Nuovo caso di drone usato per la consegna di prodotti di contrabbando all’interno di un carcere. Giorni fa, presso l’istituto penitenziario Pasquale Di Lorenzo di Agrigento, la Polizia Penitenziaria ha infatti intercettato e bloccato un drone che stava trasportando 8 telefoni cellulari all’interno del perimetro della struttura.
Il contrabbando all’interno delle carceri facendo entrare prodotti con i droni è purtroppo un fenomeno che si registra ormai da diverso tempo e che nell’ultimo anno si è dimostrato in netta crescita, nonostante i non pochi “campanelli d’allarme” che in diversi sedi i rappresentanti dei sindacati di polizia penitenziaria hanno fatto suonare, denunciando una generale carenza di risorse e in particolare di risorse tecnologiche, adatte per affrontare questa nuova sfida alla sicurezza del sistema detentivo.
Noi stessi abbiamo più volte dato risalto al problema sulle nostre pagine, ad esempio in questo articolo in cui, alla vigilia di Ferragosto, vi raccontammo di un drone finito prima fuori controllo e poi contro un albero nei pressi del carcere di Ariano Irpino, dopo che alcuni agenti avevano avvistato e iniziato ad inseguire il pilota. Addirittura, a fine settembre, un drone è stato sospettato di aver dato manforte a un detenuto che è riuscito ad evadere dal carcere di Teramo (qui la notizia).
Per avere un’idea di come la frequenza di questa pratica stia accelerando, basti sapere che la stessa struttura di Agrigento è stata già colpita da almeno altri 2 episodi simili, uno a marzo e uno ad ottobre. E i droni sono solo i più moderni e recenti mezzi per tentare di introdurre merce illegale all’interno degli istituti penitenziari, ma quello aereo non è certo l’unico canale, perché, sempre da inizio anno, all’interno del carcere di Agrigento sono stati già sequestrati la bellezza di 35 telefoni cellulari.
Proprio questa estate, il Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) ha siglato anche un accordo con l’ENAC, con il fine di innalzare “il grado di vigilanza grazie alla sorveglianza aerea del perimetro esterno e interno degli istituti e sarà più agevole svolgere attività di monitoraggio in caso di rivolte interne da parte dei detenuti o di manifestazioni di protesta all’esterno delle mura di cinta da parte di gruppi organizzati. L’uso di droni permetterà inoltre di rendere più efficaci le operazioni di ricerca di detenuti evasi e più incisiva la caccia ad altri droni utilizzati per introdurre oggetti illeciti nelle carceri. Infine, sarà più semplice monitorare dall’alto lo stato delle strutture penitenziarie, degli impianti di sicurezza e degli interventi di edilizia.” è stata sicuramente una decisione sacrosanta, ma sulla cui utilità nel concreto, a distanza di mesi, viene lecitamente da interrogarsi. Almeno leggendo queste notizie.




