Mercato: Boom dei Sistemi Anti-Droni

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Parallelamente alla diffusione dei droni, cresce anche il mercato dei sistemi che mirano a individuarli e lasciarli a terra, soprattutto per quanto riguarda l’ambito militare. Se però i trend positivi del mercato dei sistemi anti droni erano e sono prevedibili, vista la crescita costante dei velivoli unmanned, un nuovo studio rilasciato pochi giorni fa dal Center for the study of the Drone evidenzia con sorpresa una vera e propria esplosione del settore.

Il report sottolinea che i fattori chiave di questo exploit sono da ricercare principalmente nel background militare e di sicurezza nazionale esistente fino a due o tre anni fa, all’interno del quale, all’improvviso hanno fatto la loro comparsa gruppi para-militari che hanno dimostrato di saper impiegare con successo una grande varietà di droni a scopi terroristici e bellici. Non solo, perché incidenti del tutto casuali, come quello in cui nel 2015 il drone di un privato si schiantò al suolo sui prati della Casa Bianca, hanno contribuito a sgretolare le certezze di sicurezza in molti Stati. Da lì è iniziata la corsa dei C-UAS, i Counter UAS Systems, ossia i sistemi anti droni.

Una corsa che è stata piuttosto una rincorsa, trainata dal frenetico sviluppo tecnologico dei droni (più piccoli, più veloci, più smart e con telecamere migliori) e dalla loro diffusione sempre più “di massa”, elementi che hanno finito per chiamare in causa sempre più a gran voce anche altre questioni, come ad esempio quella della privacy, che finora erano rimaste in secondo piano.

La corsa agli armamenti e ai contro armamenti sul lato militare, assieme alla diffusa psicosi da drone nata un po’ in tutto il mondo e spesso sostenuta dai titoli allarmisti dei media, hanno rappresentato e rappresentano tuttora i migliori motori che il business dei sistemi anti droni potesse mai chiedere per lanciarsi verso un futuro che si annuncia roseo. E non è un caso che negli ultimi anni sono state diverse le grandi aziende che, puntando ai miliardari contratti di fornitura con gli eserciti, si sono lanciate in questo settore, tra cui Boeing, la company che produce aerei.

Tra i punti principali del report, che consta di 23 pagine, troviamo che:

  • L’industria dei sistemi antidroni è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni. Il Center for the Study of the Drone ha identificato oltre 230 prodotti C-UAS, realizzati da 155 aziende in 33 Paesi;
  • Le tecniche più popolari per individuare i droni sono radar, Frequenze Radio, Sensori Elettro-Ottici e a Raggi Infrarossi. La tecnica più popolare di attacco è il jamming;
  • La tecnologia dei sistemi anti-droni pone, quanto se non addirittura di più dei droni stessi, un’ampia serie di sfide pratiche, legali  di policy in tutti gli ambienti operativi;
  • L’attuale assenza di standard comuni nell’industria C-UAS determina una larga variabilità di efficacia e affidabilità nei diversi sistemi.

Il report, realizzato in inglese, è visualizzabile per intero a questo link.

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