Lavorare con i droni l’El Dorado del XXI secolo

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Non passa giorno che sui giornali o in televisione non si parli di droni.  Di quelli grossi e cattivi, spietati killer teleguidati da piloti seduta in poltrona, magari con una tazza di caffè a fianco. Ma anche di quelli civili destinati a grandi missioni umanitarie: trasporto di sangue, logistica di medicinali urgenti, ricerca di persone scomparse. Le applicazioni dei droni nel XXI secolo sono davvero limitate dalla sola fantasia dell’essere umano.

Aziende, università, sanità, soccorso, polizie, tutti sono interessati al volo dei droni

C’è chi vuole consegnare la pizza, i colossi dell’e-commerce che aspirano a trasportare piccoli pacchi al loro clienti. I Comuni che li usano per trovare discariche abusive o illeciti edilizi. Polizia e Carabinieri per sorvegliare stadi, manifestazioni e concerti. Nei documentari e nelle trasmissioni televisive oramai quasi tutte le riprese aeree a bassa quota sono effettuate da piccoli velivoli pilotati remotamente, i droni per l’appunto.

In momenti di crisi o anche solo per arrotondare uno stipendio effettivamente o ritenuto poco adeguato al crescere delle spese familiari, appare evidente che tutti cerchino di vedere nel settore dei droni professionali una fonte di guadagno, alternativa e apparentemente molto innovativa.
Una specie di El Dorado dove invece di trovare immense quantità di oro e di ricchezze, si nascondano possibilità di lavoro e facili guadagni.

Droni sempre più performanti a un prezzo sempre più accessibile, fine della barriera d’ingresso

Anche perché parliamoci chiaro, oramai l’avanzare della tecnica, ha reso sempre più stabili  e meno complicati da pilotare questi piccoli robot volanti, anzi diamo loro il corretto nome. queste fotocamere volanti.
All’uomo mancano le ali e il cielo è da sempre visto come una vetta da conquistare. Per cui le riprese aeree, non necessariamente fatte a 1000 metri di quota, ma anche solo a 30 o 6o metri da terra, permettendo un punto di vista, una volta riservato solo a pochi fortunati piloti di elicotteri o aerei, oggi nel 2018 è alla portata di tutti o quasi.

Lo sfogo di un operatore, che nei droni ci aveva creduto 2 anni or sono

Riceviamo quotidianamente decine di richieste via email o sui social network, sul come poter trasformare questa attività in un lavoro.
Ma oggi riceviamo e pubblichiamo ben volentieri una lettera di un operatore che ha già eseguito il famoso passo di ottenere l’attestato di pilota di APR, così si chiama in termine tecnico il “patentino per i droni” e che con una certa malinconia, lamenta di alcuni  comportamenti e sopratutto delle false illusioni che questo El Dorado dei droni ha infuso in molte persone che come lui ci avevano creduto un paio di anni fa’.


Lettera ricevuta dai Marco XXX. un lettore / operatore di APR che preferisce rimanere anonimo

L’illusione del mondo dorato delle riprese aeree

Ormai sono passati tre anni da quanto le maggiori testate giornalistiche portavano articoli che dicevano:
“…il lavoro del futuro…” “… gli affari si fanno al volo…” “… i droni, un mestiere che fa guadagnare”
Ma adesso cosa ne è stato? In questo periodo cosa è successo?

Sono arrivate 2 versioni del regolamento ENAC, 3 emendamenti, le aziende che producono droni hanno fatto passi avanti con la tecnologia tale da rendere questi mezzi alla portata di tutti. Oggi chiunque si può permettere un drone e, le riprese con il drone sono diventate quasi di uso comune.
Ma tutti gli appassionati che hanno fatto l’attestato di volo con sogni di gloria?

Purtroppo il mondo va troppo veloce, talmente veloce che è difficile starci dietro e, con l’ultima innovazione dei droni da 300 grammi che possono essere usati professionalmente senza attestato la vita dei piloti è diventata davvero difficile.

