U-Space: l’Europa apre al volo dei droni fuori dalla vista del pilota anche in città. Ma il pilota conterà pochissimo

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Di Francesco Paolo Ballirano, legale esperto in diritto aeronautico e membro del Comitato Scientifico di DronEzine

Con l’iniziativa U-Space si delinea la strategia dell’Unione Europea per il volo dei droni. Che potranno operare a chilometri di distanza dal pilota, anche in città, abilitando così servizi fondamentali come le consegne con i droni. Ma tutto ciò il ruolo del pilota viene marginalizzato, la sua autonomia decisionale tende a zero. Insomma, siamo davvero davanti alla svolta: i droni saranno sempre più aerei senza pilota, nemmeno remoto.

Il Single European Sky Air traffic managment Research Joint Undertaking (SESAR) ha presentato lo scorso 8 giugno un progetto per consentire la navigazione dei droni nello spazio aereo. Tale progetto è parte dell’iniziativa della Commissione europea che sin dal 2015 ha messo a punto una strategia di sviluppo dell’aviazione civile tale rendere ancora più libero il mercato europeo in questo settore.

A seguito di una richiesta della Commissione europea, gli esperti del progetto SEASAR, il cui ruolo è quello di sviluppare un sistema europeo di gestione del traffico aereo di nuova generazione, hanno presentato il loro progetto per permettere la navigazione dei droni nello spazio aereo in modo sicuro, definito, in sintesi, come “U-Space”.

Nonostante che da più parti venga fatto riferimento allo “U-Space” come quella porzione di spazio con altitudine inferiore a 150 metri, in realtà con tale definizione si tende a comprendere qualsiasi procedimento relativo alla navigazione aerea il più possibile automatizzata. Per rendere l’idea, lo “U-Space” è definito come un “sistema di sistemi”, ossia come un network in grado di elaborare le informazioni sui voli degli altri velivoli (aerei e droni) nonché degli eventuali pericoli sulla superficie, in modo tale da modificare, all’occorrenza, la rotta del drone durante il volo.

Questi servizi si basano su un elevato livello di digitalizzazione, dove gli “automatismi” sia a bordo del drone che nella stazione di pilotaggio, sono prevalenti. Lo U-Space non deve essere considerato, quindi, come la navigazione del drone in uno specifico, definito, volume di spazio aereo, segregato e designato esclusivamente per l’utilizzo dei droni, ma come un sistema in grado di consentire il corretto funzionamento dei droni in tutte le operazioni e in tutti i tipi di spazio aereo (in particolare, ma non esclusivamente, in quello inferiore ai 150 m) e risponde alle necessità di garantire il volo a tutti i tipi di missioni, a tutti gli operatori e per tutte le categorie di droni.

Per far ciò è richiesta la registrazione degli APR, la loro identificazione elettronica ed il possesso di funzioni geo-fencing, che dovrebbe essere obbligatorie entro il 2019.

Il documento delinea alcuni principi fondamentali. Lo U-Space dovrà rispondere anzitutto ad importanti requisiti di sicurezza, tali da rendere le operazioni con i droni del tutto identiche al livello di sicurezza richiesto per l’aviazione tradizionale. E infatti, l’insieme di procedure che definiscono lo U-Space partono dall’esigenza di sviluppare un sistema simile a quello della gestione del traffico aereo per l’aviazione civile tradizionale. La differenza, tuttavia, è che il sistema di gestione del traffico aereo di droni sarà altamente automatizzato: il sistema fornirà informazioni per i droni per volare in sicurezza e per evitare ostacoli o collisioni.

In particolare, il progetto di utilizzo dello U-Space, si divide in tre fasi: quella della preparazione al volo, autorizzazione al volo, esecuzione del volo. In tutte le tre fasi, la discrezionalità del pilota è estremamente ridotta, e, peraltro, l’automazione del volo consentirà di incrociare i dati della rotta con quelli degli altri droni in volo, al fine di evitare collisioni o situazioni rischiose per la sicurezza aerea, escludendo, totalmente il pilota remoto da qualsiasi discrezionalità di manovra. Non solo. Il drone riceverà tutte le informazioni in tempo reale e, quindi anche durante il volo, in modo tale da cambiare rotta ove ciò sia necessario a causa di circostanze impreviste.

Lo U-Space permetterà dunque di intensificare le operazioni con i droni anche sulle città, aprendo così le porte ad un mercato dei servizi con i droni, con un enorme potenziale economico.

Il primo passo, per la Commissione, sarà quello di presentare nei prossimi sei mesi un concept su come le operazioni con i droni potranno essere organizzate, per poi iniziare il prima possibile le dimostrazioni dei progetti.

L’importanza di tale progetto è immediatamente evidente laddove si pensa che ad oggi, le operazioni di volo implicano quasi sempre una navigazione “a vista” in modo tale da permettere al pilota remoto di far volare il drone entro il proprio orizzonte visivo. Poche invece, sono le missioni effettuate in modalità di conduzione beyond visual line of sight (BVLOS) ossia missioni che permettono il volo al di fuori dell’orizzonte visivo del pilota. Ciò ha comportato l’impossibilità di poter sfruttare a pieno le potenzialità dei droni, soprattutto nelle missioni a lunga percorrenza, necessarie soprattutto per il trasporto di merci o posta.

Con l’ingresso dello U-Space, invece, sarà possibile effettuare missioni con un drone che si trova a chilometri di distanza dal pilota, anche se, quest’ultimo, vedrà enormemente diminuita (se non addirittura, azzerata) la sua autonomia e capacità decisionale, a favore di operazioni sempre più automatizzate, dove lo human factor sarà pressoché assente.

 

 

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