Grande successo per la conferenza di DronEzine “Il drone contadino”

0

ROMA – I droni in agricoltura hanno riscosso un grande successo di pubblico e di interesse alla conferenza organizzata da DronEzine al Roma Drone Expo & Show, dove il numeroso pubblico ha potuto non solo ascoltare, ma anche vedere e toccare con mano droni ad ala fissa e rotante utilizzati nell’agricoltura di precisione.

Un settore in veloce espansione, che sarà cruciale negli anni a venire, come ha dichiarato il moderatore Luca Masali, direttore editoriale di DronEzine, la prima rivista italiana sui droni: “La sfida dell’agricoltura moderna è quella di dare cibo buono, sano e a prezzi accessibili a una popolazione mondiale che continua a crescere mentre i terreni agricoli perdono estensione a causa dell’urbanizzazione. Un fenomeno drammatico anche nei Paesi che sono da sempre il granaio del mondo, a cominciare da Americhe e Asia: la mancanza di terreni coltivabili spinge in molti Paesi asiatici a  coltivare a cereali anche le rotonde stradali. E si fa sentire anche in Italia, che negli ultimi 5 anni ha perso 300 mila ettari di superficie agricola. Bisogna ottenere più raccolto, e a prezzi inferiori, sfruttando al massimo i terreni disponibili. Una sfida che si chiama agricoltura di precisione e si vince anche, e soprattutto, con i droni”.

I droni in agricoltura sono chiamati a due compiti specifici: uno è quello di sorvolare il campo per osservare le piantine attraverso sensori specifici all’infrarosso, e in base ai dati raccolti creare quella che gli agronomi chiamano “mappe di vigore”, delle mappe che riportano la salute di ogni singola piantina e quindi esattamente le porzioni del campo in cui occorre agire con agrofarmaci, con fertilizzanti o acqua.

La seconda missione dei SAPR in agricoltura è quella di essere dei veri e propri trattori volanti, in grado di effettuare trattamenti sul campo. Cosa che apre qualche interrogativo normativo, una volta tanto non con Enac ma con le regole agricole, che vietano l’uso di irrigazioni in volo. Ma con delle deroghe importanti: prima tra tutte, il trattamento aereo è consentito se si dimostra che così facendo si usano meno prodotti chimici, e questo è esattamente lo scopo dell’agricoltura di precisione. E bisognerà vedere anche se lo spray di un elicottero senza pilota può essere paragonato a un aereo agricolo, visto che parliamo di una quota operativa di poche decine di centimetri, fin inferiore all’altezza con cui le chimiche vengono spruzzate dai trattori, come ha dimostrato con un video Lorenzo Rimondi di Archidron, che ha messo l’accento anche sul fatto che, grazie al vento generato dal suo multirotore in volo una spanna sopra le piante da trattare, le foglie si muovono e il farmaco raggiunge anche la pagina inferiore delle foglie e le foglie sottostanti, rendendo più efficace il trattamento. In Giappone già oggi una flotta di 2500 elicotteri robot portano a termine l’80% delle operazioni di spraying nell’arcipelago, perché succeda qualcosa del genere anche in Italia Occorre che le normative, sia agricole sia aeronautiche, si evolvano per tener conto del progresso tecnologico. L’Enac la sua parte la sta facendo, avendo consentito a un team italiano, Helicampro di Stefano Caburosso e Vittorio “Mario” Mariani di portare a termine la prima parte della certificazione del loro elicottero a scoppio agricolo, già venduto all’estero ma non ancora in Italia in attesa di schiarite sul fronte normativo: anche volare su un campo agricolo non è per definizione operare in zona non critica, spiegano i costruttori italiani, dal momento  che bisogna vedere cosa c’è nei dintorni del campo e di quanta strada può fare il drone fuori controllo; e il loro di autonomia ne ha davvero tanta, si parla di ore, per trattare anche i campi più grandi.

c2

Un settore ancora embrionale in Italia, ma più diffuso in Francia, come ha raccontato Romain Faroux di Airinov, azienda francese specializzata nella costruzione di sensori per l’agricoltura di precisione partecipata al 20% da Parrot, la multinazionale europea nota per il piccolo A.R. drone, quadricottero consumer che si pilota con un tablet o un cellulare. “Io stesso vengo da una famiglia di coltivatori” ha detto Faroux, “Quindi conosco bene le esigenze degli agricoltori, che non saprebbero che farsene dei dati grezzi raccolti dai sensori di bordo; quindi i file vengono inviati al nostro centro di elaborazione di Parigi che entro quattro giorni al massimo (ma di solito molto meno) restituisce all’agricoltore una mappa semplificata, che indica dove occorre intervenire, e una estremamente dettagliata che è compatibile con il GPS di tutti i trattori in commercio per fare automaticamente i trattamenti con le macchie agricole”. Essendo che Airinov è compartecipata da Parrot, non stupisce che il loro servizio venga effettuato con un tuttala eBee, che vola completamente autonomo pilotato dal gps: è dunque un piccolo aereo ad ala fissa in polistirolo che si lancia a mano con grande facilità e atterra automaticamente dopo aver esplorato tutto il campo.

Totalmente opposto l’approccio di Michele Feroli di Skyrobotic, un’azienda posseduta al 50% da Siralab (ne parliamo nel numero in corso di DroneZine magazine) che a sua volta è uno spinoff universitario che per 10 anni si è occupata dello sviluppo di aerei robot militari, anche lo Strix del nostro esercito è in parte nato in Siralab. Con investimenti in ricerca e sviluppo dell’ordine di grandezza dei 300 mila euro, il gruppo ha trasportato questa esperienza in campo civile con lo sviluppo di multirotori e ala fissa di derivazione prettamente aeronautica, la cui costruzione e commercializzazione è affidata a Skyrobotic: un expertise che la facilita anche nei delicati processi di certificazione con Enac delle loro macchine. Il risultato sono macchine certamente più impegnative del semplicissimo eBee usato dai francesi di Airinov, ma molto più sofisticate; anche dal punto di vista del sensore, che lavora su sei bande contro le quattro del competitor francese.

 

3450 visite

Share.
Commenta:

Segui DronEzine sui social: