Come sta il tuo raccolto? Te lo dice il Disco AG

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Abbiamo provato il primo Disco Pro AG atterrato in Italia: una macchina talmente nuova che nemmeno i piloti di Parrot Italia l’avevano mai vista volare prima. Abbiamo fatto un test in diretta, senza rete, imparando anche da qualche errore. E ci è piaciuta così tanto che invitiamo tutti i lettori di DronEzine a venire a vederla dal vivo il 27 luglio a Pavia, in azione su un vero campo di mais

Parrot-Disco-Pro-AGDa quando avevamo letto sul comunicato stampa della multinazionale francese  le caratteristiche del Disco AG non vedevamo l’ora di provarlo per davvero. Eravamo molto scettici sul fatto che mantenesse davvero le promesse, sulla carta straordinarie: un tuttala con 40 minuti di autonomia, abbastanza per trattare una superficie di 80 ettari, capace di volare a 80 km/h, con una camera multispettrale agricola per fornire subito all’agricoltore la mappa di vigore del suo campo (anche con i consigli di trattamento) appena concluso il volo. In gradi di volare in modo completamente automatico, senza nessun bisogno del pilota, salvo il fatto che deve esserci per legge, ma non deve fare nulla, solo godersi lo spettacolo del Disco che segue i suoi binari invisibili che il software gli ha disegnato nel cielo. E tutto questo per meno di 5 mila euro.

Anche i piloti e i responsabili di Parrot Italia non stavano nella pelle all’idea di provarlo, così – prima ancora che il personale di Parrot ricevesse il corso di aggiornamento professionale a Parigi – abbiamo deciso di provarlo subito, facendo una missione vera, su un campo di mais.

Sul campo

Schermata 2017-07-11 alle 21.59.35Le prove di volo le abbiamo fatte ospiti del campo volo Club Astra, scuola di volo per piloti professionisti di SAPR convenzionata con DronEzine a Mezzana Bigli (Pavia), volando su uno dei campi di mais vicini alla pista di volo. Per capire il valore dell’output che riceveremo dal Disco abbiamo chiesto lumi a Donatello Sandroni, agronomo della rivista Macchine e Trattori, partner di DronEzine per quanto riguarda i droni “verdi.

Cosa c’è nella scatola

Il Disco AG viene fornito con un pratico (e dobbiamo dire molto bello) zainetto per portarlo sul campo, che contiene oltre alla macchina e alla camera Sequoia (che da sola costa quasi 4 mila euro) anche tre batterie di ricambi. Esteticamente il Disco agricolo è praticamente identico a quello normale, venduto come drone consumer anche nei supermercati a un prezzo molto più basso di quello dell’AG (4.500 euro il drone agricolo, un migliaio o giù di li quello normale).

Esteticamente. le differenze sono solo due: una feritoia sul dorso per raffreddare la camera agricola, che  scalda parecchio essendo una multispettrale con cinque lunghezze d’onda: ottico, Verde (550 BP 40), Rosso (660 BP 40), Red Edge (735 BP 10) Infrarosso vicino (790 BP 40).

Insomma cinque camere in una, chiaro che la corrente che serve non è poca, e infatti l’autonomia è inferiore del 10% rispetto al fratello fotografo: 40 minuti contro 45.

Seconda differenza, la presenza sempre sul dorso del sensore di luminosità, montato sul lato superiore del drone, che registra l’intensità della luce emanata dal sole nelle stesse quattro bande spettrali. In questo modo, riprese fatte in condizioni di luce diverse (magari perché un giorno c’era il sole e nell’altro il cielo era nuvoloso, oppure a orari diversi nella stessa giornata), possono essere confrontate senza problemi.

A sinistra il Disco normale, a destra il PRO AG: si noti la feritoia per il raffreddamento della camera Sequoia e il sensore di luce

A sinistra il Disco normale, a destra il PRO AG: si noti la feritoia per il raffreddamento della camera Sequoia e il sensore di luce

