Siamo nel campo del drone racing più rivoluzionario e assurdo, dove si può fare a meno non solo dei piloti a bordo del velivolo, come in tutti i droni, ma anche di quelli a bordo pista.
Si è concluso una settimana fa il campionato A2RL (Abu Dhabi Autonomous Racing League), che ha offerto un banco di prova concreto per valutare le reali capacità dei droni da corsa completamente autonomi. Diverse prove di gara hanno messo sotto stress algoritmi di visione, controllo e coordinamento, mostrando quanto il software sia oggi il vero fattore decisivo nelle competizioni UAV senza pilota.
AI Speed Challenge: un nuovo riferimento per le prestazioni autonome
La competizione più indicativa è stata l’AI Speed Challenge, pensata per isolare le capacità autonome pure su una pista libera da interferenze. In questo formato, i droni sono stati valutati su accuratezza percettiva, precisione di controllo e velocità massima.
TII Racing ha fatto segnare il miglior tempo assoluto, completando il giro in 12,032 secondi. Alle sue spalle MAVLAB, con un tempo di 12,832 secondi.
Stesso hardware per tutti: la sfida è solo software
Ma come funziona questa “specialità” del drone racing? Uno degli aspetti chiave del campionato è stata la totale uniformità dell’hardware di bordo. Tutti i droni hanno gareggiato con una sola camera RGB monoculare frontale e una unità di misura inerziale.
Sistemi come LiDAR, visione stereo, GPS o infrastrutture di posizionamento esterne non erano consentiti. In questo modo, ogni differenza di prestazione è dipesa esclusivamente dall’ottimizzazione software, dalla qualità degli algoritmi e dalle strategie di controllo adottate dai team.
Gare multi-drone: coordinamento e sicurezza in tempo reale
Oltre alla velocità pura, il campionato ha incluso formati di gara multi-drone, progettati per valutare la capacità dei sistemi autonomi di condividere lo spazio aereo in modo sicuro e dinamico.
MAVLAB ha conquistato il titolo nella Multi-Drone Gold Race, mentre FLYBY si è aggiudicata la Multi-Drone Silver Race. In queste prove, i droni hanno dovuto gestire in tempo reale l’evitamento delle collisioni e la pianificazione delle traiettorie in ambienti altamente dinamici.
Uomo contro AI: il pilota umano resta avanti
Nel confronto diretto Human vs AI, il campione mondiale FPV Minchan Kim ha superato il drone autonomo di TII Racing in una sfida al meglio delle nove gare.
La competizione si è decisa all’ultima manche, quando Kim ha mantenuto il vantaggio mentre il drone autonomo ha colpito una porta, senza riuscire a recuperare la gara.
Progressi evidenti rispetto alla prima stagione
Secondo Stephane Timpano, CEO di ASPIRE, il dato più interessante emerso dall’edizione di quest’anno è la crescita complessiva del livello tecnico.
Un segnale chiaro di come le corse autonome stiano diventando un laboratorio sempre più maturo per lo sviluppo di sistemi UAV intelligenti, con ricadute che vanno ben oltre il mondo delle competizioni.




