avanza. Per la cronaca, le risoluzioni possibili delle riprese video sono  UHD (4K, 2160p @ 30 FPS senza stabilizzazione), FHD  (1080p @ 30 FPS con stabilizzazione digitale) o HD (720p @ 60 FPS sempre con stabilizzazione digitale), mentre il downlink, il video che arriva sullo schermo del cellulare è UHD (848 x 848 @ 30 FPS) oppure HD (720p @ 30 FPS). Tappiamo quindi su Pilot, ci sciroppiamo tutte le videate di istruzioni (e come vedremo avremmo fatto meglio a leggerle invece che andare avanti veloci, avidi di staccare il carrello da terra, o meglio dalla tovaglia) e decolliamo. Il decollo avviene tappando su Take Off, e questo è chiaro. Ma con orrore ci troviamo i comandi invertiti! 

Gli imbarazzanti occhiali fucsia del Masali (fotogramma)

Gli imbarazzanti occhiali fucsia del Masali (fotogramma)

Ommamma, che è successo? E’ successo che il Masali non legge mai le istruzioni, sennò sarebbe stato ovvio persino a lui che essendo un drone da selfie la camera punta verso il pilota, che si ritiene sia il soggetto della ripresa. Così la prua è dalla parte opposta alla camera, insomma sul sedere del drone e non sul naso. Per fortuna il Masali è abbastanza bravino e non fa casino, e il drone si dimostra docile e reattivo sia usando gli stick virtuali sia usando gli accelerometri, e quindi l’inclinazione del cellulare, per svolacchiare nella sua cucina: per passare tra stick e accelerometri c’è una icona molto chiara. Ok, sarebbe anche ora di atterrare, ma come diavolo si fa? il decollo è un pulsante bello evidente, verde con su scritto (ma dai?) Take Off, ma il landing dove diavolo è? Le istruzioni sarebbe meglio leggerle prima, non dopo aver fatto le recensioni, ma stavolta non c’è scelta: non c’è verso di atterrare usando gli stick,  o restiamo dieci minuti in hovering sul tavolo di cucina e aspettiamo che la batteria si esaurisca o cerchiamo online una soluzione. Lasciamo il drone fisso nel cielo come un lampadario, anzi, a fianco del lampadario (dita incrociate) e cerchiamo una soluzione, mentre il Breeze ci dimostra l’impressionante qualità del suo sistema di posizionamento “Indoor Positioning Sensors” (IPS), che sfrutta la texture del pavimento (della tovaglia del Masali nel nostro caso) per mantenere la posizione. Inoltre, un sensore a infrarossi assicura dati esatti al centimetro riguardo all’altezza. Il che in questo frangente è vitale, visto che mentre sfogliamo i forum il drone è abbandonato in balia di sé stesso a una spanna dal lampadario. Ma non si muove, e per fortuna la soluzione la troviamo presto: l’atterraggio è una insignificante iconcina a fianco del return to home. Pericolo scampato, la tappiamo e il drone apponta sulla tavola da pranzo. Il download del video ci dimostra che la piccola camera se l’è cavata davvero egregiamente anche con la scarsa luce invernale della cucina.

Le impressioni di volo sono ottime: drone reattivo, stabile come una roccia, incredibilmente fermo se si mollano i comandi. Molto lento sull’imbardata, come tutti gli Yuneec, ma per un drone da selfie ci sta: rotazioni troppo violente farebbero venire il mal di are a chi guarda le riprese, molto meglio rotazioni dolci per carrellate plastiche.

A questo punto, visto che per puro caso il segnale GPS arriva anche nella cucina del Masali, proviamo a usare il controller. Il che è possibile solo in modalità FPV, il che non ha molto senso, ma così è. Che c’entra il GPS con il controller? C’entra, visto che se non arriva il segnale del satellite l’unica modalità di volo è Pilot, che (chissà poi perché) non supporta il controller, e  tutte le altre modalità richiedono necessariamente il GPS. Connettiamo quindi (tramite bluetooth) il controller al telefonino, procedura semplicissima e indolore: si appoggia il controller per terra o da qualche parte dove stia bello fermo, lo si accende, si entra in modalità FPV e si tappa sull’iconcina che connette i due arnesi. Il controller scodinzola tutto felice quando la connessione è attivata.

FPV (ed ennesima figuraccia del Masali)

IMG_8506A questo punto ci facciamo furbi e leggiamo bene le istruzioni, così scopriamo che il pulsantino per il decollo è un anonimo bottoncino nero. Le istruzioni (evidentemente scritte da uomini malvagi) non dicono nulla sul pulsante per l’atterraggio, immaginiamo che sia lo stesso del decollo, ed è effettivamente così. Nell’FPV si può scegliere di avere una visione a tutto schermo o splittata in due, nel caso si indossino gli occhiali. E con i comandi del controller si passa dal downlink alla visione diretta della camera del telefono, utilissima nel caso si perda l’orientamento e si voglia vedere dove diavolo è finito il Breeze. Ma per ora gli occhiali non li usiamo, quindi teniamo la visione FPV a tutto schermo. Mettiamo la camera verso di noi, memori della figuraccia di prima, premiamo il pulsantino (va tenuto premuto per tre secondi) e il drone decolla.

