Scontri tra droni e aerei, è giallo: perché l’Inghilterra rifiuta di rivelare come ha fatto i test?

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Ormai è giallo: le autorità inglesi hanno rilasciato pochi e frammentari dati preliminari di uno studio che, pur ridimensionano le conseguenze di un (improbabile e mai verificatosi) eventuale incidente tra droni e aeroplani, mette comunque in evidenza che l’urto con un piccolo drone sarebbe più pericoloso di quello contro un uccello. Però rifiuta di dire come sono stati condotti i test e non risponde alle pesanti critiche del Drone Manufacturer’s Alliance Europe sulla metodologia impiegata nello studio.

DMAE, l’associazione europea dei costruttori di droni, non ci sta e pretende chiarezza. I bei nomi dell’industria dei piccoli droni,  DJI, GoPro e Parrot sparano a zero sullo striminzito documento, 18 pagine con tate parole e pochi fatti, con cui il governo inglese ha “dimostrato” che nonostante i jet civili resistono bene a un eventuale urto con un drone, gli elicotteri sarebbero molto a rischio e l’urto cn un drone sarebbe più pericoloso rispetto a quello con un uccello di pari peso. 

“DMAE crede fortemente che le regole sui droni devono avere alla base rigorise evidenze scientifiche” si legge in un documento dell’Alliance firmato da Daniel Brinkwerth. “ma sfortunatamente questi test sono stati condotti in segreto, e gli istituti coinvolti nella ricerca non hanno pubblicato le metodologie impiegate  e nemmeno sottoposto i risultati a una peer review con la comunità scientifica”. Insomma, poca chiarezza e metodologia criticabile, secondo la DMAE, e per di più totalmente inutile: “Quanto pubblicato finora non dà nessuna indicazione per una progettazione più sicura dei droni o per proteggere il pubblico. Chiediamo quindi alle autorità inglesi di pubblicare subito metodologia e risultati” chiedono perentori i costruttori di droni.

Richiesta di trasparenza seccamente rifiutata dal governo inglese, che si nasconde dietro non meglio specificati “security concerns”, cioè preoccupazioni sulla sicurezza che impedirebbero, a loro detta, di divulgare quello che è il minimo indispensabile per qualificare un lavoro scientifico come tale: metodologia e confronto pubblico. A noi di Dronezine sembra una scusa che non regge, e già avevamo detto che, pur non essendo scienziati, il lavoro inglese ci convince poco o nulla, prima di tutto perché gli stessi ricercatori hanno ammesso di aver fatto tutto il lavoro con delle simulazioni al computer, senza nessun esperimento reale che avrebbe potuto tarare i modelli matematici impiegati. 

il guaio è che proprio sulla base di questo studio lacunoso, opaco e decisamente discutibile, il governo inglese si appresta a varare un giro di vite sui droni. Questo non va per niente bene: se uno studio diventa l base legale per un atto legislativo, è giusto pretendere che sia fatto come si deve e con la trasparenza richiesta da sempre per qualificare un lavoro come scientifico. Altrimenti torniamo per l’ennesima volta alla caccia alle streghe, supportata da dogmi e fumose dimostrazioni fatte macinando dati in un computer senza verificarli ella realtà. Che poi il governo inglese pretenda di farci credere che non può dire come ha condotto lo studio perché altrimenti qualcuno potrebbe usare un drone comperato al supermercato come un kamikaze e abbattere un aereo, beh, ci sembra davvero una labile scusa per coprire ben altro, probabilmente un lavoro poco accurato e poco difendibile. Se non addirittura dati contraddittori che mettono in dubbio anche le conclusioni del lavoro.

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