Droni nelle ATZ senza NOTAM: la decisione spetta sempre e solo a ENAC e ENAV

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Di Giuseppe Colantoni, ENAC

Abbiamo pubblicato nei giorni scorsi articoli in cui operatori raccontavano la loro esperienza di volo in ATZ senza che sia stata necessaria l’emissione di un Notam.
Il Tenente Colonnello Giuseppe Colantoni di ENAC precisa che il regolamento ENAC non è cambiato, e la valutazione sul fatto che il Notam sia o meno necessario è sempre e solo di ENAC ed ENAV che decidono caso per caso: quindi l’autorizzazione va sempre chiesta, in ogni caso.
Il Regolamento ENAC “Mezzi aerei a pilotaggio remoto” vieta le operazioni di APR in ATZ a meno di specifica autorizzazione di ENAC. Tale autorizzazione viene formalizzata a seguito di inoltro alla Direzione Aeroportuale ENAC competente per territorio del Notiziario Speciale (Allegato “A” alla Ciircolare ATM-05A). Il processo della richiesta prevede anche valutazioni da parte di ENAV o di altro Fornitore di Servizi della Navigazione Aerea presso uno specifico aeroporto civile, ovvero dell’Aeronautica Militare in caso di aeroporti militari e militari aperti al traffico civile, al termine del quale sarà espresso un parere sulle interagenze dell’attività del “drone” con e procedure di volo dell’aeroporto in questione. Spetta, infine, ad ENAC, sulla base delle suindicate valutazioni tecnici/operative definire i termini dell’autorizzazione (che va sempre data a prescindere anche dal peso del drone) e stabilire se necessario o meno emettere il Notam informativo per al segregazione dello spazio aereo (“Temporary Segregated Aerea” TSA).
Nella fattispecie, il volo nell’idroscalo di Milano citata da Dronezine è stata gestita direttamente dalla Direzione Aeroportuale Lombardia di ENAC (con sede a Linate), per la quale sono state concordate procedure operative con ENAV Linate ed evidentemente valutata non necessaria l’emissione del Notam, in quanto l’altezza di volo era inferiore agli ostacoli circostanti. Tale esperienza non deve però portare gli operatori fuori strada ossia fargli acquisire un’informazione distorta...le valutazioni tecniche spettano ad ENAV ed ENAC ognuno per la loro competenza.
Vorrei sottolineare che, siccome i droni sono classificati “aeromobili” (anche i “trecentini” come chiamati in gergo), per stabilire se le operazioni interferiscono con le procedure strumentali degli aeroporti, bisogna applicare dei criteri rigidi e calcolare aree di “buffer” verticale al di sopra dell’altezza massima del drone che possono arrivare fino a 500 ft (150 m)…in sostanza 500 piedi di “cuscinetto” sopra 30 metri del drone fanno un totale, in piedi di 600 ft. Per gli ostacoli “fissi” tali buffer sono più bassi. Tuttavia, da normativa ENAC, non si può assimilare il drone agli ostacoli fissi a meno che il drone stesso non sia provvisto di cavo di vincolo (solo in questo caso valgono gli stessi criteri).
Aggiungo inoltre, che tali valutazioni possono variare, anche notevolmente, da aeroporto ad aeroporto, oltre che non essere accolte a causa delle specifiche situazioni di traffico aereo presenti sull’aeroporto. E mi riferisco ad aeroporti congestionati oppure a posizioni rispetto alla pista sfavorevoli (lungo la direzione di atterraggio/decollo piuttosto che lateralmente), oppure ad aeroporti militari.
Concludendo, la normativa ENAC, allo stato attuale, non è cambiata, pur essendo oggetto di modifiche e di adeguamenti che auspichiamo di pubblicare entro fine anno o al massimo all’inizio del 2018. Sono, altresì, costituiti gruppi di lavoro di sperimentazione e di ottimizzazione delle attività professionali dei droni, in particolar modo quelle nelle vicinanze degli aeroporti e sulle aree critiche dei centri urbani. Questo, sicuramente, rientra nei compiti istituzionali dell’ENAC che rimane sempre a disposizione degli utenti e degli operatori APR per qualsiasi chiarimento sulle procedure da applicare e sulla Normativa in vigore.
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