Nooo, abbiamo di nuovo i comandi invertiti! Eppure c’era scritto, che in modo FPV la camera guarda avanti, quindi in questa modalità il naso è il naso e il sedere è il sedere. Ma siamo preparati, ruotiamo il drone e ci  godiamo lo svolazzo tra il masalesco pentolame.

Questione di gusti, assolutamente, ma ci troviamo di gran lunga meglio con degli stick, sia pure da videogame, che non a pilotare a ditate. Per il resto, confermiamo quanto detto: drone stabilissimo, godibilissimo, non troviamo difetti finora salvo l’assurdità che in Pilot non si possano usare gli stick e quindi se non c’è il GPS ci dobbiamo accontentare delle ditate. Una cattiveria bella e buona.

Sfidiamo il grande gelo, all’aperto per il follow me

IMG_8509Una delle poche cose buone dell’inverno è che i bambini stanno tappati in casa, i giardini pubblici sono talmente deserti che nemmeno ENAC potrebbe dubitare che l’area da noi scelta sia “non popolata” (c’è più gente nel Sahara che al parco a febbraio) e possiamo fare tutte le figuracce che ci pare senza spaventare la vicina che già mi guarda storto manco fossi un serial killer ogni volta che mi infilo nell’ascensore con lei.
Un drone da selfie lo si giudica anche al follow me, quindi dopo esserci divertiti a vedere come se la cava il Breeze all’aperto, proviamo a farci seguire mentre cerchiamo di non cadere dal monopattino elettrico. Il drone è molto reattivo, come abbiamo visto in cucina, e le prestazioni non sono male: sale alla velocità di un metro al secondo e si muove a 18 km/h: prestazioni non certo da urlo ma adeguate a una macchina che ha un raggio d’azione limitato ai cento metri più o meno garantiti dal WiFi del telefonino. Queso è il grande limite del Breeze, e in generale di tutti i droni che si pilotano con il cellulare e non hanno un sistema di potenziamento del segnale WiFi, che comunque si può sempre mettere, affidandosi a un amico smanettone. Ma tanto il Masali è scarso sul monopattino, a 18 km/h non ci Schermata 2017-01-18 alle 23.26.06arriva perché ha paura di pestare il naso, quindi facciamo la solita procedura: connessione del cellulare al wifi del drone, tap su Follow Me, decollo. Il Breeze sale di un metro e aspetta ordini: lo tiriamo su di qualche altra spanna per farci inquadrare bene, lo lasciamo lì fermo per aria e gli facciamo qualche altra foto, poi disegniamo con due dita un quadrato sul soggetto da riprendere (c’è solo il Masali nel raggio di chilometri, riprenderemo lui in mancanza di meglio) e scegliamo il tipo di follow me: quello standard il drone non segue proprio nessuno, sta lì fermo e semplicemente si orienta per tenere il soggetto al centro della ripresa. Utile per riprendere qualcuno che sta sostanzialmente sul posto, tipo un giocoliere che si muove poco. Per un Masali sul monopattino ci vuole lo “smart follow me”, allora sì che il drone segue il soggetto. Per farlo dialoga con il GPS del cellulare, quindi la qualità dell’inseguimento dipende molto dalla qualità del segnale GPS, ma tutto sommato ci sembra che faccia per benino quello che ci aspettiamo da lui, vi lasciamo alle immagini del filmato in apertura per giudicare.

Sul prossimo numero di DronEzine Magazine, in edicola e digitale a partire dall’inizio di febbraio 2017, recensione completa con anche gli altri modi di volo: Orbit, Selfie, Journey e recensione del visore FPV, con link a contenuti multimediali esclusivi e inediti.

TIRIAMO LE SOMME

Yuneec Breeze è uno dei più interessanti e completi droni da selfie. Contrariamente a molti concorrenti (Zerotech Dobby escluso) non viene proposto da una startup cinese misconosciuta ma da un’azienda ben nota e stimata nel settore dei droni industriali e prosumer.
Tutto è migliorabile, ma non gli abbiamo trovato veri difetti. Certo ci piacerebbe un controller più ergonomico, che si possa usare anche in modalità Pilot e che soprattutto espanda il raggio d’azione del drone. In un mondo perfetto, non avrebbero guastato dimensioni più contenute (il Dobby è di gran lunga più pratico). Ma d’altronde, la massa si traduce anche in una miglior capacità di fronteggiare i vento mantenendo stabile la ripresa. Alla fine, il Breeze ci è piaciuto molto così com’è: un drone pratico per fare ottime riprese amatoriali. Ci sono piaciuti i motori brushless, anche se le prestazioni – limitate via software – non sono entusiasmanti, ci è piaciuta la telecamera mentre non ci è piaciuto granché il controller. Quanto al prezzo, 499 euro il drone, 599 il kit con drone, controller, due batterie lo vale ma è un poco alto, a nostro parere.

 

Scheda tecnica

Dimensioni 196 x 196 x 65 mm
Massa al decollo 385 g
Batteria 3S 11,1 V 1150 mAh LiPo
Autonomia 12 minuti
Altezza massima 80 m
Velocità 18 km/h (limitata dal software)
Velocità ascensionale 1 m/s
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