Con il drone sulle tracce dei dinosauri

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Sulle tracce in senso letterale: un gruppo di ricercatori australiani sta usando con successo un drone ad ala fissa, in pratica un grosso aeromodello, per mappare le impronte dei mastodontici rettili

Le impronte fossilizzate dei dinosauri sono una miniera di informazioni per i paleontologi: studiandole si può capire moltissimo del comportamento dei dinosauri, come si muovevano, dove andavano, come cacciavano, se vivevano in branco o da soli, se si prendevano cura dei piccoli o fatte le uova le madri se ne disinteressavano.

ccIl problema non è neanche tanto trovarle, quanto riconoscerle: dopo centinaia di milioni di anni e diversi cicli di seppellimento e disseppellimento a seconda dei capricci del vento e dell’acqua, il più delle volte sono quasi irriconoscibili anche per gli esperti. ma nn per i droni, specialmente se equipaggiati di sofisticate camere Lidar a laser. Una tecnica che è stata usata con successo dal professor Anthony Romilio che lavora al Vertebrate Palaeontology and Biomechanics Lab all’Università del  Queensland. Insieme al suo team ha creato ricostruzioni 3D delle orme lasciate dai dinosauri usando immagini riprese con Lidar e camere in alta risoluzione usando non solo droni ma anche aerei ultraleggeri, visto che l’area è abbastanza vasta, parliamo di una striscia di 100 chilometri di sabbie e rocce a ridosso dell’Oceano indiano. “La ricostruzione 3D ci ha aperto un mondo” spiega il paleontologo. “Quando troviamo un reperto a occhio riusciamo giusto a capire che forse si tratta di un dinosauro, ma grazie al modello matematico riusciamo anche a capire di che dinosauro si tratti e di come si muoveva… e a volte scopriamo che non si trattava affatto di un dinosauro”.

A Megalosauropus broomensis print found in Minyirr, Western Australia.
megalosaurus_by_manuelsaurus-d9nw70aImpronte di un Megalosaurus broomensis trovate a Minyirr, Australia Occidentale.
Lungo 7–9 m e dal peso di 900 kg, il Megalosauro era uno dei maggiori predatori del Giurassico medio, circa 167 milioni di anni fa

crediti della foto: ROMILIO ET AL 2017

 

Inoltre i modelli matematici consentono di salvare i dati per futuri utilizzi, visto che il gioco delle erosioni e le onde potrebbero cancellarle per sempre. Dopo aver studiato dal cielo oltre 70 siti di impronte, per Romilio e il suo team è tempo di tornare in laboratorio per le successive analisi e cercare di scoprire tutto quello che si può dalle passeggiate dei giganti estinti.

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