L’Inghilterra vuole la registrazione obbligatoria dei droni

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Mentre negli Stati Uniti la Faa, l’Enac americana, perde in tribunale e oltre a non poter più obbligare gli hobbisti a registrarsi prima di far volare droni e aeromodelli dal peso superiore ai 250 grammi, deve anche restituire i 5 dollari a chi si è registrato (ma la partita non è chiusa, molto probabilmente il Congresso reintrodurrà l’obbligo), in Inghilterra  il governo May prevede di introdurre nel Regno Unito la registrazione obbligatoria, sempre per chi supera la fatidica soglia.

In Inghilterra la legislazione sui droni è caotica e incomprensibile, come spesso accade nei paesi che seguono la Common Law, il diritto anglosassone: sono più i tribunali e le varie corti locali a fare la legge più che il Parlamento. Così tra decisioni locali, documenti delle Authority aeronautiche, contee, città, enti vari diventa un minestrone in cui raccapezzarsi è davvero difficile. Inoltre le decisioni a vari livelli tendono a contraddirsi l’un l’altra: per esempio nessuna norma generale vieta agli inglesi di volare nei parchi cittadini, ma di fatto tutti gli otto Parchi di Londra sono no fly zone (chi volesse volare in Inghilterra come turista quest’estate – o in molti altri Paesi del mondo-  trova una sintesi dei regolamenti britannici sull’ultimo numero di DronEzine Magazine, il 24, scaricabile gratuitamente). Così ci si trova nella paradossale, e pericolosa, situazione che volando in quello che apparentemente sembra uno dei Paesi più liberi d’Europa (o quasi) per il volo dei droni, il rischio di finire in galera per aver violato una norma di cui non si conosceva nemmeno l’esistenza è più che concreto.

A rimescolare di nuovo le carte ci pensa il governo di Theresa May, che punta decisa verso la registrazione obbligatoria dei droni, tutti quanti, sia che volino per hobby sia per lavoro, di massa superiore ai 250 grammi. Ancora non c’è  una roadmap e quindi una tempistica certa, ma la strada è tracciata. Dichiaratamente, la decisione è stata presa per “responsabilizzare i piloti dei droni e rispondere ai problemi di sicurezza e privacy che il loro volo comportta”, dichiarano i promotori dell’iniziativa. Non si sa nemmeno come questa registrazione dovrebbe avvenire, “probabilmente tramite una app” dicono ma ancora non ci sono certezze nemmeno su questo punto. Inoltre il Governo May intende puntare sul geofencing, rafforzando le aree in cui il volo del drone dovrebbe essere inibito dalla stessa centralina di bordo: il che ci sembra condivisibile, se c’è una no fly zone almeno che ilo pilota sia avvisato in un modo concreto ed efficace.

PIACE A DJI, ma…

La decisione inglese piace al più grande produttore al mondo di droni, la cinese DJI. Brendan Schulman, vicepresidente di DJI per gli affari istituzionali e regolamentari, scrive che “è un ottimo compromesso tra la necessità di salvaguardare il pubblico e nel contempo allargare i benefici dei droni a una fascia più ampia della popolazione”, e mette a disposizione del governo inglese l’esperienza DJI nel geofencing, nella registrazione e anche nella formazione di piloti e hobbisti. Ma, avvisa il dirigente, “è fondamentale che le resytizioni imposte all’uso dei droni siano proporzionarte e necessarie, sarebbe un errore e un rischio imporre limitazioni non necessarie all’uso dei droni“.

 

 

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