Una piccola rivoluzione: gli aeromodelli, compresi i droni amatoriali, saranno aeromobili

0

Una rivoluzione copernicana che cambierà per sempre un hobby antico e nobile. Nel prossimo regolamento EASA, attualmente in bozza e destinato a diventare legge nella seconda metà del 2018, tutto ciò che vola con un radiocomando sarà un aeromobile a pilotaggio remoto. Aeromodelli e droni amatoriali compresi.

Oggi gli aeromodelli, compresi i droni che volano solo per hobby e sport, hanno una regolamentazione molto semplice, specificata dall’articolo 35 del regolamento ENAC sui SAPR. Non sono considerati aeromobili. Devono volare in una zona non popolata, non possono entrare nelle CTR aeroportuali ma in compenso non hanno obbligo di assicurazione, non serve nessun patentino e nessuna visita medica, non devono essere riconosciuti da ENAC. Ma la distinzione tra droni e aeromodelli, basata esclusivamente sull’uso che se ne fa, non è molto logica. L’Europa dice basta a questa situazione che presenta il fianco a troppe situazioni ambigue e al limite, finendo con lo scontentare tutti, gli aeromodellisti che si sentono minacciati dalla moltiplicazione dei SAPR e quindi dal proliferare di leggi e regolamenti per cercare di conciliare la crescita del settore con le esigenze di sicurezza e privacy della gente, e gli operatori di SAPR, che più a torto che a ragione vedono negli aeromodellisti dei potenziali operatori abusivi.

Droni e aeromodelli? Impossibile distinguere gli uni dagli altri

Easa riconosce che gli aeromodellisti nella loro lunga storia hanno dimostrato ottime performance sul fronte della sicurezza, soprattutto dovuta alla loro capacità di formare i neofiti nei campi volo e nei club di aeromodellismo. Ma i campi volo appartengono al passato, sappiamo bene che oggi le persone acquistano al supermercato droni anche molto potenti e li mettono in volo senza avere mai pilotato nulla prima di allora.

Ma come distinguere un drone da un aeromodello? ENAC come abbiamo visto aveva provato a basare la distinzione sull’uso, relegando gli aeromodelli al solo ed esclusivo uso ludico e destinando ai soli SAPR tutto il resto. Una norma che crea paradossi difficilmente sostenibili sul piano della logica, come per esempio l’uso del drone come personal tool: oggi come oggi, sarebbe illegale usare un aeromodello per andare a vedere se le tegole del tetto di casa nostra sono state spostate dal vento o se l’antenna TV è dritta, anche se la nostra casa fosse isolata nel mezzo della campagna. Nemmeno la presenza o meno di software per il volo automatico, strada presa in considerazione ma rigettata da EASA, ha senso come distinzione: a parte che molti aeromodelli, per esempio la grande maggioranza degli elicotteri RC, hanno giroscopi e sensori, nulla impedisce di usare un SAPR, magari ad ala fissa, senza nessunissima elettronica di navigazione, proprio come un semplicissimo aeromodello. Improponibile anche legare la differenza tra droni e aeromodelli alla presenza o meno della camera: a parte che le riprese aeree sono liberalizzate dall’anno 2000, ci sono moltissimi aeromodelli che riprendono dal cielo.

Si potrà continuare a volare senza patentini. E non solo per hobby

Così per tagliare la testa al toro EASA considera anche gli aeromodelli, come tutti gli altri droni, alla stregua di aeromobili. Ma ciò non significa automaticamente che gli aeromodellisti debbano prendere “patentini”. E questo perché nel regolamento europeo in bozza la necessità o meno di avere attestati dipende da una combinazione di fattori tra cui la presenza o meno di persone, la pericolosità del drone e l’area dove vola. Il concetto di “Area” è una novità del regolamento europeo, e la loro definizione dipende dagli Stati membri (in ultima analisi, per l’Italia ad ENAC) che in certe aree potranno richiedere maggiori limitazioni o rilassare le regole generali. Per esempio, un aeromodello anche autocostruito del peso inferiore a 25 chili può tranquillamente volare senza bisogno di nessun patentino, basta semplicemente aver superato un quiz online, che di fatto diventa obbligatorio per chiunque voli con aeromodelli superiori ai 250 grammi  e aver letto il foglietto che i produttori saranno obbligati a inserire nelle confezioni di aeromodelli e droni,  in un’area dove “ci sia una ragionevole certezza che non ci siano persone estranee alle operazioni”, come sono non solo i campi volo ma anche le aree dove un aeromodellista coscienzioso volerebbe con un aeromodello pesante e/o veloce. Se poi l’aeromodellista dovesse vendere le riprese che ha fatto, nessuno avrebbe nulla da ridire. Con un drone più leggero, sotto i 900 grammi, per esempio un Mavic, chiunque – aeromodellista o professionista – potrà fare riprese tenendosi a 20 metri dalle persone, distanza ragionevolissima, dopo aver superato un esame teorico in una scuola di volo. E tutti, senza nessun altro obbligo se non il famoso foglietto di istruzioni, potranno volare e fare riprese anche da vendere dritto sulla testa delle persone se il drone pesa meno di 250 grammi. Evitando però come sempre gli assembramenti di persone, su quelli non si vola mai. Il patentino quindi è in realtà diviso in tre parti, ognuno prenderà quella che gli serve:

  1. Quiz online, probabilmente diventerà obbligatorio per tutti gli aeromodellisti per volare con qualcosa che pesi più di due etti e mezzo, ed ènecessario e sufficiente per volare lontano dalle persone. Sarebbe gradito se fosse gratis, avrebbe una logica visto che dopotutto si tratta di un titolo che serve soprattutto a chi fa volo amatoriale.
  2. Attestato teorico, da prendere nelle scuole di volo, che consente di volare vicino, ma non sopra le persone (con droni sotto i 900 grammi)
  3. LUC, l’attestato europeo vero e proprio, che permette di fare quelle che oggi sono le O.S. critiche, teorico e pratico. Si prende nelle scuole di volo e dà al possessore dei superopteri, primo tra tutti quello di autorizzarsi da sé le operazioni critiche che richiedono autorizzazione.

120 metri di quota massima, salvo deroghe

Negli scenari disegnati da EASA, l’altezza massima è 120 metri (oggi è 70 in Italia per gli aeromodelli, 150 per i SAPR). Un limite che va bene per i multirotori, ma ci sono aeromodelli che a 120 metri stanno stretti, per esempio gli alianti, che in pianura devono macinare quota per accumulare metri da sfruttare per cercare le termiche nelle loro lunghe planate mentre in montagna, volando in pendio, si troverebbero presto fuorilegge, visto che il pendio scende e l’aliante (si spera) sale. Qui l’unica speranza è che l’ENAC applichi le deroghe che l’EASA ha previsto per i campi volo degli aeromodellisti: si tratta del concetto di “Zone”, la cui determinazione dipende dagli Stati membri, e in queste aree le regole possono essere diverse da quelle generali: EASA cita esplicitamente campi volo e club di aeromodellisti come aree dove avere regole più rilassate, oltre alle aree dove fare sperimentazione con i droni industriali. Le regole nelle zone possono essere rilassate ma anche inasprite, fino ad arrivare alla completa no-fly zone:  un po’ come in Italia ENAC ha fatto con le CTR, dalle quali gli aeromodellisti sono stati sbattuti fuori senza complimenti con la seconda edizione del regolamento ENAC.

Rassegnamoci, la registrazione sarà obbligatoria

Come già negli Stati Uniti, anche in Europa la registrazione diventerà obbligatoria per chiunque voli con un drone. Il processo potrà riguardare solo il pilota, nel caso usi droni fino a 900 grammi di massa o con un’energia di impatto inferiore a 80 joule, oppure pilota e drone, addirittura con un transponder obbligatorio se si vola in zone che lo richiedono. In questo caso, il transponder deve inviare a terra i dati di registrazione del drone, del suo pilota, la classe a cui appartiene il drone, la quota e le coordinate di volo oltre allo status del geofencing. Sono esentati solo i piccoli droni fino a 250 grammi di massa, purché non abbiano a bordo camere oltre i 5 megapixel per ragioni legate alla protezione della privacy.

 

 

9987 visite

Share.
Commenta:

Segui DronEzine sui social: