Dronitaly 2018: Tutti insieme, disperatamente

0

Di Sergio Barlocchetti

Devo stare attento a come scrivo, le persone di cui parlo sono vive e attente a quanto appare sugli organi di informazione. Ma il dovere di un cronista è innanzi tutto quello di essere fedele ai fatti, dunque poche ciance e parliamo di come è apparso il nostro settore al Dronitaly di quest’anno, rimesso a lustro dopo la pausa del 2017.

Prima considerazione: Enac. Siamo tutti vogliosi di capire quali saranno i concetti che la nostra autorità aeronautica promuoverà a fine anno per consentire anche in Italia il traffico Bvlos per scopi commerciali e non soltanto sperimentali. Mi preoccupa però il “come”. Ovvero: ho la sensazione che le aziende con le quali questa sperimentazione viene condotta siano player molto strutturati, con mezzi evoluti e di dimensioni e prestazioni tali da poter imbarcare strumentazione di un certo tipo. Non speravo che in fatto di normativa Bvlos ci mettessimo a copiare tout court i francesi, ma temo che la via italiana tenderà a rendere la vita difficile ai piccoli costruttori e operatori. Qualcuno mi smentisca, ne sarei felice.

drone talisman elytron ad ala fissaSeconda considerazione:  l’uso delle reti 5G per governare i Sapr. Piacerebbe a tutti, in Cina già lo fanno, lo faremo anche noi. Tuttavia pensare che si possa fare a meno di infrastrutture dedicate poste nell’ambiente urbano mi pare impossibile. Le variabili in gioco sono tante e talmente differenti da quelle che governano e regolano il traffico aereo, che si parte praticamente da zero ad accumulare esperienza.  Quale la distanza minima dalle pareti degli edifici? Quali i circuiti per avvicinare i punti di atterraggio? Quali le procedure per le separazioni tra decolli e avvicinamenti? E le quote minime? Dobbiamo cominciare a pensarci adesso; la tecnologia radio è disponibile, non altrettanto possiamo dire dell’ambiente nel quale ci proponiamo di far muovere i droni.

Terza considerazione: l’utilizzo dei SAPR in logistica e per il trasporto nell’ultimo miglio. Si dice così ma pensando a un furgone dal quale decolla un quadricottero con un pacchetto appeso sotto, più che miglio mi viene da pensare che nella maggior parte dei casi, almeno inizialmente, si tratterà di poche centinaia di metri. I player sono interessati, ma sono saltati sulla sedia quando ho detto loro che, esattamente come avvenne per il trasporto aereo cargo, sono le grandi compagnie di delivery che devono chiedere droni fatti apposta per questo scopo – lo fanno con gli aeroplani – e non pensare che si possa fare adattando un prodotto commerciale nato per le riprese aeree. Mi sono caduti un po’ dal pero, invece sarà proprio così: un giorno un’azienda come DHL o FedEx andrà da un ingegnere e gli commissionerà un Sapr che voli sotto la pioggia, che trasporti almeno 4kg eccetera. Poco importa se l’autonomia sarà di 40 minuti al posto che 90, perché lo scopo sarà coprire l’ultimo miglio ma farlo anche quando piove o nevica, quando sarà freddo, ci sarà il nebbione padano oppure il vento forte. E quando si è detto che per coprire il volume di carico giornaliero di un furgone ci sarebbero voluti 640 droni, abbiamo fatto notare che no, non sono “usa e getta” e che in un’ora di trasporti se ne possono fare parecchi. Sempre che i packaging siano fatti apposta e le macchine volanti pure. Da questo punto di vista in Italia siamo quindi ancora un po’ immaturi, soprattutto nell’immaginare gli scenari possibili, ma possiamo recuperare. E soprattutto sperimentare. Ma i primi ad investire devono essere i corrieri dicendo come lo vogliono il loro pony-drone.

Quarta e ultima riflessione. Chi siamo diventati tutti noi della comunità italiana dei mezzi unmanned? Siamo sempre entusiasti ma siamo anche cresciuti e l’approccio, rispetto al Dronitaly 2014 (la vera prima fiera italiana B2B del comparto), è radicalmente cambiato ed è finalmente quello dei professionisti disillusi e consapevoli. Nessuno di noi mollerà l’osso, perché il fatto che questi mezzi saranno sempre più utilizzati è una certezza. Anche in Italia, ma dobbiamo osare e pretendere di più, investire ancora, lottare sempre. La cosa positiva è che a Milano abbiamo visto associazioni, aziende, committenti e università farlo insieme.

994 visite

Share.
Commenta:

Segui DronEzine sui social: