Quanto male fa un drone sulla testa?

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Buone notizie: fa male ma difficilmente uccide. In vista dell’apertura dei cieli americani alle operazioni BLOS, quindi fuori dalla visuale del pilota la FAA, l’ENAC americana, sta raccogliendo dati scientifici per studiare gli effetti di incidenti con i droni, soprattutto per identificare le linee guida per costruire droni sempre più sicuri.

Nei giorni scorsi l’Authority aeronautica americana ha rilasciato le conclusioni preliminari delle sue ricerche sulle conseguenze di eventuali incidenti tra droni e chi sta a terra (ricerca di cui avevamo dato notizia qui).  Dai primi dati, appare che prendersi un drone sulla testa fa male ma meno che prendersi un mattone o un vaso di fiori dello stesso peso, in quanto – scrive la FAA- gli effetti aerodinamici che agiscono sul drone e sulle sue eliche rallentano la caduta mitigando i danni. Inoltre i droni commerciali più diffusi si deformano all’impatto, dissipando energia e rendendo meno catastrofico il cozzo.

Quindi un classico drone commerciale – nei test è stato usato un DJI Phantom 3 – ha solo il 3 per mille di probabilità di creare serie lesioni al capo, mentre un mattone ha il 99% di probabilità di farlo. Ciò non significa che l’urto sia poca cosa, ci sono il 13% di probabilità di subire lesioni al collo.

Nella ricerca si legge anche che i paraeliche sono molto efficaci per ridurre le lesioni, e la FAA ritiene che potrebbero diventare obbligatori per volare sulla gente: in Italia lo ricordiamo sono obbligatori per i SAPR sotto i tre etti, per essere considerati inoffensivi. 

“Durante la ricerca abbiamo notato che i traumi da impatto, ferite penetranti e lacerazioni sono le conseguenze più significative per le persone a terra”, ha dichiarato David Arterburn, ingegnere presso l’Università dell’Alabama a Huntsville e investigatore principale dello studio.

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