DJI propone la targa elettronica per i droni

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Nonostante mille difficoltà e leggi piuttosto rigide che ne limitano l’uso,  i droni si diffondono: proprio in questi giorni la FAA, l’ENAC americana, fa sapere che sono 800 mila gli hobbisti americani registrati: negli USA è obbligatorio registrarsi per far volare qualunque aeromodello, drone compreso, del peso superiore a 250 grammi. Tempo di metterci la targa, e DJI propone la sua visione di targa digitale

Una radio economicissima integrata nel drone che trasmette a terra i dati del proprietario, usando le stesse frequenze del radiocomando, 2,4 e 5,8 GHz, oltre alla propria posizione. Il che è utilissimo anche per ritrovarlo nel caso di incidente dove la macchina potrebbe essere caduta chissà dove, magari in un fitto bosco. Questa è la proposta che DJI intende sottoporre all’AUVSI, Association for Unmanned Vehicle Systems International, in questi giorni.

Per ovvie ragioni i privacy, il sistema proposto da DJI non registra da nessuna parte i dati del volo, e li trasmette solo in prossimità della macchina, senza renderli disponibili via Internet: in questo modo, possono essere ricevuti dalle forze dell’ordine solo se si trovano in prossimità del volo, evidentemente in una zona illegale.

Nonostante il sistema proposto da DJI sia ritagliato sulle regole della FAA americana, riteniamo molto importante che sia un produttore di droni e non un’Authority aeronautica a prendere l’iniziativa, e per tante ragioni: la più evidente è che se il sistema è integrato in tutti i droni, diventa un semplice servizio aggiuntivo della radio di bordo, e ci aspettiamo che sia a costo zero per l’utente.

Il secondo, ancora più importante, è che l’approccio DJI ci pare un compromesso intelligente per salvaguardare le esigenze di controllo e repressione da un lato, e di privacy da un altro: nessuna registrazione delle rotte e dei voli, ma semplicemente la possibilità di sapere di chi è un certo drone in volo in quel preciso momento, proprio come la targa di un’automobile.

Infine, se il protocollo diventa uno standard industriale, c’è da aspettarsi che valga in tutto il mondo, facilitando anche i voli fuori dal proprio Stato. Sarà paradossale, ma nel mondo globalizzato uno dei freni più importanti allo sviluppo del settore sono proprio le regole nazionali, che in mancanza di accordi bilaterali fanno sì che addirittura i “patentini”, quando richiesti, non hanno valore fuori dei confini dei singoli Paesi, nemmeno in ambito Ue.

→Il white paper di DJI  (in inglese) è disponibile qui

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