Rumore dei droni: usiamo il buonsenso prima che arrivi la legge

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Di Francesco Paolo Ballirano, avvocato esperto in diritto aeronautico e membro del Comitato Scientifico di DronEzine

Le operazioni notturne del drone militare svizzero che fa un tal fracasso da togliere il sonno a comaschi e ticinesi impone delle riflessioni anche legali sulla rumorosità dei droni. Se l’Esercito svizzero sta dimostrando ben poca sensibilità sul tema, almeno noi usiamo il buonsenso prima che arrivi una stangata legale

Il drone militare elvetico che scatena proteste da entrambi i lati del confine italo-svizzero

Sono sempre più frequenti le notizie che fanno riferimento a proteste e disagi, soprattutto in zone di confine, relative all’insopportabile ronzio dei droni attivi nel pattugliamento delle frontiere. In alcuni casi gli abitanti delle zone interessate sono arrivati alla drastica decisione di abbandonare le proprie dimore proprio a causa dell’eccessivo rumore. Tali episodi offrono lo spazio per avviare una riflessione sulle disposizioni relative all’inquinamento acustico con specifico riferimento ai droni.

Per quanto riguarda gli aeromobili manned, la normativa sul rumore aeronautico è piuttosto consolidata ed articolata. Infatti, sin dall’emanazione della legge quadro sull’inquinamento acustico (legge del 26 ottobre 1995 n. 447) è stato avviato un percorso di consolidamento dell’impianto normativo in tema di rumore, introducendo, tra l’altro, anche la nozione di inquinamento acustico di natura aeroportuale. In particolare, la normativa nazionale contempla due decreti legislativi (D.lgs. n. 13 del 17 gennaio 2005 e D.lgs. n. 194 del 19 agosto 2005), emessi in attuazione di due Direttive comunitarie (Direttiva 2002/30/CE e Direttiva 2002/49/CE) che, ai fini del contenimento del rumore aeroportuale, introducono restrizioni operative per gli aeroporti che superano determinati limiti acustici.

Ovviamente anche gli aeromobili sono sottoposti alle regole relative all’inquinamento acustico e sul rumore aeronautico. Ancora una volta, il Regolamento Basico (Regolamento CE n. 216/2008) disciplina gli aspetti relativi alle certificazione di protezione ambientale, demandando all’EASA la definizione della regolamentazione tecnica e di dettaglio. Il regolamento d’attuazione per la certificazione acustica degli aeromobili è il Certification Specification (CS) 36 emesso dall’EASA, che impone il possesso, per ogni aeromobile, della relativa certificazione acustica, rilasciata a seguito di prove e test eseguiti in occasione del rilascio del relativo certificato di aeronavigabilità.

La normativa sul rumore aeronautico è pertanto ben sviluppata e mira, principalmente, a rendere più vivibili le zone limitrofe gli aeroporti, soprattutto quando questi si trovano posizionati a ridosso dei centri abitati, con limitazioni relative anche agli orari di atterraggio e decollo (soprattutto nelle ore notturne, il rumore aeronautico viene percepito con maggiore intensità).

Per quanto riguarda i droni, il Regolamento ENAC Mezzi aerei a pilotaggio remoto non ha previsto alcun rimedio contro l’inquinamento acustico. Tale scelta, peraltro, sembra abbastanza meditata e pianificata, dato che l’art. 16 del Regolamento (nella sua versione attuale) stabilisce espressamente che non è richiesto alcun certificato acustico per l’utilizzo di mezzi aerei a pilotaggio remoto (SAPR e/o aeromodelli che siano).

È abbastanza agevole intuire che la scelta data dall’ENAC nel 2013 (tale disposizione infatti era già prevista nella primissima edizione del Regolamento) era motivata dalla convinzione che un semplice ronzio non necessitava di essere elevato al rango di inquinamento acustico e che, pertanto, non era il caso di appesantire ulteriormente il già complesso apparato di regole ed adempimenti per gli operatori ed aeromodellisti.

Nella realtà dei fatti, invece, quella che sembrava essere una precisa risposta ad una problematica del tutto assente nell’utilizzo dei mezzi aerei a pilotaggio remoto, è invece diventata una lacuna che probabilmente dovrà essere colmata, tenendo conto della potenziale rumorosità dei droni, soprattutto nelle operazioni da svolgersi a ridosso dei centri abitati.

A tale lacuna, peraltro, dovrà porsi rimedio cercando nuove soluzioni rispetto alla normativa sul rumore aeronautico ad oggi vigente. Se infatti, come visto, il legislatore, nazionale ed europeo, si è concentrato maggiormente sul rumore aeronautico in prossimità degli aeroporti, con l’avvento dei droni tale esigenza verrebbe meno. In sostanza, più che di aeroporti bisognerà parlare di operazioni, casomai inserendo come elemento di criticità la quantità di rumore prodotta dal ronzio del drone.

Ma a prescindere da ciò, e senza scomodare ulteriormente l’ENAC (o l’EASA), basterebbe forse solo un po’ di buon senso in capo ai costruttori e agli operatori, creando APR a scarsa od attenuata rumorosità ed evitando di utilizzare aeromobili a pilotaggio remoto particolarmente rumorosi durante orari in cui il loro ronzio potrebbe essere avvertito come particolarmente fastidioso.

 

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