A conti fatti, un drone agricolo rende 15 dollari per acro

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Gli agricoltori spesso si interrogano sul costo di un drone per uso agricolo, ma pochi sanno quanto possa rendere in realtà. Dopo uno studio approfondito su 10 milioni di acri trattati con i droni, DroneDeploy ha la risposta: il ritorno dell’investimento è 15 dollari per acro, che corrispondono a 5,60 euro a ettaro

Contando tutto, il drone, il lavoro per usarlo, il software per le analisi da un lato, i risparmi in fitofarmaci e acqua dall’altro, gli esperti di DroneDeploy hanno calcolato che il ritorno medio dell’investimento nella tecnologia dei droni rende ai farmer americani 15 dollari per acro. I droni si stanno diffondendo rapidamente nei campi americani, e si nota una rapida evoluzione nel loro utilizzo, che diventa sempre più frequente: ormai il 60% degli agricoltori con drone mappa il proprio campo almeno una volta alla settimana, l’anno scorso erano solo il 40% a volare così spesso. “ci sono anche agricoltori che stanno seriamente pensando di utilizzarlo tutti i giorni” fa sapere l’autore del report, il ceo di DroeDeploy Mike Winn.



Aumentando il numero di ore volate, aumenta anche la consistenza della flotta: se l’anno scorso solo il 12% degli utenti di droni agricoli aveva più di una macchina, oggi sono il 20%, uno su cinque. Paradossalmente, sono i droni multirotori ad essere i più gettonati, il 97% delle macchine sono quadricotteri, esacotteri e più raramente ottocotteri, mentre all’ala fissa restano le briciole. I droni ad ala fissa hanno un’autonomia molto superiore, trattano superfici più grandi in meno tempo, sono anche più economici dei multicotteri ma hanno anche i loro difetti: prima di tutto sono più complicati e difficili da usare, e inoltre non tutti i campi hanno uno spazio adeguato per l’atterraggio, specie quelli più grandi che vanno catapultati, atterrano veloci e hanno bisogno di una piazzola.

La parte del leone la fa sempre DJI, anche perché i droni cinesi sono tra i pochi che siano supportati dalle grandi piattaforme per il volo automatico, Pix4D Caputure e UGCS, che sono semplicemente indispensabili per fare un buon lavoro agricolo: la mancanza di software per il mission planning di terze parti affidabile ed economico per esempio taglia completamente fuori dal mercato i pur ottimi Yuneec.

I droni più usati sono i Phantom, 3 e 4, e anche il piccolo Mavic, molto pratico per gli appezzamenti di estensione più limitata, che tra l’altro possono contare su una portata del segnale stratosferica, ben 7 km, ce n’è d’avanzo anche per gli immensi campi americani. Negli USA, proprio come in Italia, uno dei maggiori freni all’adozione dei droni agricoli è la necessità di ottenere un attestato di volo frequentando una scuola, un gradino piuttosto alto che frena l’entusiasmo dei giovani farmer.

 

 

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