Braccia meccaniche, robot e droni per l’architettura del futuro

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Un opera d’arte realizzata da un robot, un braccio meccanico e un drone. A prima vista il pensiero che possa essere una macchina a sostituire l’estro umano, farà rizzare i capelli di molti artisti, critici e appassionati. Ma a dire il vero per il momento le macchine, seppur dotate di intelligenza artificiale, svolgono la funzione di meri operai, se non altro il progetto è scaturito dalle menti di ingegnosi ricercatori.

A Stoccarda in Germania, un gruppo di studenti universitari e ricercatori hanno realizzato una scultura di 12 metri di lunghezza, impiegando 180 chilometri di una speciale resina a base di vetro e fibra di carbonio. Questa realizzazione è l’ultima di una serie iniziata diversi anni fa e costruita sempre con l’ausilio delle braccia meccaniche robotiche comandate da un computer.
Nel 2013 infatti fu costruita una struttura sempre con materiali compositi, raffigurante un esoscheletro di una aragosta.

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Per l’opera terminata nel 2016, i ricercatori e i progettisti delle squadre di lavoro, hanno utilizzato oltre ai bracci robotici, il cui uso era già a loro noto, anche un drone a volo autonomo, comandato quindi da un computer, per trasportare il materiale necessario da una capo all’altro del laboratorio dove è stata costruita la scultura.
“Due bracci robotici industriali in posizione fissa, con la forza e la precisione necessaria per lavorare l’avvolgimento di fibra di carbonio, sono stati collocati alle estremità della struttura, – hanno spiegato i tecnici a Dezeen – mentre un drone autonomo è stato utilizzato per passare la fibra da un lato all’altro”.

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Come nel caso delle sculture precedenti, il progetto è iniziato con uan ricerca specificha su alcune specie di Falene e le squadre hanno lavorato in collaborazione con l’Istituto di Evoluzione ed Ecologia insieme al dipartimento di Paleo-biologia della Università di Tubinga.
Il lavoro del drone, come mostrato nel video in testa all’articolo dal minuto 1:50 in avanti, consiste nel decollare da una apposita sede costruita all’uopo, volare verso la direzione opposta con il filamento da consegnare, e atterrare nuovamente nella slot previsto per il  decollo e atterraggio.

I ricercatori, insegnati e studenti coinvolti, fanno parte del team magistralmente condotto dal capo progetto Achim Menges del ICD Institute for Computational Design, con la collaborazione di Jan Knippers del ITKE Institute of Building Structures and Structural Design e il patrocinio della università di Stoccarda.

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