La camera Sequoia accoppiata al sensore di luce

La camera Sequoia accoppiata al sensore di luce

Attenzione, però: la presenza della multispettrale qualifica il Disco come un SAPR, non certo come un aeromodello: ricordiamoci che per il Regolamento Enac nessun aeromodello può portare in volo un payload che lo qualifichi per le operazioni specializzate. Sappiamo bene che ciò non si applica alla camera di bordo (a proposito, sì, è la stessa del Disco “Normale”) ma si applica certamente a una multispettrale professionale. Per il pilotaggio è necessario un attestato di pilota remoto VL/Ap, cioè ala fissa con peso massimo al decollo inferiore a 4 kg. Purtroppo, nonostante il peso inferiore al chilo, non può essere considerato inoffensivo (cosa che permetterebbe di usarlo senza dover attivare uno scenario standard critico nei campi in contesto urbano o attraversati o costeggiati strade, ferrovie eccetera) per la mancanza di protezione delle eliche, almeno non così com’è.  Un problema di cui soffre anche il fratello maggiore eBee. Però, e questa è una buona notizia, solo per i soci DronEzine il Disco AG viene considerato inffensivo a livello assicurativo, e ciò significa un premio minore: bastano 198 euro/anno.

Fattore umano

Schermata 2017-07-11 alle 22.07.10

Il fattore umano non dovrebbe entrare per nulla in un volo agricolo, visto che nessuno al mondo potrebbe mai pilotare a mano un drone con la precisione richiesta dal software per la mappatura di vigore. Ma quando di mezzo c’è il Masali, beh, il fattore umano riesce lo stesso a imbrogliare le carte.
Ma andiamo con ordine. Il profilo di missione del Disco agricolo è molto semplice e si articola in quattro fasi:

1. Si dice a Pix4D Capture dove si trova il campo da trattare e si impostano i parametri come la quota di volo
2. Si lancia il Disco e lo si guarda mentre vola sul campo
3. Si inviano i dati ripresi dalla Sequoia a Airinov, che in capo a un oretta ci restituisce l’analisi del campo

pix4dFacile, no? Come si fa a fare pasticci con una procedura così a prova di Masali? Semplice: il volo comincia con la definizione sul tablet attraverso il software Pix4D del percorso che il drone dovrà seguire, ed è una procedura estremamente semplice, praticamente con un dito si dice al drone qual è il campo da trattare e si imposta la quota di volo (nel nostro caso, 90 metri). Sulla base della quota prescelta, il software calcola da solo quanti passaggi serviranno e quanto dovranno essere ravvicinati: più in alto si vola, più faremo prima e occorreranno meno passaggi, ma la risoluzione sarà inferiore visto che le riprese saranno fatte più dall’alto. Il software calcola da solo se avrà abbastanza autonomia e se la distanza dal pilota non sarà eccessiva per completare la missione,poi  se tutto va bene (e se il segnale GPS è sufficientemente robusto) la checklist automatica darà il consenso alla missione, altrimenti Pix4D ci terrà a terra e non ci da il permesso di decollare. Visto che nella checklist tutto era verde, il Masali ha pensato bene di lanciare il Disco, che è decollato con la solita autorevole rampa di salita, ha fatto il suo bravo  lotitier (il giro di orientamento e calibrazione che il Disco fa sempre una volta raggiunta la quota impostata) e poi si è diretto verso il campo. Tutto bene? Ni, dopo essersi addentrato qualche metro nel mais, il drone è tornato indietro come se il granturco gli facesse schifo ed è atterrato lì dove era partito. Insomma, un bel return to home e missione abortita. Il Masali si incaponisce, ci riprova due o tre volte, ma il risultato non cambia. Che succede? Il disco non funziona? I marziani hanno fatto i cerchi nel mais e il drone si è spaventato?

Fregato dalla radio

Niente di tutto ciò: il precipitoso Masali non aveva collegato il radiocomando al tablet usato per Pix4D, il che oltre a essere illegale (il pilota deve sempre tenere sotto controllo a vista il volo del drone, e intervenire se qualcosa va storto) ha anche una evidente controindicazione: la radio (o meglio, lo Skycontroller 2) ha la non secondaria funzione di potenziare il segnale WiFi, sparandolo a qualche chilometro di distanza. Senza radio, e senza potenziamento del segnale, la portata è quella del wifi del tablet o smartphone: qualche decina di metri e poi ciao, il drone chiude la missione e atterra, dimostrando più buonsenso del suo pilota.

Il plastico lancio di Na

Il plastico lancio di Nando Groppo

Chuk ha più buonsenso del Masali

Schermata 2017-07-11 alle 22.13.42Viste le occhiate truci dei piloti Parrot, Masali ha cercato di giustificarsi dicendo che era convinto che una volta che Pix4D trasmette a Chuck, l’autopilota del Disco, i dati di navigazione, il collegamento non dovrebbe più servire e dovrebbe pensarci il GPS. Magari il Masali aveva pure qualche argomento in sua difesa, ma il Disco non la pensava così, e non sentendo il link radio tornava indietro.
E non c’è molto da dire, aveva ragione lui (il Chuck, non certo il Masali). In conclusione, per volare la radio serve sempre, e i piloti Parrot hanno dimostrato al mortificato direttore come semplicemente agendo sugli stick il controllo passava immediatamente dal Pix4D al pilota umano.
Risolto il problema, il Disco ha fatto senza problemi tutta la sua missione, completamente automatica dal lancio (anche da lanci men che perfetti, come si vede dal filmato) all’atterraggio. Abbiamo fatto diversi voli, mentre cambiavano le condizioni meteo: siamo partiti con il caldo assassino del mezzogiorno di Luglio in quel calderone infernale che è il Pavese sotto il solleone, senza un filo di vento, finché l’avvicinarsi di un temporale estivo ci ha regalato l’ombra di minacciosi cumulonembi e vento sempre più forte, fino ad arrivare a raffiche discrete, ma nulla che potesse mettere in crisi il Disco, che sotto il caldo torrido o sotto le raffiche ha sempre seguito la sua missione automaticamente, assolutamente sui binari, e Pix4D scattava le foto georeferenziate dalla Sequoia, sempre precise e perfettamente distanziate, mostrandoci sul tablet il punto esatto dove avvenivano gli scatti. A proposito, il caldo oltre i 32 gradi ha messo a dura prova sia i piloti (abbiamo svuotato il frigo di Nando Groppo, che ci ha messo a disposizione un sacco di bottiglie d’acqua fresca) non ha minimamente impensierito il Disco. Mentre in compenso ad alzare bandiera bianca è stato il tablet della Mela, che a un certo punto è andato in crisi termica e ha detto “ragazzi, ora pigliatevi un poco di pausa che io devo raffreddarmi”.

La mappa, il premio dopo tante fatiche

mappaDopo l’ultimo atterraggio, è bastato togliere la scheda dalla Sequoia e inviare gli scatti al cloud di Airinov, che dopo un’oretta ci ha restituito la mappa di vigore. Da questa anche noi che siamo profani e non contadini capiamo che il campo del vicino sta molto bene, fin meglio della gramigna che ricopre la pista di volo, c’è solo una striscia di piante che soffrono un pochino e potrebbe valere la pena di andare a vedere che cosa c’è che non va. Dalla analisi di Airinov, più il colore è rosso vivo più le piante stanno crescendo bene. Dove è blu son praticamente morte, e infatti dal campo analizzato il blu lo troviamo nei piazzali di cemento degli aerei e negli hangar, che non sono esattamente noti per vegetare bene. E una spruzzata nell’erba della pista, stressata dai frequenti decolli e atterraggi degli aeroplani, oltre all’olio e benzina sparata dai motori che non fa molto bene alle piante. Il campo di mais, che è la parte rettangolare più rossa, sta molto bene, ma c’è una zona di piante che soffrono, quella specie di “lago” azzurro proprio a ridosso della strada. Suggeriremo al vicino agricoltore di andare a darci un’occhiata visto che dalla mappa di vigore si capisce che c’è qualcosa che non va ma non sappiamo cosa, qui è ancora importante l’occhio e l’esperienza dell’agricoltore. Per avere un parere più autorevole, abbiamo chiesto a Furio Oldani, direttore di Macchine e Trattori, di darci il suo parere: «Dall’esame delle mappe emerge che il sistema proposto da Parrot rappresenta sicuramente uno strumento prezioso per monitorare lo stato di salute di una qualsiasi coltivazione. Permette infatti di effettuare in tempi brevi rilievi fotografici e scansioni che altrimenti potrebbero essere effettuate solo con un grosso impegno in termini di tempo e strumentazione. Al momento, per quanto è dato a sapersi, le mappe sono però solo uno strumento di indagine, non in grado di identificare i motivi alla base di eventuali anomalie e non utilizzabili per pilotare direttamente mezzi e attrezzature. Ciò in quanto non sono disponibili correlazioni attendibili tra le quantità di azoto e/o di umidità dei terreni e le letture della fotocamera aerotrasportata. Problema che invece non si pone effettuando gli stessi rilievi con un sensore OptRx il cui utilizzo è però soggetto a problematiche diverse da quelle proposte dalla camera multispettrale del Disco. Nel caso in cui  Parrot superasse tale handicap e mettesse a disposizione degli agricoltori dati di output direttamente gestibili dai sistemi di bordo dei trattori, il Disco AG diventerebbe uno strumento di lavoro insostituibile in ogni azienda agricola».

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