TwoDots Robin: drone giocattolo HD palmare e ripieghevole

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Alla lontanissima il Robin di TwoDots sembra un po’ un micro DJI Mavic: ripieghevole, con una grande telecamera frontale. Ma naturalmente la similitudine è solo estetica: a parte che è molto più piccolo, sta nel palmo della mano, il Robin è un giocattolo con motori a spazzole e una camera HD 720p. Un giocattolo molto curato, a dire il vero, che fa una gran bella figura sotto l’albero di Natale.

La varesina TwoDots secondo le rilevazioni GFK è diventata (per volume) il primo venditore italiano di droni nella GDO, che sarebbe come dire le catene dell’elettronica di consumo. Una posizione conquistata grazie alla qualità molto alta dei suoi prodotti: giocattoli, certamente. Ma gran bei giocattoli, ben fatti e dalle doti di volo sorprendenti per macchine così piccole. Tutti i TwoDots prendono il nome da un uccello, e il Robin (che sarebbe il pettirosso) non fa eccezione.

Con un peso forma inferiore a un etto, stiamo parlando di una macchina veramente minuscola, alla quale in effetti i bracci ripieghevoli non è che aggiungano molto in quanto a portatilità, ma permettono di inserire il drone nella (veramente bella e ben fatta) borsetta di trasporto, a effetto carbonio, che protegge il minidrone dalla polvere e dagli urti, grazie alla schiuma densa e di alta qualità. C’è anche un moschettone per appendere il drone da qualche parte (come portachiavi sarebbe comunque un poco scomodo, ammettiamolo) e nella confezione entra tutto quello che serve: drone, accessori, batteria e caricabatteria. Peccato che non ci entri anche la radio, sarebbe stato bello avere tutto lì a portata di mano. A proposito di accessori, c’è davvero tutto quello che serve: cacciavite a stella, brugola, chiavetta per estrarre le eliche, eliche di ricambio (occhio che non basta guardare il colore: ce ne sono due nere e due rosse, ma se le sostituiamo attenzione che in ogni coppia una è sinistrorsa e l’altra destrorsa, bisogna fare attenzione a montare quella giusta). Tra gli accessori ce ne è anche uno che non ci servirà a nulla: un adattatore USB per schedine di memoria. ma il Robin la schedina non la usa, foto e riprese vengono registrate sul cellulare. Ma grazie comunque, è un piccolo attrezzo sempre utile in mille occasioni, Robin a parte.

Radio

Il Robin può essere pilotato sia con il cellulare sia con la radio. Che è una gran bella radio, a essere sinceri: di generose dimensioni, si impugna molto bene. Oltre agli stick, ha solo tre comandi attivi: il pulsante di accensione, il tasto per il decollo e atterraggio automatico e un pulsante per mantenere l’hovering. Che però, in mancanza di GPS e sensori di precisione, e potendo contare solo sul barometro, non è che funzioni granché: cioè intendiamoci, la quota la tiene, ma se c’è anche solo un filo di vento il nostro drone se ne andrà via con la brezza. Interessante, e molto utile, è il beep che ci avvisa se il drone sta allontanandosi troppo e rischia di uscire dalla portata radio, un’ottantina di metri (che scendono a 40, e anche meno, se pilotiamo il Robin con il cellulare). La radio ha un molto pratico e funzionale braccio a scomparsa per fissare il cellulare, che è indispensabile perché è vero che il drone vola anche solo con la radio. Ma appunto vola e basta, per registrare foto e video il cellulare è fondamentale. Gli stick hanno una curiosa forma a fungo, un po’ da videogame: sembrano scomodi rispetto agli stick classici ma alla prova dei fatti ci si abitua subito.

Prima di volare

Per prima cosa bisognerebbe leggere e capire i manuali, ma il Robin i manuali non li ha, ha solo una quick guide con le operazioni preliminari: la documentazione andrebbe scaricata dal sito TwoDots, ma la macchina che ci è stata fornita per la prova ancora non è disponibili sul mercato e  manuali non ci sono ancora.
in compenso troviamo l’opuscolo #IoVoloSicuro di DronEzine, un manualetto della nostra Casa editrice che spiega in modo semplice e chiaro come si usano nel rispetto della legge i droni amatoriali, ed è in dotazione a tutti i droni TwoDots da ormai più di un anno.
Comunque dei manuali possiamo fare facilmente a meno. Estraiamo la batteria, che è customizzata e si adatta solo al Robin e la mettiamo in carica usando o un caricabatteria da cellulare oppure una porta USB del computer.  I tempi di carica sono ragionevoli, poco più di un ora per riempire di elettroni la batteria da 350 mAh che basta per 6 minuti di autonomia. Dopo di che apriamo le braccia del drone (un bel clic sonoro ci segnala che sono correttamente bloccate) e dopo un rapido controllo che le eliche siano ben fissate (sono già fissate in fabbrica ma non si sa mai) dovremo scaricare la app (per iOS e Android) e fissiamo il cellulare al supporto a scompara sulla radio. Ora siamo pronti a volare. A proposito di eliche, se dobbiamo sostituirne una attenzione al verso: ce ne sono due rosse e due nere, ma per ogni coppia una è sinistrorsa e l’altra è destrorsa, se montiamo quella sbagliata il drone non volerà mai. Quindi se ne perdiamo una, confrontiamo quella che montiamo con l’altra dello stesso colore: deve essere simmetrica, non uguale.

In volo

Piccolo com’è, il Robin è perfettamente a suo agio indoor, ma anche all’esterno se la cava. Attenzione al vento: non avendo sensori e nemmeno GPS, anche premendo il tasto hovering il drone deriva portato a spasso da Eolo. Le riprese della camera frontale non sono stabilizzate, e si vede. Il decollo e l’atterraggio avvengono entrambi con lo stesso tasto sulla radio. Il decollo è molto deciso e strappa in aria il drone, e questo è un bene: come sanno tutti gli elicotteristi, vicino a terra per effetto suolo qualunque macchina a ala rotante si trova su un cuscino d’aria turbolenta che non è il massimo per la stabilità, meglio allontanarsi subito dal suolo di quel metro che ci permette di cercare aria pulita. L’atterraggio invece è dolce e molto rilassante. Gli stick a fungo si dimostrano pratici e comodi, e anche il movimento è fluido e senza esitazioni; nonostante ovviamente non sia una radio montata su cuscinetti ci ha convinto assai. Abbiamo trovato molto utile la funzione che ci avvisa con un beep quando il drone tende ad allontanarsi troppo dalla radio. Se si ignora il segnale il drone atterra, ma non avendo sensori mica è detto che atterri in un luogo logico, noi per esempio confidando nei beep l’abbiamo spinto al largo nel laghetto, dove un atterraggio automatico sarebbe stato catastrofico.

Riprese

La camera è bella luminosa, la risoluzione HD va anche bene, le foto sono 1280×720 pixel, ma la mancanza di stabilizzazione anche solo digitale la rende adeguata solo per un giocattolo con cui farsi selfie. Ma il Robin è un giocattolo per farsi selfie, e quindi la camera promossa (per il rotto della cuffia). Naturalmente non è all’altezza di nessun lavoro professionale, ma non è questo l’uso del piccolo TwoDots, che è un bel giocattolo offerto a 149 euro di listino. E niente di più, niente di meno. L’autonomia di volo da noi rilevata è alquanto risicata, 5 minuti e non di più.

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