Parcheggi vuoti, parchi pubblici deserti, aree industriali dismesse possono diventare scenari per operazioni non critiche?

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1383616_10202445466883799_1548071800_nIn collaborazione con Alpha Lima Aviation, OC riconosciuta ENAC,  DronEzine offre ai soci il servizio Il Consulente riconosciuto da ENAC risponde. Le risposte alle domande che riguardano i dubbi sull’applicazione del regolamento ENAC sono fornite da Paolo Omodei Zorini di AlphaLima, pilota di jet commerciali e istruttore di volo anche per SAPR e membro del Comitato scientifico di DronEzine. Oggi risponde a un lettore che si chiede se le operazioni specializzate in parchi cittadini e parcheggi di centri commerciali eccetera si possano considerare come non critiche.

Ricordiamo che tutti i logbook citati, e quindi Logbook del pilota, registro delle Operazioni e Technical Logbook sono disponibili gratuitamente sul sito di Dronezine: possono essere scaricati, stampati e dovranno essere rilegati per poter essere validi, non sono ammessi fogli separati. Per comodità, possiamo anche inviarli già stampati e rilegati al solo costo di stampa.

sto per venire riconosciuto operatore per aree non critche, e considerando che “area non critica” è intesa zona volo con distanza  maggiore di 150m da infrastrutture sensibili e di 50m da persone anche in caso di avarie e perdite di controllo, mi domandavo se si può definire area non critica anche una zona urbana/ semi urbana in cui:
– sia sia fuori ATZ
– sia sia fuori zone proibite
– si riescano a mantenere le distanze di 150m  e 50 m vincolando il drone ad un cavo, non avendo bisogno di ulteriori distanze. Così facendo probabilmente anche grandi parcheggi, centri commerciali chiusi, zone industriali dismesse,  parchi cittadini deserti possono ricadere nelle areee non critiche, o sbaglio ?  


Innanzitutto devo correggere una certa errata terminologia, sorpreso una volta in più per la grande quantità di false informazioni che rimbalzano, come si usa dire in aviazione, tra le pareti degli hangar.
Non esistono “aree” critiche. Non esisteranno mai: non è possibile, dal punto di vista del legislatore, definire a priori quale sia la tipologia di un’area teatro di un’operazione apr. Un esempio su tutti: la stessa “area”, normalmente deserta può, in determinate condizioni, essere oggetto di assembramento di persone. Un apr in questa “area” può quindi effettuare a volte operazioni non critiche (ex art. 9 reg. ENAC) ma, in determinate condizioni (assembramento nei paraggi), deve essere necessariamente garantita l’effettuazione di operazioni secondo quanto previsto dall’ art. 10 (operazioni critiche).
Definita la condizione corretta (quindi OPERAZIONE non critica o critica, mai area) e verificati dal regolamento i requisiti relativi, è necessario procedere secondo quanto previsto dagli artt. 9.1 (op. non critiche) o generalmente 10.5 (op. critiche che non prevedono il sorvolo di persone non indispensabili). Per l’art. 10.6 stiamo aspettando ancora un costruttore in grado di creare un sistema compliant ed è pertanto prematuro parlarne.
La vecchia nomenclatura degli scenari misti, secondo quanto previsto dalla nota esplicativa ENAC del 17 dicembre 2014, è ancora valida ma nella pratica sostituita quasi del tutto con i più facili (per gli operatori) scenari standard, nei quali viene indicato addirittura lo spessore del buffer in diverse condizioni, con e senza cavo di ritenuta. Sono in ogni caso scenari esclusivamente caratteristici di operazioni critiche.
E’ da ribadire che il cavo non varia mai la tipologia di operazione ma influisce sicuramente sull’area di buffer prevista.
L’art. 27 definisce il rispetto delle distanze minime per operazioni condotte in accordo all’art. 9 ovvero 150 metri da aree congestionate e 50 da persone isolate. Non vi è una distanza minima specifica da infrastrutture sensibili, in quanto vige comunque il divieto di sorvolo ma le caratteristiche tecniche dell’apr potrebbero richiedere margini differenti, addirittura maggiori.
Concludendo: le tipologie di aree proposte possono sicuramente essere teatro di operazioni apr ma non è possibile stabilire a priori la loro criticità e, anche se propenderei fortemente per un art. 10 eventualmente in scenario standard, indipendentemente dall’utilizzo di un cavo di ritenuta, specialmente nei parchi in città. Ma senza un’adeguata analisi del rischio è impossibile saperne di più: non escludo pertanto ci possano essere a volte opzioni meno complesse.
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