Il drone sicuro è quello che si rompe

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Man mano che proseguono e analisi dei risultati dei test Virginia Tech sugli effetti dell’impatto dei droni sulle persone, emergono dati interessanti che serviranno all’industria per fare robot volanti sempre più sicuri. Una ricerca di importanza fondamentale in vista di un domani sempre più vicino in cui i cieli saranno pieni di droni.

I ricercatori americani lanciano sui manichini da crash test droni commerciali del peso variabile tra 1,2 e 11 kg (dai Phantom a macchine belle grosse dunque). I manichini sono equipaggiati con sensori su collo e testa per capire quanto male ci si può fare a pigliarsene un sulla zucca. I danni sono molto variabili, visto che molto variabile è la dimensione dei droni, velocità e angoli di impatto: si va da qualche graffio a seri danni al collo e alla testa. Come era facile immaginare anche senza rompere drone e manichino, più il drone pesa più ci si fa male. un Phantom ha una possibilità su dieci di fare danni seri, un mostro da 11 chili ha il 70% di probabilità di mandarci al pronto soccorso in codice giallo o rosso. O all’obitorio.

Inoltre il danno è maggiore se il drone vola contro le persone (come nelle prime scene del filmato qui sopra) rispetto a quando ci cade “semplicemente” addosso.

Se questa conclusione era tutto sommato scontata, esatte percentuali a parte, più interessante è la considerazione che il drone fa molto meno male se si rompe all’impatto, dissipando così parte dell’energia dell’urto. Cosa che può seriamente aiutare le aziende produttrici a studiare droni più sicuri. esattamente come accade con le automobili, che prima di essere messe in commercio devono dimostrare di saper proteggere non solo i loro occupanti, ma anche i pedoni, così i droni potrebbero avere il loro bollino blu che garantisce che non ci fa troppo male se ci piglia in testa.

I dati della ricerca sono disponibili sul bollettino Annals of Biomedical Engineering.

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