In Antartide, l’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e altri enti nazionali si affidano a strumenti sempre più moderni e tecnologici, sia per portare avanti la ricerca scientifica che per monitorare lo stato delle infrastrutture presenti sul territorio. Tra questi mezzi ci sono laser e software per l’elaborazione di immagini, video e modelli 3D, e soprattutto droni, che devono misurarsi con le condizioni estreme dell’ambiente polare.
Come ENEA spiega in un post pubblicato dall’account ufficiale dell’agenzia su Facebook, queste tecnologie d’avanguardia offrono un contributo determinante in moltissime attività diverse, come ad esempio la gestione efficace delle piste per il decollo e l’atterraggio degli aerei, i controlli periodici delle strutture, il monitoraggio di laghi ghiacciati e più in generale la documentazione dei lavori di ricerca e la misurazione topografica/cartografica delle varie zone, soprattutto quella dove si trova la Stazione Mario Zucchelli.
Proprio nei pressi della storica stazione di ricerca italiana, infatti, sorge la nuova aviopista di Boulder Clay, una superficie semi-preparata che è stata progettata e realizzata “su terra” da ENEA e Aeronautica Militare e che servirà, una volta a regime, al trasporto di persone e merci delle spedizioni di ricerca condotte da ENEA, Cnr e OGS. I droni in questo caso sono stati adoperati assieme alle altre innovative soluzioni tecnologiche per analizzare gli effetti degli atterraggi dei velivoli e dell’inverno antartico sulla nuova pista.
Gianluca Bianchi Fasani dell’ENEA, responsabile tecnico dell’opera e capo spedizione presso la stazione Mario Zucchelli della 39a spedizione italiana in Antartide, spiega infatti che “I droni, che abbiamo utilizzato come strumenti di supporto decisionale e monitoraggio sin dalle prime fasi di costruzione della pista, hanno rilevato valori che confermano quanto pianificato, consegnandoci una struttura importante per gestire in maniera più flessibile ed efficiente gli ingressi e le uscite dall’Antartide. Ciò non sarà solo a vantaggio del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) – aggiunge – ma anche di tutte le stazioni di ricerca presenti nell’area del Mare di Ross (Corea del Sud, Germania, Cina, Nuova Zelanda), contribuendo così allo sviluppo delle attività scientifiche”.
“L’integrazione dei droni con le tecnologie di intelligenza artificiale permette di condurre diverse tipologie di esplorazioni in una terra ‘ostile’ come l’Antartide, offrendo al contempo una notevole sicurezza per il personale, minimizzando l’impatto ambientale e il consumo di energia della ricerca, e fornendo la possibilità di giungere in siti lontani o inaccessibili all’essere umano, con una precisione e ripetibilità delle misurazioni insuperabili” commentano i tecnici dell’ENEA.
Volare coi Droni in Antartide
Ovviamente questi strumenti devono affrontare considerevoli sfide, tra cui la principale consiste nelle bassissime temperature e nelle forti raffiche di vento. I droni si affidano a batterie per l’alimentazione e, sappiamo quanto le temperature sotto zero possano nuocere al loro funzionamento. Ecco perché le batterie dei droni che operano in questi ambienti devono essere dotate di appositi sistemi di riscaldamento che garantiscano il loro funzionamento, anche perché fronteggiare le impetuose raffiche di vento, restando in volo finché è possibile, richiede anche molta più energia.
“L’utilizzo dei droni in Antartide è regolamentato a livello internazionale e necessita di una fase di apprendimento al volo in questo ambiente estremo e l’adozione di particolari precauzioni. Infatti, in territorio polare il campo magnetico è molto debole e il valore della declinazione magnetica è elevato. Questa condizione comporta problemi di navigazione fino al rischio di perdere il controllo del drone”, commenta Riccardo Scipinotti ricercatore ENEA dell’Unità tecnica Antartide e attualmente capo spedizione presso la stazione italo-francese “Concordia”, a oltre 3 mila metri sul plateau antartico. “Inoltre – aggiunge – poiché le basse temperature inficiano il funzionamento delle batterie del drone, queste devono essere dotate di sistemi di riscaldamento che, se da un lato ne riducono la durata, dall’altro ne garantiscono il ciclo di vita. In ultimo, bisogna prestare attenzione alle improvvise raffiche di vento, spesso frequenti in Antartide, che mettono a rischio la stabilità del drone”.




