Come dimostrare che un drone ci spia? Basta un notebook con Linux!

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Non c’è solo la questione sicurezza, con le tante persone che temono che un drone possa cadergli in testa. Tra i rischi ai quali i droni possono esporci c’è anche il tema della privacy, che è sempre più in pericolo di fronte non solo alle capacità dei droni, sempre più silenziosi e muniti di telecamere sofisticate, ma soprattutto alla condotta scorretta di alcuni piloti col vizio di spiare cosa fanno i vicini.

In questo caso la privacy di ogni cittadino è tutelata dalla legge, ma se il pilota spione ha l’accortezza di mantenere il drone in volo sopra la sua proprietà e tiene per sé il video (senza quindi diffonderlo online dove potrebbe essere rintracciato e usato come prova), dimostrare che qualcuno sta usando il drone per inquadrare l’interno della nostra casa può diventare difficile.

Da oggi, però, lo sarà un po’ meno, grazie ad un tanto semplice quanto rivoluzionario sistema messo a punto dal team di Cyber Security Labs, che è in grado di dimostrare che, al di là della posizione che aveva il drone, la sua videocamera era diretta a riprendere (per esempio) le finestre della nostra camera da letto.

Come funziona il sistema di Cyber Security Labs?

Usando un semplice notebook con sistema operativo Linux, il team di ricercatori è riuscito ad “agganciare” e tracciare la trasmissione WiFi in streaming video tra il drone (un Mavic Pro) che riprendeva l’abitazione e lo smartphone del pilota. Il problema restava quello di non poter identificare il contenuto dei pacchetti trasmessi tra drone e smartphone, ma usando una striscia luminosa a led per illuminare ad intermittenza le finestre nell’inquadratura, un membro del team è riuscito ad aumentare il bitrate dello streaming video e a monitorare la sua variazione sul notebook con cui aveva agganciato la trasmissione dati tra drone e smartphone.

In pratica, accendere e spegnere la luce nella stanza, ha modificato i pixel delle immagini riprese dalla videocamera del drone, alterando a sua volta la mole di dati scambiata tra drone e smartphone. La corrispondenza temporale tra i segnali luminosi e l’aumento del bitrate dello streaming dimostra un evidente rapporto di causa ed effetto, che prova il fatto che il drone stava inquadrando le finestre dell’abitazione. L’esperimento è stato reso noto anche attraverso un video su Youtube.

 

Video: dimostrare che un drone ci sta spiando

Il sistema è ancora in fase sperimentale e può essere migliorato ancora, innanzitutto per evitare di generare dei falsi positivi, e poi per evitare che uno stratagemma troppo schematico come il lampeggio luminoso possa insospettire il vicino spione, permettendogli di abortire temporaneamente la missione voyeuristica per riprovarci magari in un secondo momento.

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