A volte ritornano: il drone Lily si rialza dalla tomba

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La reincarnazione del drone americano ha ben poco in comune con il progetto abortito miseramente: a parte il nome, e qualche raccordo stilistico con il progenitore nato morto, si tratta di una macchina completamente diversa nella forma e nella sostanza. Grazie al Cielo.

Come scrivevamo tempo fa, la un poco misteriosa azienda californiana  Mota Group ha comprato a prezzi di saldo dal curatore fallimentare le spoglie del fallito progetto Lily, 300 mila dollari per mettere le mani sui diritti del marchio Lily e gli elenchi dei clienti che hanno atteso invano il drone mai consegnato.

top Schermata 2017-09-02 alle 13.39.55Cos’abbia spinto Mota a prelevare un marchio del tutto screditato e sinonimo di opaca, per non dir peggio, gestione aziendale è un mistero, e quantomeno il buon gusto avrebbe imposto alla nuova proprietà di rimuovere dalla home page il filmato promozionale del 2015, visto che era una truffa. E invece lo troviamo sempre al suo posto.

Ma scelte discutibili a parte, i californiani hanno del tutto cambiato il progetto originale: è un drone decisamente piccolo, da 385 grammi, una via di mezzo tra lo Spark DJI e il Parrot BeBop 2, mentre il Lily defunto sarebbe stato sulla fascia dei 1200 grammi, come un DJI Phantom.  Ma anche così non si va oltre i 18 minuti di volo, limite solo parzialmente risolto fornendo una seconda batteria. L’immagine può trarre in inganno, sembra un ottocottero coassiale, ma in realtà è sempre un quadricottero e la “pala” inferiore non è altro che il carrello d’atterraggio.

In ossequio alla moda (dell’anno scorso, per la verità) il Lily Next Gen ha bracci ripieghevoli, cosa che ha costretto i designer americani a rivedere la forma a disco del Lily originario trasformandola in una fusoliera a violino che ricorda un poco quella del GoPro Karma, pur essendo decisamente meno aggraziata ed elegante. Il drone perde una delle poche caratteristiche interessanti del defunto predecessore, e cioè l’essere a prova d’acqua, caratteristica a cui si è dovuto rinunciare perché troppo complessa da realizzare su un drone ripieghevole.

Schermata 2017-09-02 alle 13.36.14Nuova anche la camera, a 4K (il Lily originale era fullHD 1080P, sulla carta naturalmente). Il costo è allineato con quello del concorrente DJI Spark: 500 dollari di base (senza radio, proprio come lo Spark) ma con la seconda batteria, mentre la versione completa (800 dollari) ha anche un case per trasportarlo e la radio, tra l’altro davvero bella, con uno schermo a comparsa che estende il range e il video di ritorno a 2,4 chilometri mentre senza radio ci si ferma a 120 metri. Tutte le configurazioni prevedono eliche di ricambio, paraeliche e caricabatterie rapido.

Il drone può essere ordinato sul vecchio sito Lily, e le consegne sono previste in un mese. Certo, comprendiamo perfettamente che Mota non è la defunta Lily Technology, ma lo stesso ci viene un certo brivido all’idea di mettere soldi sul sito Lily in cambio di una promessa…

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