L’ambiguità della distinzione tra aeromodelli e droni non è più sostenibile

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Di Francesco Paolo Ballirano, legale esperto in diritto aeronautico e membro del Comitato scientifico di DronEzine

Non solo gli appassionati, ma anche le forze dell’ordine e i tribunali hanno idee confuse e approssimative sulla distinzione tra aeromodelli (i droni usati per hobby) e SAPR (i droni usati per lavoro). Una situazione paradossale, e sempre meno sostenibile man mano che i droni diventano comuni nei nostri cieli, sia sotto forma di aeromodelli sia sotto forma di SAPR.

Il numero di voli di droni in prossimità degli aeroporti e dei sentieri di avvicinamento agli aeroporto è più che raddoppiato rispetto allo scorso anno. Le ultime statistiche fornite dalla British Airprox Board confermano che nei primi cinque mesi dell’anno in corso sono stati registrati 33 episodi (sette a Heathrow), relativi a potenziali collisioni tra droni ed aerei di linea.

Proprio qualche mese fa, l’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (ANSV) ha pubblicato nel Rapporto informativo sull’attività svolta e sulla sicurezza dell’aviazione civile in Italia – Anno 2016, che ha confermato tale statistica anche per l’Italia dichiarando che rispetto ai precedenti anni, vi è stata una triplicazione delle segnalazioni di interferenza da parte di droni nei confronti di aeromobili tradizionali dalle 18 segnalazioni del 2015 alle 51 segnalazioni nel 2016 (a fine pagina l’elenco delle segnalazioni pervenute all’ANSV durante il 2016).

Proprio l’ANSV ha sollevato un tema che dovrebbe portare a profonde riflessioni: la ampia diffusione dei droni non va di pari passo con la conoscenza delle regole basilari per il loro utilizzo. Un esempio su tutti viene dato proprio nel rapporto dell’ANSV dove viene specificato che la terminologia utilizzata dagli equipaggi degli aeromobili tradizionali che hanno effettuato le segnalazioni è risultata quanto mai ambigua (APR, drone, aeromodello) per cui non è stato possibile stabilire se le segnalazioni avessero ad oggetto SAPR o aeromodelli.

La questione sull’esatta distinzione tra SAPR ed aeromodelli è profondamente dibattuta. A parere dalla ANSV il problema è sostanzialmente giuridico e “come tale presenta zone d’ombra, sia in ambito nazionale (al riguardo, si veda il regolamento ENAC “Mezzi aerei a pilotaggio remoto”, ed . 2), sia in ambito internazionale [si veda, ad esempio, l’ICAO Circular 328 “Unmanned Aircraft Systems (UAS)”], la distinzione si basa sostanzialmente sulla tipologia di impiego del mezzo che, nel caso degli aeromodelli, è esclusivamente per scopi ludici (impiego ricreativo e sportivo). Conseguentemente sono APR quelli non utilizzati per fini ricreativi e sportivi”.

L’assenza di una marcata distinzione tra SAPR ed aeromodelli è peraltro foriera di ulteriori ambiguità giuridiche che comportano dei risvolti pratici di grande attualità. Specie negli ultimi tempi, infatti, le sanzioni applicate dalle forze dell’ordine (alcune, peraltro, di importo elevato) partono dal presupposto che i droni utilizzati siano SAPR e non aeromodelli, circostanza tutta da provare e dimostrare. Infatti, come noto, agli aeromodelli non si applicano i reati previsti dal codice della navigazione (inosservanza di norme di sicurezza della navigazione, art. 1231 cod. nav.; navigazione senza abilitazione, art. 1216 cod. nav.; navigazione senza assicurazione, art. 1234 cod. nav.) ma, al più, quelle previste dal codice penale.

Ulteriore conseguenza è la differente disciplina relative alle assicurazioni, obbligatoria per i SAPR, con dei massimali previsti dalla normativa europea (nonostante i dubbi di applicabilità) e facoltativa per gli aeromodelli, anche se, stante l’uso diffuso dei secondi rispetto ai primi, sarebbe bene renderla obbligatoria anche per gli aeromodelli.

La differenza tra aeromodelli e SAPR sembra quindi essere un nodo fondamentale da sciogliere per rendere più sicuro l’utilizzo dei droni.

Sotto tale aspetto, oltre ad una corretta informazione, saranno utili le future evoluzioni tecnologiche, tra tutte il geofencing e lo U-Space, in grado di poter fornire un adeguato livello di sicurezza, prima che di informazione, per coloro che vorranno utilizzare i droni nel pieno rispetto delle regole.

Quanto alla corretta informazione, è bene precisare che oltre a richiedere alla c.d. “filiera” (costruttori, rivenditori, addestratori, consulenti etc) un’attività divulgativa e di responsabilizzazione, sarebbe soprattutto compito delle autorità svolgere le dovute attività di informazione. Prime fra tutte, un’adeguata segnaletica al pari di quella prevista per la circolazione stradale, soprattutto nei parchi ed in prossimità delle infrastrutture sensibili.

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