In America come in Italia, la guerra dei poveri tra aeromodellisti e piloti di SAPR fa perdere tempo e soldi

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La rivista Forbes intervista Jonathan Rupprecht, l’avvocato esperto in diritto aeronautico che ha assistito John Taylor, l’aeromodellista che ha sconfitto la FAA, l’ENAC americana, ottenendo la pronuncia di un tribunale che ha dichiarato illegittima la pretesa dell’Authority aeronautica statunitense di obbligare gli aeromodellisti a registrarsi per far volare aeromodelli e droni sopra i 250 grammi.

La faccenda non riguarda solo gl Stati Uniti, ma è di stretta attualità anche da noi: in Italia c’è già una registrazione obbligatoria dei SAPR, i droni usati per lavoro, ma si dibatte da tempo sull’opportunità di estendere l’obbligo anche agli aeromodellisti, cosa prevista tra l’altro anche nelle bozze del futuro regolamento europeo EASA che prima o poi entrerà in vigore, anche se non ci pare che l’EASA sia esattamente un fulmine nelle sue decisioni.

La lentezza dei burocrati a stelle e strisce

“La FAA lavora troppo lentamente” accusa Ruppecht, ricordando che l’Authority americana ha cominciato a lavorare alle bozze del suo regolamento per i droni nel 2009, ma è entrato in vigore ben sette anni dopo, nel 2017. E ora va anche peggio: “La FAA sta rallentando ancora, diventando sempre più cauta e circospetta per cercare di evitare le mine legali quando regolamenta la materia del volo hobbystico”. Questa è una questione spinosa non solo in America: non ci sono solide basi legali che possano consentire alle Authority aeronautiche di regolamentare il volo degli aeromodelli, che non sono aeromobili e quindi sono fuori dalla loro giurisdizione. Anche in Italia gli aeromodellisti avevano fatto ricorso nel lontano luglio 2014 alla Presidenza della Repubblica contro la legittimità del regolamento ENAC per quanto riguarda gli aeromodelli, come ben sappiamo perdendo il ricorso. Tuttavia, per le authority aeronautiche è impossibile legiferare sui droni professionali senza in qualche modo distinguerli dagli aeromodelli, che sono l’altra faccia della medaglia. Quindi, ben sapendo di muoversi su un terreno minato, sono costrette a legiferare insieme su aeromodelli e SAPR, esponendo il fianco a possibili sconfitte in tribunale, prosegue Rupprecht: “La FAA ha fatto molte cose illegali nel 2015. Accogliendo il nostro ricorso il tribunale si è espresso solo su un aspetto specifico del regolamento americano sugli aeromodelli, ma ci sono molte altre mine legali là fuori”. Così la FAA si muove con i piedi di piombo, rallentando sia la nascita di nuove regole sia la modifica di quelle già emesse. A questo, aggiungiamo noi, non giova l’allergia del presidente Trump alle regolamentazioni, che spinge ad una cautela aggiuntiva. Così siamo al paradosso che la comunità dei SAPR americani implora Trump per avere più regole, specialmente quelle promesse dalla FAA che permetterebbero il volo furi dalla vista del pilota e di notte, de cose che a onor del vero ci sono nel nostro regolamento italiano ENAC.

Confusione tra aeromodelli e SAPR 

La FAA pare avere copiato pedissequamente la nostra ENAC anche nella fragile, sfumata e ambigua distinzione tra aeromodelli e SAPR. In America, il volo hobbistico ricade nella sezione 336 del regolamento FAA, analogo al nostro articolo 35 del regolamento ENAC. Anche negli USA gli aeromodelli possono essere usati solo per divertimento e per sport, e in più devono seguire le regole di sicurezza “community based”, in pratica i regolamenti delle associazioni degli aeromodellisti (nell’originale inglese, the aircraft is operated in accordance with a community-based set of safety guidelines and within the programming of a nationwide community-based organization). Peccato che, in America come in Italia, moltissimi utenti di droni non sono mai stati aeromodellisti e non hanno la minima idea nemmeno della stessa esistenza dell’autoregolamentazione degli aeromodellisti, causando incomprensioni e polemiche tra piloti di SAPR (UAV, come li chiamano negli USA, e aeromodellisti), accusati di concorrenza sleale, mentre dal canto loro gli aeromodellisti accusano gli operatori SAPr di aver distrutto il loro hobby causando l’intervento dell’Authority aeronautica nel loro svago. Polemica già sentita, vero? “In pratica” conclude l’avvocato americano, “tutti, compresi i media e l’industria, devono sforzarsi di capire la differenza tra ‘336 protected recreational flyers’ (aeromodellisti) e non aeromodellisti, perché la discussione sia profittevole e il dibattito porti da qualche parte”. Già, sarebbe bello che anche in Italia qualcuno capisse la differenza tra un aeromodello e un SAPR, ma se la cosa non è chiara non è colpa della gente, ma di un regolamento – italiano o americano poco cambia- necessariamente ambiguo e confusionario, visto che entrambi nascono dal peccato originale di voler a tutti i costi considerare aeromobili quello che nel sentire comune aeromobili non sono affatto.

La guerra dei poveri tra operatori e aeromodelli fa perdere tempo e denaro

“A causa della disinformazione galoppante circa le regole dell’aeromodellismo (quelle italiane, per chi volesse approfondire, sono qui) molti gruppi, specialmente operatori di SAPR, hanno preso posizione in favore della registrazione obbligatoria degli aeromodellisti” dice ancora Ruppecht. e addirittura “vorrebbero limitare le garanzie che il Congresso ha accordato agli aeromodellisti con la sezione 336. Proprio quella che rende sicuro l’uso degli aeromodelli, mentre queste stesse organizzazioni perdono soldi e commesse non a causa degli aeromodellisti, ma di operatori senza scrupoli che volano in modo illegale e pericoloso”. Insomma, una versione americana dei capponi di Renzo, che litigano tra loro mentre vanno dal macellaio. Secondo il legale, “piloti commeciali e ricreativi dovrebbero premere sulle loro associazioni perché la piantino di attaccarsi l’un l’altro e facciano invece fronte comune con altre organizzazioni focalizzate sulla sicurezza per costringere la FAA a combattere il volopericoloso da qualunque fonte provenga. La battaglia dovrebbe essere sicurezza contro pericolo, non hobby contro business“. parole che ci sentiamo di applaudire senza se e senza ma.

E la storia non è ancora finita…

Dopo la sconfitta in tribunale, c’è un’altra causa pendente contro la FAA, il processo Taylor II, che di nuovo punta diritto al cuore delle regole FAA sugli aeromodelli, la Part 101 model aircraft regulations, che è il set di regole che riguardano la definizione di aeromodelli e il loro uso. “E’ molto probabile che la FAA perda anche questa causa” dice Rupprecht. Se ciò accadesse, mi aspetto una nuova fiammata di disinformazione  e polemiche sterili“. e quindi altro tempo e altri soldi persi, nell’infinita e perdente lotta fratricida tra aeromodellisti e piloti di SAPR.

 

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