Il progetto Dream dei Politecnici di Milano e Torino studia i ghiacciai

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In tempi di siccità e cambiamento climatico, i droni possono svolgere un ruolo determinante nello studio delle risorse idriche, e consentirci di comprendere come salvaguardarle e gestirle nel migliore dei modi. Un sogno? Forse, almeno a giudicare dal nome del progetto DREAM dell’Alta Scuola Politecnica dei Politecnici di Milano e Torino (Asp), che intende studiare i ghiacciai con i droni.

drone sorvola il ghiacciao col team di ricercatori sul campoGrazie ai suoi avanzati sensori, un drone è in grado di raccogliere in completa autonomia moltissimi dati utili a valutare lo stato di salute di un determinato ghiacciaio, ad esempio generando un modello digitale delle sue quote in modo da confrontare l’evoluzione delle sue condizioni nel tempo, valutando accumuli e perdite su scala annuale. Il tutto, in tempi più brevi e in condizioni più sicure per i team di professionisti, che con le tecniche di analisi attuali sono chiamati all’azione sul campo, in condizioni climatiche spesso avverse e in territori difficilmente praticabili che li espongono al pericolo anche di vita.

Il progetto DREAM (DRone tEchnology for wAter resources Monitoring) ha scelto per i suoi test il ghiacciaio del Belvedere (Piemonte, Macugnaga), che ha un’estensione di poco superiore ai 3 km quadrati, presenta dislivelli di circa 400 metri ed è situato a contatto con la parete est del Monte Rosa. Per volare sui ghiacciai il team di DREAM, costituito dai professori Livio Pinto (PoliMi), Marco Piras (PoliTo), Riccardo Barzagli (PoliMi), Alberto Cina (PoliTo), Alberto Bianchi (PoliMi), Ing. Paolo Maschio (PoliTo), e Ing. Luca Comolli (RESTART), coordinati dal professor Carlo De Michele (PoliMi), ha prodotto il proprio drone in casa, realizzando un quadricottero con payload di 300 grammi e un’autonomia di volo di 40 minuti. L’attività svolta in DREAM ha ricevuto il premio come miglior poster al 62° Convegno Nazionale SIFET 2017 e i risultati del progetto sono under review da parte della rivista internazionale ISI “The Cryosphere”.

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