Sorveglianza lungo il confine: i droni svizzeri disturbano il sonno dei residenti

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La frontiera italo svizzera è sorvegliata da droni che pattugliano il confine soprattutto di notte, a caccia di criminali e trafficanti di migranti. Il problema è che un numero sempre maggiore di persone, tra quelle che risiedono lungo le aree soggette a questo controllo, denuncia di non riuscire più a dormire la notte proprio per causa loro.

Esagerazioni? Può darsi. Ma a quanto pare non si tratta solo un problema di sonno leggero, visto che un recente studio preliminare della NASA ha scoperto che per gli esseri umani il ronzio dei droni è persino più fastidioso del rumore di automobili e camion. Addirittura la rivista specializzata New Scientist afferma che il rumore prodotto dai droni sarebbe paragonabile per l’orecchio umano al suono di un’automobile molto più vicina. Il discorso si ricollega anche ai droni che sempre più appassionati fanno volare nelle aree meno urbanizzate, dove la loro presenza e il loro rumore può disturbare gli animali presenti.

Tornando al confine italo svizzero, sembra proprio che i droni ADS-95 Ranger che sorvegliano la frontiera siano effettivamente fastidiosi, considerato il coro di lamentele che si leva ormai uniforme dal Mendrisiotto, dal Luganese e dal Comasco.

Daniel Bohm, capo del comando droni 84, spiega che “tatticamente cerchiamo chiaramente di non essere sentiti. Sia per non farci notare da chi viene osservato, sia per non far subire alla popolazione rumore non necessario. Per questo cerchiamo di volare il più alto possibile”. È pur vero, però, che in caso di cattivo tempo i droni sono costretti a volare più in basso del solito, al di sotto dello strato di nuvole che altrimenti renderebbe inefficaci i sensori.

Un limite che dovrebbe venire superato con i nuovi droni Hermes 900, più silenziosi e sofisticati (dal costo complessivo di 250 milioni di franchi) che saranno in grado di volare a qualsiasi altezza e con qualsiasi tempo. Il problema è però dei più moderni sostituti si parlava già nell’ormai lontano Programma di armamento 2015, ma a tutt’oggi non è stato ancora reso noto quando entreranno effettivamente in servizio.

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