Collisione drone vs aereo, uno studio rivela cosa succede

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L’ormai annosa questione di quanto sia realmente pericolosa per un aereo la collisione con un drone si è recentemente arricchita di un nuovo interessante capitolo. La Federeal Aviation Administration (l’ENAC Americana) ha infatti svelato i risultati di uno studio che ha avuto ad oggetto le conseguenze dell’impatto tra aerei e droni, valutate in diverse circostanze attraverso dei software di simulazione.

La ricerca è stata realizzata dall’ASSURE (Alliance for System Safety of UAS through Research Excellence), una coalizione formata da istituti di ricerca e partner commerciali/governativi in tutti gli USA che si occupa di fornire alla FAA i risultati, i dati e le analisi delle sue ricerche nel campo UAS (Unmanned Aerial Systems) allo scopo di facilitarne l’integrazione sicura ed efficiente nello spazio aereo americano.

Mediante delle complesse simulazioni al computer, i ricercatori hanno potuto valutare le conseguenze fisiche dell’impatto drone-aereo in diversi casi, prendendo ad esempio in esame diversi tipi di drone (multirotore o ala fissa) e di aerei (trasporto passeggeri Boeing B737 e Airbus A320, oppure business jet Learjet 30/40/50), modificando numerosi elementi, tra cui l’altezza a cui è avvenuto l’impatto, la velocità dei due corpi e il punto di impatto stesso, con il drone che colpiva l’ala o la turbina.

impatto multirotore aereo di linea

Quanto sono pericolosi i droni per gli aerei?

La risposta è semplice: “dipende”. Come era facile aspettarsi, le più generiche e attendibili conclusioni dello studio dimostrano che i danni dell’impatto tra un drone ed un aereo variano, e anche di molto, a seconda delle dimensioni, del peso e della densità del drone, oltre che in base alla velocità dell’aereo.

Tanto per essere chiari, droni di dimensioni più piccole, che volano a velocità inferiori, determinano danni potenziali di minore entità. A questo proposito, lo studio ha evidenziato che il maggiore rischio di impatto esiste entro un’altezza da terra in cui gli aerei volano ad una velocità inferiore, il che a livello statistico produrrebbe danni meno gravi in caso di impatto.

Il rapporto dello studio, che proseguirà nei prossimi anni, può sembrare un po’ inconcludente, ma è invece il caso di accogliere questi risultati con fiducia, innanzitutto perché non sono catastrofici e sconfessano quegli inutili allarmismi che attraverso i media hanno stressato piloti di aereo al punto da moltiplicare all’ennesima potenza il numero di segnalazioni di near miss (collisioni sfiorate) riguardanti droni, salvo poi ammettere, a mente fredda, che poteva essersi trattato di uccelli, di un pipistrello, o persino di un sacchetto di plastica.

Insomma è il caso di essere ottimisti, o per lo meno di restare con i piedi per terra, constatando che il numero degli incidenti è di gran lunga inferiore alla percezione che ricaviamo attraverso i telegiornali, e che i droni sono sempre più piccoli, leggeri e sicuri, dotati di sistemi avanzati che in alcuni casi gli impediscono di salire troppo in alto, o di andare a tutta velocità contro un oggetto.

Una volta tanto, sebbene i risultati siano ancora vaghi ed acerbi, ci troviamo di fronte a uno studio serio, che ha valutato oltre 180 possibili tipologie di impatto nell’arco di 12 mesi, grazie al quale ora si potranno usare dei modelli da applicare in caso di futuri impatti e che costituisce la base per elaborare dei nuovi standard non solo per i droni (la ASSURE raccomanda ai produttori di dotare i droni di software per limitare l’altezza e riconoscere gli ostacoli in automatico), ma anche per gli aerei di domani, che dovranno essere progettati tenendo a mente il rischio di impatto non solo con gli uccelli.

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