Helsinki: l’Europa striglia sé stessa per non avere ancora un regolamento unico per i droni

0

Di Francesco Paolo Ballirano

Ci sarebbe da ridere se non venisse da piangere: in Finlandia la Commissione Europea è riuscita a sgridare l’Europa per non essere ancora, dopo anni, riuscita a fare un regolamento decente e condiviso per l’uso dei droni. Dal 2015 a oggi, nonostante la solenne quanto vacua  dichiarazione di Riga, per i droni  l’Europa è riuscita solo a fare tante, francamente troppe, chiacchiere. E chiacchiere non sono mancate nemmeno a Helsinki, con le solite stucchevoli  quanto inutili dichiarazioni sulle aspettative continentali per questa industria che non decolla proprio  per l’incapacità degli euroburocrati di fare quello che sono profumatamente pagati per fare, e cioè regolamenti. Possibilmente chiari, semplici, utili e realistici.
(il commento è di Luca Masali).

Il 22 novembre scorso, ad Helsinki, si è tenuta una conferenza promossa dalla Commissione Europea, per fare il punto (ancora un altro) sulla evoluzione del mercato dei droni e sulle tanto attese novità legislative che dovranno essere emesse nei prossimi anni. All’esito della conferenza è stata formulata una dichiarazione (che richiama, anche se con meno solennità, quella di Riga del 2015) che elenca le “aspettative” e le future basi normative da emettere in ambito europeo.

Nella dichiarazione di Helsinki si è preso atto che i progressi compiuti nella definizione sempre più dettagliata di un quadro normativo europeo, che pur non essendo entrato in vigore, sarebbe completo, quantomeno nelle sue caratteristiche principali. La dichiarazione, inoltre, prende atto che sono stati fatti notevoli investimenti e sperimentazioni nella tecnologia in grado di integrare i droni nel traffico aereo civile a livello europeo anche grazie ai progetti SESAR e U-SPACE. Ed infatti, la Dichiarazione di Helsinki ha accolto con favore gli sforzi dell’industria aeronautica per dimostrare la sostenibilità delle modalità di pilotaggio in BVLOS (Beyond Visual Line of Sight) soprattutto grazie al progetto U-Space.

Nella Dichiarazione, inoltre, è stato ritenuta ormai improcrastinabile la necessità di dare un impulso “politico” alla futura normativa europea sui droni. È stata sottolineata infatti l’urgenza di concludere nel minor tempo possibile i negoziati tra il Consiglio ed il Parlamento che porteranno all’attuazione della riforma del Regolamento basico, gettando le basi per un nuovo quadro legislativo europeo per i servizi di droni, esortando al contempo l’EASA a svolgere tutti i necessari lavori di follow-up.

Sotto tale aspetto, la Dichiarazione esorta le autorità europee a presentare, con urgenza, le indicazioni sui futuri piani normativi che dovranno basarsi sulla necessità di standard e di adeguati livelli di qualità delle informazioni richieste e che riflettono i ruoli e le responsabilità degli attori coinvolti nelle operazioni dei droni e nella fornitura dei servizi di traffico aereo.

È stata, infine, sottolineata l’importanza del ruolo del partenariato pubblico-privato per la ricerca e lo sviluppo e la necessità di coinvolgere tutti gli attori presenti sul mercato, comprese le PMI, nonché la necessità di adeguati finanziamenti da stanziare nel prossimo quadro finanziario pluriennale al fine di accelerare il ritmo dello sviluppo tecnologico.

Dalla Dichiarazione di Helsinki sembra emergere un certo disagio, quantomeno a livello europeo, sulla mancata attuazione e concretizzazione della tanto sbandierata riforma del Regolamento basico (Regolamento CE 216/2008) che dovrebbe includere, nella sua nuova versione, una dettagliata normativa sui droni. Indubbiamente i progressi tecnologici, che sono stati esponenziali negli ultimi anni, hanno permesso di scogliere alcuni nodi che rappresentavano un ostacolo per l’esplosione del mercato dei droni (tra tutti, il progetto U-SPACE), ma tali progressi non hanno avuto una risposta dal punto di vista normativo. Basi pensare che dal 2015 ad oggi nessuna normativa europea sui droni è entrata in vigore. La sensazione è che il legislatore europeo stia perdendo (troppo) tempo nello sviluppo di un mercato unico europeo nel settore dell’aeronautica a pilotaggio remoto, che, ad oggi, è ancora diviso in compartimenti stagni, con normative nazionali ben sviluppate (tra cui anche quella italiana) che difficilmente potranno essere cancellate o superate da un futuro ed incerto quadro normativo europeo.

750 visite

Share.
Commenta:

Segui DronEzine sui social: