Un drone svela il segreto più oscuro del narvalo

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Sono almeno 400 anni che gli scienziati si scervellano per scoprire a che serve la zanna del narvalo, l’incredibile dente che hanno solo i maschi  raramente anche qualche femmina) e che ha dato origine al mito dell’unicorno. E ora un drone scopre come il cetaceo usa la sua zanna.

I narvali si sono salvati dalla grande caccia alle balene dell’800 perché vivono molto a nord, a ridosso del polo, irraggiungibile alle baleniere di legno dei capitani Achab. Ma questo habitat estremo rende difficile anche agli scienziati moderni studiarne il comportamento, e quindi si sa ben poco di questo grosso delfino lungo cinque metri e della sua zanna da oltre due metri e mezzo.

Si sono fatte molte ipotesi sull’effettiva utilità della zanna, che ha reso ricchi i commercianti vichinghi che nel medioevo la portavano in Europa, spacciandola per corni di unicorno, e considerato un potentissimo antidoto a ogni veleno conosciuto. Si è ritenuto che potesse essere usata come arma per attaccare altri narvali, o imbarcazioni, come i kayak degli esquimesi che li cacciano soprattutto per la pelle, ottima per fare cinghie che restano elastiche anche se bagnate o gelate e anche perché contiene molta vitamina C, di cui la dieta artica è molto povera. Oppure per creare dei fori di respirazione nel ghiaccio, o, ancora, per arpionare il cibo.

Ora il drone dà una risposta a queste domande vecchie di 400 anni: si tratta di una ripresa effettuata al largo di Tremblay Sound, in Groenlandia. E mostra un gruppo di narvali in caccia che stordisce con la zanna i merluzzi per mangiarseli.

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