NATO: esercitazioni coi droni nell’ambito di Dynamic Messenger 2023

Droni sempre più centrali nelle operazioni NATO. Di recente, mezzi unmanned di superficie, di aria e sottomarini sono stati protagonisti di una giornata di visite che ha segnato la conclusione dell’esercitazione portoghese REPMUS (Robotic Experimentation and Prototyping with Maritime Unmanned Systems) e il conseguente passaggio all’esercitazione Dynamic Messenger 2023, che si sta svolgendo in Portogallo presso il Centro di Sperimentazione Operativa Navale a Tróia e terminerà domani, con la partecipazione di 14 Stati tra cui ovviamente anche l’Italia.

Come spiega il sito ufficiale della NATO, le esercitazioni e gli incontri di questi giorni sono state l’occasione per presentare tecnologie, condividere le migliori prassi e dimostrare le capacità che plasmeranno il futuro delle operazioni NATO, con Dynamic Messenger che è focalizzata sull’integrazione dei sistemi marittimi senza equipaggio nelle operazioni marittime, mentre l’esercitazione REPMUS si concentra più sullo sviluppo delle capacità e sull’interoperabilità. L’esercitazione a terra ha coinvolto circa 1100 persone tra civili e personale militare, mentre altre 1000 risorse saranno coinvolte a bordo delle navi partecipanti.

Video: droni nelle esercitazioni della NATO

Nel video, tra una dichiarazione e l’altra di generali e altri addetti ai lavori, si apprezzano droni terrestri (chiamati “cani robot”), droni sottomarini o che navigano sull’acqua, e tanti droni che volano, sia con design simile ai tradizionali elicotteri, sia con forme più originali.

Nell’esercitazione i droni aerei sono decollati da una nave, che nello specifico è la Furor, appartenente alla Marina spagnola. Come riporta l’Agenzia Nova, questi sono impiegati principalmente per svolgere operazioni di sicurezza e sorveglianza, e tra questi velivoli troviamo i M5d Airfox, aeromobili a pilotaggio remoto che si ricaricano con pannelli solari e sono in grado di volare a una velocità di 45 nodi, con un range di volo di 18 miglia nautiche e dieci ore di autonomia. Ma a bordo della nave ci sono anche gli Alpha A 900, ossia droni elicottero molto versatili che possono essere impiegati in operazioni di monitoraggio, ispezioni, mappature di intere aree di interesse specifico ma anche in attività logistiche, visto che possono trasportare un carico di massimo 6 kg.

I droni marittimi sono invece destinati soprattutto al de-mining, ossia all’individuazione e alla rimozione delle mine navali, purtroppo tuttora presenti in molte aree marittime e usate nei conflitti. Come spiegato da Bjarte Haugsvaer, capitano della Marina norvegese, questi mezzi sottomarini hanno un’applicazione molto specifica, e cioè sfruttano le loro camere e i loro sensori per raccogliere dati su una determinata area, fino a 60-70 metri di profondità. Il loro lavoro si rivela cruciale per proteggere infrastrutture critiche sottomarine, per attività belliche contro le mine navali, e in generale per operazioni di sicurezza, “guerra sottomarina” e operazioni anfibie, senza dimenticare missioni sanitarie e di tipo logistico.