Il drone taxi di Airbus volerà entro l’anno

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Il sogno della mobilità elettrica urbana volante si fa più vicino. Non interessa solo più a startup visionarie ma dai mezzi limitati come Terrafugia o Ehang, che ci ha fatto sognare con l’E-184. Nell’arena entra il gigante Airbus

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Rodin Lyasoff, CEO di A^3 Airbus



Dal jet commerciale più grande del modo al taxi volante elettrico per la città. Airbus fa sul serio, assicura il ceo Tom Enders. Che presenta Vahana, il prototipo che secondo i piani del costruttore europeo volerà a fine anno.

Vahana, come il nome delle cavalcature volanti delle divinità indù. Che più prosaicamente diventa un taxi elettrico volante che si chiama con una app, si sale a bordo, si dice dove si vuole andare e ci pensa lui. Il drone è sviluppato da una divisione di Airbus che si chiama A^3 (si pronuncia A-Cubed) ) a capo della quale siede Rodin Lyasoff, concreto sognatore che ha anche disegnato il Mars Flyer della Nasa (qui sotto), il drone ad ala fissa autonomo che chissà, forse un giorno sorvolerà il pianeta rosso.

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Secondo Lyasoff, c’è tutto quel che serve  per i taxi droni,  le tecnologie chiave (batterie, motori, avionica) è già disponibile, basta metterla insieme. Manca solo un dettaglio, che noi appassionati di droni conosciamo fin troppo bene: un sistema affidabile di sense-and-avoid, in altre parole un sistema anticollisione che possa schivare non solo muri e lampioni ma altri oggetti volanti, come uccelli e altri droni, grandi o piccoli. “Questa è la sfida maggiore, e contiamo di affrontarla e risolverla il più presto possibile” dice Lyasoff.

Noi speriamo proprio che ce la faccia, servirebbe a tutti un sense-and-avoid per droni, non solo per i taxi ma anche per i nostri piccoli quadricotteri da un chilo.  Airbus promette che la tecnologia sarà disponibile per tutti secondo il modello open source, e questa è una grande notizia, speriamo solo che arrivi presto.

Il sense-and-avoid consentirebbe di allargare le maglie della regolamentazione, visto che – insieme all’eventuale caduta sulla testa delle persone – il rischio di collisione tra droni e aeromobili, per quanto remoto, è una potente zavorra che ci tiene a terra tutti quanti.

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Il drone è quasi pronto, la legge no
Mentre lo sviluppo del sense-and-avoid è solo una questione di ricerca e soldi, ben più complesso sarà adattare la normativa alla mobilità urbana volante. Nessun Paese al mondo oggi consente di volare in città con un aereo passeggeri senza pilota, e se per questo neppure in qualsiasi altra fetta di cielo, nemmeno su un deserto. E nemmeno senza passeggeri, come ben sa Amazon che da anni prova a far decollare il suo trasporto di pacchetti via drone senza cavare un ragno dal buco.
Ma Airbus ha certamente più esperienza di Jeff Bezos quando si tratta di trattare con le Authority aeronautiche, e Airbus Helicopters ha già stretto accordi con la CAAS, l’equivalente di ENAC di Singapore, per sperimentare droni da trasporto nella città-stato asiatica. Le sperimentazioni cominceranno già a metà di quest’anno. (Bezos può dormire sonni tranquilli, Airbus non ha nessuna intenzione di mettersi a fare e-commerce, ma piuttosto vorrebbe vendere droni certificati per trasporto non solo a lui ma anche ai grandi corrieri, come DHL).

Mobilità per le megalopoli del futuro
Airbus-Vahana-626x382Certo, il passo tra il trasporto sperimentale di pacchetti a Singapore e il trasporto di persone a Roma non è piccolo per niente, ma il sentiero è tracciato. Spostarsi volando non ha nulla a che fare con la fantascienza, sarà una necessità imprescindibile per le megalopoli che verranno: entro il 2030, stimano i demografi, il 60% della popolazione umana vivrà in megalopoli, oggi siamo al 50%. Enormi formicai umani che diventeranno sempre più popolate, e spostarsi più difficile.  Il cielo è l’unica soluzione. Ma bisogna creare tutto un ecosistema attorno al taxi volante: normative, piazzole per il decollo e l’atterraggio, punti di ricarica. Ma Airbus è convinta che, come diceva Frankenstein Junior,  si-può-fare.

 

 

 

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