Il mercato ormai è saturo, troppe persone si sono illuse di poter fare “big money” e troppe scuole hanno fatto credere che ci si poteva guadagnare bene, purtroppo non è così… tra i pochi controlli delle autorità e la stragrande abbondanza di operatori, piloti ed appassionati che fanno lavori pagati in visibilità guadagnarci è diventato praticamente impossibile.

In questi anni si è visto uno sminuire la figura del pilota fino a farla diventare “il ragazzino con il radiocomando in mano” che puoi chiamare il giorno prima, ti fa due riprese e che lo vuoi anche pagare?
Le grandi aziende di video produzioni ormai hanno capito questa fragilità del settore ed a fronte di visibilità o di pubblicazione dei video su canali televisivi riescono ad accaparrarsi riprese gratis, a volte anche da appassionati contravvenendo a quella che seppur troppo rigida e difficoltosa è la legge e la regolamentazione da seguire.

Sono ultra popolati i gruppi facebook dove queste fragilità vengono esposte con continue discussioni e accuse di illegalità…. insomma una lotta tra poveri e illusi, ma in tutto questo chi ci guadagna?

Sinceramente dei piloti/operatori penso nessuno, il pilota di droni è attualmente diventato un hobby molto costoso, come l’equitazione, lo sci, il golf ecc… solo che è a mezza via perché ci si deve scontrare con le leggi aeronautiche che non sono per nulla semplici.
Per i committenti invece si tratta di un un grosso risparmio, avere riprese gratis o quasi. Come se si trattasse di programmi freeware.

Ma le scuole di piloti di droni ?

Beh qui si apre un grosso capitolo, molti centri di addestramento sono anche operatori affermati che effettuano riprese aeree, da un lato ingolosiscono i futuri “disoccupati” con servizi molto  remunerativi
Dall’altro una volta dato attestato di volo saranno i primi a fare concorrenza sfruttando proprio il biglietto da visita della scuola! E, soprattutto, capita che le informazioni fornite sono incomplete e parziali tali da rendere impossibile affrontare il mondo  delle autorizzazioni richieste  e di conseguenza, lavorare.


La nostra risposta

Si conclude così l’amara lettera di Marco, nostro affezionato lettore e operatore che preferisce rimanere anonimo. Pur comprendendo appieno le motivazioni che lo hanno spinto a un sfogo simile ci permettiamo di sottolineare che pura avendo molto probabilmente ragione, stiamo ancora attraversando un periodo pionieristico per questo settore.
Basti pensare che le stessa Autorithy aeronautica, che doveva giustamente normare il settore dei piccoli droni civii, abbia in effetti modificato il tiro nel corso degli tre anni.

Mercato tutto sommato ancora giovane e immaturo

Si tratta di un mercato nuovo sia per chi deve regolamentare sia per coloro che ci vogliono/vorrebbero lavorare. Ma occorre ancora qualche periodo di rodaggio per capire cosa si può fare e cosa no.
Nel frattempo assistiamo a una giungla di prezzi, cosa peraltro che succede già da tempo in altri settori, quali l’informatica, ma anche nel mondo della telefonia, dei servizi in generale, e in tantissimi altri settori del lavoro.
Oggi tutti fanno tutto, la domanda è come e a quale prezzo?
Esistono ancora i professionisti?

Non è un problema legato solo alle riprese aeree con i droni o ad altri servizi ad essi legati

Non si tratta quindi solo del problema del mondo professionale legato alla realizzazione di servizi di riprese aeree, ma è un argomento che tocca l’economia ben a più ampio spettro.

Ciò non toglie che da appassionati, non possiamo che tifare per coloro che in questo mondo ci lavorano e ovviamente ci credono, affinché le cose pianino pianino migliorino. Ma forse i pionieri di oggi, non saranno i trovatori di pepite, ma semplici professionisti in cerca di un equo compenso.

foto (c) https://pixabay.com/en/users/TJENA-2204219/

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