Cina: drone militare che vola a pelo d’acqua

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Un drone ekranoplano che sfugge ai radar e viaggia a discreta velocità sorprendendo le navi in alto mare.

Pare che la Cina sta sviluppando un nuovo drone basato sul principio dell’ekranoplano, un incrocio tra aereo e hovercraft, in cui l’ala comprime l’aria sotto la fusoliera in modo che sfruttando l’effetto suolo   e l’aria compressa sotto la pancia  gli permetterebbe volare a poche decine di centimetri dall’acqua, eludendo i radar e probabilmente anche le contromisure di bordo delle navi.
E’ stato calcolato che all’equipaggio della nave, dopo aver avvistato un drone o un missile che usi questa metodo di volo, rimarrebbero solo 59 secondi per colpirlo ed evitare di essere investiti dallo stesso.

Questa tipo di volo si chiama sea skimmer, è già usato da diversi missili che volano a una 30na di metri dalla superficie del mare eludendo in buona parte i sistemi di rilevamento terrestri e marini.
Del drone cinese capace di volare a pelo d’acqua se ne parla sui principali blog militari sin da dicembre 2016, ma è tornato alla ribalta in questi giorni, in quanto sarebbero trapelate altre notizie e persino una foto – vedi in testa all’articolo.

Addirittura il colore blu gli permetterebbe di confondersi ulteriormente e rendere il suo avvistamento ancora più difficile. Sempre stando alle osservazione scritte in rete, pare che la sua autonomia sia di 1,5 ore. Diciamo che più che un drone, vista la sua capacità distruttiva e il suo quasi certo non rientro a casa, si tratta molto probabilmente di un vero e proprio missile.

L’Effetto suolo, gli conferisce maggiore portanza, come spiega la definizione di WikiPedia  che riportiamo per intero e nella quale evidenziamo la parte interessante che permette a questa tipologia di droni skimmer di volare in simili condizioni.

La differenza di pressione tra dorso e ventre di un’ala fa sì che alla sua estremità si generino dei vortici d’estremità d’ala, che sono da annoverare tra le fonti di resistenza indotta. La vicinanza con il suolo ostacola la creazione di questi vortici, comportando una riduzione di resistenza e quindi un aumento dell’efficienza dell’ala. Alle alte incidenze alari durante la fase finale dell’atterraggio,
inoltre, l’aria sottostante il ventre alare viene leggermente compressa tra ala e terreno, formando un “cuscino” che tende a sostentare il velivolo più di quanto non avverrebbe, a parità di parametri di volo, lontano dal terreno.

 

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