FPV Drone Racing convention al Roma Drone Campus

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Si è tenuto al Roma Drone Campus la FPV Drone convention con alcuni responsabili di AeCi.
Grazie alla volontà e all’impegno di Luciano Castro, presidente del Roma Drone che quest’anno ha sfoggiato una nuova veste, dedicata al mercato professionale degli operatori, si è svolta una conferenza o meglio una tavola rotonda con l’Aero Club d’Italia.

Moderatore il direttore scientifico di Dronezine, Stefano Orsi, relatore il generale Giulio Cacciatore responsabile di AeCi con il supporto di Federico Ciacchella responsabile comunicazioni sempre dell’Aero Club.
Dopo i convenevoli di rito e le presentazioni di Luciano Castro si è entrati subito nel caldo dell’argomento.
Il gen. Cacciatore, direttore generale di AeCI ha spiegato quali sono i compiti e i diritti dell’Aero Club sul tema delle gare aeromodellistiche nazionali. Dato che il  FPV Drone Racing e stato annesso dalla Federazione Aeronautica Internazionale a pieno titolo tra le categorie del aeromodellismo con la classificazione F3U, all’ente di diritto pubblico con sede in via Beccaria a Roma, spetta la supervisione di detta categoria sportiva.

Questi evidenze sono oramai cose note e conosciute tra gli appassionati di questa disciplina, ma è stato corretto diffondere tali informazioni di base tra i partecipanti della convention.
Tra l’altro si sono accese vivaci discussioni tra i meriti del nocciolo della questione, ovvero capire come mai AeCi abbia di fatto l’egida sulle gare nazionali degli sport aeromodellistici e di conseguenza anche quelli di pilotaggio remoto in prima persona.
Le risposte di Cacciatore hanno fugato ogni dubbio agli intervenuti spiegando tra l’altro con parole comprensibili  come AeCi essendo un ente di diritto pubblico, debba a propria volta fare riferimento a ENAC in primis e ad altri ministeri.
La deroga ottenuta per poter svolgere le gare del FPV Drone Racing, permette di scavalcare le attuali restrizioni imposte dalla Autorithy Aeronautica nazionale che di fatto vieta il volo in modalità FPV agli aeromodellisti.

Tuttavia le attività ludiche di volo, svolte indossando i tecnologici occhialini LCD che permettono al pilota di vedere in tempo reale ciò che inquadra il drone, possono quindi essere effettuate legalmente rispettando alcuni vincoli ben precisi.
Per prima cosa occorre essere in possesso del tanto discusso  e chiacchierato attestato di aeromodellismo e avere una tessera F.A.I. comprensiva della assicurazione per gli infortuni del pilota, resa obbligatoria dalla legge Melandri.
Inoltre per poter svolgere tale attività di volo, occorre iscritti all’interno di un campo di volo federato con AeCI.
Si è parlato anche dei costi necessari per ottemperare questi requisiti e tutto sommato sono equivalenti a quelli di un discreto modello per il drone FPV Racing.

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Nel corso della tavola rotonda che in effetti alla fine è risultata essere meno spigolosa di quanto inizialmente preventivato, si sono potuti ascoltare diversi interventi, alcuni dei quali sollevati problematiche reali soprattutto sulla possibilità di diffondere a livello capillare questa neonata disciplina modellistica.
Molto interessanti e forse anche pungenti, gli interventi di Roberto Speziali, da tempo appassionato di FPV e pilota sportivo di ultraleggeri, che cercavano di evidenziare come di fatto, essendo AeCi nominata dal’Ente nazionale Aviazione Civile in qualità di supervisore di questa attività sportiva, diventi  l’unico interlocutore con il quale avanzare proposte o suggerimenti.

Tra le richieste più caldeggiate, quella di dare anche agli appassionati e non solo agli atleti, la possibilità di allenarsi e diventare quindi in un ipotetico futuro anche campioni federati.
Attualmente i campi di volo federati AECI sono circa una ventina e quindi apparentemente insufficienti a dare una copertura nazionale; inoltre va detto che molti club aeromodellistici sono piuttosto restii a concedere preziosi minuti di volo o alcune aree delle aviosuperfici ai modellisti praticanto il Drone FPV Racing. I gare e le bandiere, quindi le strutture dedicate per creare i circuiti di gara, sono ingombranti e certamente non permettono lo svolgimento delle regolari attività modellistiche con aerei o alianti.

Stefano Orsi, chiede quindi ai responsabili del Aero Club, quali siano i requisiti, non solo economici per formare una associazione modelistica e diventare un campo federato. Il gentilissimo gen. Cacciatore, citando il regolamento interno, ha spiegato che sono necessari oltre ad alcune comprensibili infrastrutture, quali reti di protezione e altro, anche un numero minimo di 60 soci.
Cifra non piccola, diciamocelo francamente, ecco perché il direttore scientifico di Dronezine, appassionato e praticante di FPV da una decina di anni, lancia la richiesta di poter creare una associazione con relativa affiliazione ad AeCI con locazioni vicine anche tra province confinanti.
in sostanza si potrebbero raggiungere e forse superare il numero minimo di 60 teste costituendo 1 gruppo federato con un campo principale e 2 o 3 campi secondari.

Sulla fattibilità di questa idea sarà necessario confrontarsi con i responsabili tecnici di AeCi, ma è interessante notare come di fatto questo suggerimento abbia trovato, almeno sulla prima fase un nulla osta e una approvazione formale dai responsabili presenti alla convention.

Pur non avendo una sala piena, e in effetti ci si aspettava una maggiore partecipazione da parte dei racers italiani, gli intervenuti hanno trovato argomentazioni che di fatto hanno evidenziato la situazione attuale.
La tavola rotonda si è conclusa con i debiti ringraziamenti al gen. Giulio Cacciatore che ci pare abbia mostrato una sincera curiosità per il FPV Drone Racing nonché una notevole pazienza a fronteggiare anche i minuti durante i quali l’atmosfera si era riscaldata.

Nella speranza che gli organizzatori di gare, visto che ora sono presenti sia il regolamento di categoria e sono stati nominati i giudici di gara, si attivino per un evento sportivo che si possa effettivamente chiamare con il suo giusto nome cioè gara, auguriamo a tutti gli appassionati di non gettare la spugna, anche perché sarebbe un peccato e uno smacco morale anche per lo stesso Aero Club d’Italia, non avere nessun campione nazionale da presentare all’estero in questa nuova e interessante disciplina che qualcuno osa spesso definire come lo sport del futuro..

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