Pilotare droni a distanze enormi attraverso le reti telefoniche è possibile. Parola di Qualcomm

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E’ da un po’ che Qualcomm lavora al pilotaggio a distanze continentali dei piccoli droni attraverso le reti LTE. Dopo un migliaio di voli sperimentali, alla quota massima di 400 piedi (circa 120 metri, vicina alla quota legale anche in Italia per i SAPR, 150 metri) il colosso californiano annuncia ufficialmente: “si può fare”.

Lo spazio aereo concesso dalla FAA per i test di Qualcomm

Lo spazio aereo concesso dalla FAA per i test di Qualcomm

“I risultati confermano la fattibilità dell’uso dei network commerciali 4G LTE per il pilotaggio dei droni fuori dalla visuale del pilota (BLOS) a quote fino a 400 piedi” annuncia Qualcomm. Si spalanca una porta su immense opportunità, ma anche su spinosissime questioni legali: questi voli, tecnicamente fattibili, sono proibiti dalle regolamentazioni aeronautiche di tutti i Paesi che hanno un regolamento per i droni. Le implicazioni tecniche, commerciali e legali dell’annuncio Qualcomm sono di enorme portata, ma di fatto nessun paese al mondo è pronto per cogliere l’opportunità.

La macchina usata per i test. Naturalmente basata su processori Qualcomm SnapDragon

La macchina usata per i test. Naturalmente basata su processori Qualcomm SnapDragon

Sul piano tecnico, la notizia migliore è che le reti 4G sono già pronte oggi per supportare il volo dei droni e naturalmente il ritorno del video e dei dati catturati dalle attrezzature di bordo, senza bisogno di aggiornamenti sostanziali: “I risultati dei test ci dicono che le reti 4G esistenti possono prendersi carico del traffico dei droni” spiegano in Qualcomm. “Anche il passaggio di consegne tra una cella e l’altra avviene senza inconvenienti e senza ritardi” aggiungono i ricercatori californiani.

Se in ambiente protetto il volo non ha avuto sorprese, c’è ancora da lavorare per rendere sicuro il volo dei droni via cellulare sul campo, in un domani che speriamo sia prossimo. Tra le difficoltà che Qualcomm deve ancora limare c’è la protezione dalle interferenze elettromagnetiche, piuttosto comuni alle quote relativamente alte del volo dei droni, visto che le celle LTE sono ottimizzate per far arrivare un segnale pulito a terra, non in aria. inoltre, bisogna far sì che ci sia abbastanza banda per consentire il volo simultaneo di molti droni sotto la stessa cella. Che se un telefonino perde campo pace, cade la linea, se lo perde un drone cade lui. O per lo meno, deve atterrare. Ma si tratta di piccole cose, più che altro ottimizzazioni. Il 4G è pronto, la legge no.

->SCARICA IL REPORT COMPLETO (in inglese)

 

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