Primo soccorso in montagna, proseguono i test per i droni Sherpa

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Arrivano nuove tecnologie per il soccorso alpino, proseguono i test e le prove per  il progetto “Sherpa” che utilizza droni terresti e volanti sponsorizzato dalla Comunità Europea, supervisionato dalla Università Alma Mater di Bologna e con la collaborazione di CAI e CNSAS.

Davos (Svizzera) 2 marzo 2017 – Si terrà oggi la riunione finale con il resoconto di quattro anni di sperimentazione e ricerca sul sistema Sherpa per il soccorso in montagna dei dispersi in valanga con l’utilizzo di aeromobili a pilotaggio remoto e rover terrestri.
Sherpa è un  sistema di soccorso alpino, destinato ai salvataggi in montagna, consistente nell’uso contemporaneo e collaborativo tra  uomini, droni volanti e droni terrestri. Voluto e sviluppato grazie ai ai finanziamenti dell’Unione Europea sotto l’egida dell’Alma Mater Studiorum di Bologna con il coordinamento del Prof. Lorenzo Marconi e per il quale sono stati stanziati più di 11 milioni di euro.
Il progetto – spiega una nota presente sul sito dell’Ateneo bolognese – è stato ribattezzato ‘Sherpa’ ed è un sistema a servizio dei soccorritori basato sull’uso di droni ad ala rotante, droni ad ala fissa e robot terrestri.

Con questo sistema, si pone l’obiettivo di raggiungere i luoghi oggetto di slavine in pochi minuti e localizzare i dispersi travolti dalla neve grazie all’uso di robot nominati come animali: i ‘falchi‘, ossia i droni ad ala fissa; gli ‘asini intelligenti‘, cioè i rover e le ‘vespe‘, ovviamente i droni.
I “falchi” fanno il primo screening della zona colpita; gli ‘asini intelligenti’ trasportano su terra le ‘vespe’, ovvero i droni in grado di fotografare le aree colpite, e riportare a terra dati utili anche in condizioni avverse grazie alle telecamereinfrarossi con la possibilità di registrare i segnali radio del segnalatore – Artva – che ogni scalatore o sciatore esperto porta con sé. Elementi utilizzati poi, dai soccorritori che dovranno intervenire sul luogo della slavina per porgere gli aiuti del caso.

Sono stati quattro, gli anni necessari per sviluppare il progetto ‘Sherpa’ ed è stato testato nella sua interezza durante l’Integration Week’ conclusosi a fine febbraio a Davos che ha visto la presenza di diversi soggetti operativi guidati da:
Università Alma Mater di Bologna, Eth di Zurigo; l’Università di Leuven in Belgio, l’Università di Napoli Federico II, l’Università di Linkopings in Svezia, l’Università di Twente in Olanda, l’Università di Bremen in Germania, inoltre con l’ausilio di sue aziende: la Bluebotics di Losanna, specializzata in robotica, e l’Asla Tech di Bologna, specializzata in droni e il Club Alpino Italiano come utilizzatore del progetto.
Nella giornata odierna, 2 marzo, sempre a Davos in Svizzera, si terrà il convegno finale che dichiarerà il fine lavori e raggiungimento dell’obiettivo del progetto Sherpa.

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“Il Progetto Sherpa coinvolge il CAI per il tramite del CNSAS, in qualità di potenziali utilizzatori finali, per quanto concerne le sperimentazioni pratiche di droni nella ricerca di dispersi sia su terreno scoperto che su valanga”, spiega Adriano Favre, Direttore del Soccorso alpino valdostano. “Il CNSAS ha contribuito fattivamente a mettere a punto droni con a bordo un ricevitore ARTVA da impiegare nella ricerca in valanga, sono state eseguite centinaia di prove di volo e ricerca. In questo momento possiamo dire di aver acquisito una buona conoscenza della tecnica di ricerca e contribuito allo sviluppo di un apparecchio affidabile e performante”.

“I prossimi step saranno quelli di un’applicazione operativa diffusa tra i vari servizi regionali di soccorso – continua Favre – Per arrivare a ciò si dovrà disporre di droni espressamente concepiti a tale uso e prodotti a livello industriale, al momento abbiamo utilizzato solamente prototipi fabbricati ad hoc”.

Fonti: Lo Scarpone CAI – Università di Bologna – Progetto Sherpa

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